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20mm Single Mk IV OERLIKON (AA – Anti Aircraft)

 

Brevi cenni storici

 

Il cannone automatico da 20 mm Oerlikon è un’arma nata nel 1914 principalmente per il tiro contraereo. Utilizzato sia come pezzo imbarcato, sia come pezzo terrestre, mobile o fisso, è tuttora prodotta ed impiegata sulle moderne unità navali.

Nel 1913 Reinhold Becker progettò un cannone automatico da 20 mm, il Becker 20 mm Type M2. Era camerato per la cartuccia 20 × 70 mm RB, aveva una cadenza di tiro di 450 colpi al minuto ed impiegava un innovativo sistema di chiusura a massa battente, detto Advanced Primer Ignition (API). Fu impiegato in maniera limitata verso la fine della prima guerra mondiale, sia come arma antiaerea che come arma da aereo.

Dopo la guerra, poiché il trattato di Versailles vietava la produzione di tali armi in Germania, i brevetti ed i progetti furono trasferiti, nel 1919, alla ditta svizzera Seebach Maschinenbau Aktien Gesellschaft (SEMAG), con sede nei pressi di Zurigo. La SEMAG sviluppò ulteriormente l’arma e nel 1924 lanciò la SEMAG L, un’arma più pesante e più potente, camerata per la munizione 20 × 100 mm RB,

Nel 1924 la SEMAG fallì e progetti, macchinari e personale furono rilevati dalla Oerlikon, ditta che prese il nome dal quartiere di Zurigo ove era installata.

Durante la seconda guerra mondiale la Oerlikon nelle varie versioni fu usata da tutti i combattenti, eccetto che dall’Unione Sovietica, sia su affusto imbarcato che su affusto terrestre, sia come installazione aeronautica.

L’arma fu impiegata anche dalla USNavy fin dal 1942, dove rimpiazzò le mitragliatrici da Browning M2 da 12,7 mm, rispetto alle quali si dimostrò più potente ed efficace nelle brevi distanze (fino a 1500 m) contro i kamikaze, risultò anche più efficace delle artiglierie più pesanti, che avevano una maggiore difficoltà nell’inseguimento.

Fu progressivamente sostituita nel ruolo contraereo solo con l’arrivo dei cannoni automatici Bofors 40 mm e il 3″/70 Mark 26, mentre continuò ad essere usata sugli aerei.

L’arma è stata largamente usata anche dopo il conflitto. Le versioni attuali hanno una cadenza di tiro ed una velocità iniziale di circa 1000 colpi e 1000 m/s, e sono simili alle Rheinmetall MK 20 Rh202.

Nelle versione terrestri sono installate in genere su affusti binati o singoli, mentre nelle versioni navali, generalmente meno aggiornate e con un affusto unico, equipaggiano alcune unità minori per missioni anti-barchini o contraeree ravvicinate

La Oerlikon costituisce anche l’armamento di elaborate torrette a comando manuale tipo la GAM-BO1 inglese.

 

Il Modello

Appena arrivato nel gruppo del GMS ho avuto la possibilità di entrare in possesso di una enorme quantità di materiale storico, sia in formato cartaceo che digitale, ed è proprio consultando quest’ultimo che mi sono imbattuto in un “blueprint” della 20 mm Oerlikon ed è stato subito amore a prima vista.

Da lì, la decisione di realizzarne un modello in scala 1:25

Il progetto mi ha spinto a prendere in considerazione diverse strade tra cui quella della stampa in 3D.

Ho provveduto in un primo luogo a creare un modello virtuale con il CAD.

Realizzando le strutture principali del modello, come il basamento, il supporto del cannone da 20mm e il cannone stesso

 

Dopo di che l’unico modo per poter realizzare il mio modello, era quello di utilizzare la stampa 3D di cui avevo tanto sentito parlare.

Identificato il centro stampa 3D più idoneo, ed avergli inviato i file (.stl) da me creati, ecco finalmente un copia reale del mio modello CAD

Ho fatto stampare il tutto con una stampante 3D Stereolitografica (SLA) con resina standard color “Black” e con una precisione di stampa di 0.05 mm.

Vi assicuro che il risultato è stato davvero sorprendente, sia come qualità di stampa che come precisione nella riproduzione anche dei dettagli più piccoli.

La resina è facilmente lavorabile sia con piccoli utensili da taglio che da foratura e ben si presta all’impiego della cartavetrata, utilizzata per lisciare le superfici, leggermente rigate a causa del processo di stampa.

L’unico problema è stato, che con il tempo, la resina, che è estremamente fragile, si è man mano rotta obbligandomi così a dover intervenire con delle modifiche e delle correzioni .

A causa di questi interventi di ripristino gran parte del modello iniziale , che era stato completamente stampato in 3D, è stato modificato e molte delle sue parti, sostituite con auto costruzioni in ottone o copie realizzate in resina poliuretanica.

I supporti degli spallacci sono stati ricostruiti in ottone e così pure la canna della 20mm è stata ricostruita con un tubetto in ottone da 1,9mm.

Altri particolari, come la manovella e i supporti della 20mm sono stati realizzati in resina poliuretanica, partendo dai master stampati in 3D e creandone poi una copia, ciò al fine di conferire maggior resistenza al particolare stesso.

Per quanto concerne gli scudi e i relativi supporti sono stati entrambi realizzati in lamierino di ottone dello spessore di 0,5 mm.

Il mirino invece è stato realizzato mediante la fotoincisione di un lamierino in ottone dello spessore di 0,2 mm, con il metodo da me illustrato all’interno del sito, nell’articolo “Fotoincisioni fatte in casa – come realizzarle”

 

 

Una volta assemblate la varie parti, ho passato una mano di primer, per preparare le superfici alla successiva fase di colorazione.

Tutto il modello è stato dipinto ad aerografo utilizzando colori Tamiya.

Per le parti color Sea Grey ho utilizzato un mix composto da 80% di XF-2 Flat White e 20% di XF-25 Light Sea Grey.

Mentre per il colore nero ho utilizzato un mix composto da 80% di XF-1 Flat Black e 20% di XF-53 Neutral Grey

Successivamente al fine di conferire una maggiore profondità e realismo al modello sono stati eseguiti alcuni lavaggi con filtri ad olio color azzurro diluiti all’80% con la trementina.

Poi il tutto è stato completato con dei lavaggi ad olio, di tonalità più scure ed un dry brush finale ha conferito una maggiore tridimensionalità al modello

.

Conclusioni

E’ stata veramente una bella sfida, che mi ha portato a sperimentare l’impiego di una nuova tecnica, la stampa 3D, che unita alle tecniche del modellismo tradizionale (lavorazione dei metalli, riproduzione con resine poliuretaniche, ecc.), apprese dai miei amici del GMS, mi ha permesso di potermi mettere in discussione e realizzare questo modello.

Un ringraziamento particolare va a tutti i ragazzi del GMS, che con il loro aiuto sia morale che tecnico, mi hanno sempre supportato, aiutandomi così a realizzare il mio primo modello assolutamente ed interamente auto costruito.

Grazie a tutti

 

Foto finali del modello

About Gianluca Cazzaniga

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