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Gambier Bay CVE-73 – Lo scalo dell’ordinate e l’ascensore

            

La costruzione del modello (2^ parte)

A seguito dello studio dei disegni e nonostante la autorevolezza delle fonti, ci siamo trovati di fronte incongruenze ed errori.
In particolare i disegni delle ordinate di poppa sono risultati non corretti.
A guadagno di tempo abbiamo iniziato il taglio delle ordinate di prua e centro nave ed abbiamo impostato lo scalo di costruzione.
Il metodo che è stato scelto è quello dello scafo rovesciato: con questo sistema lo scafo è costruito “a testa in giù” fino al completo rivestimento con VTR (fibra di vetro), per poi essere staccato dallo scalo, ribaltato, sistemato su un apposito invaso e da lì si prosegue con il resto del lavoro.
Le foto seguenti mostrano le prime ordinate tagliate posizionate, al momento solo per prova, sul piano di lavoro (lo scalo di costruzione) per avere una primissima idea di come potrà venire il modello ed avere una vaga idea degli dimensioni.

La chiglia della nave, la sua “spina dorsale”, sarà costituita, nella parte centrale, da un listellone di legno massiccio da 4×3 cm e verrà posizionato nei vani appositamente preparati sulle centine e perfettamente visibili sulla parte alta delle centine centrali.
La prua sarà ricavata da un “dritto” in compensato a cui verranno incollati dei blocchi di balsa sui due lati che verranno successivamente sagomati. La parte di poppa è ancora allo studio.

Parallelamente sta procedendo il lavoro di ridisegnazione delle ordinate di poppa; una volta pronti i disegni, esse verranno tagliate e a loro volta posizionate sullo scalo.
Uno dei problemi con scafi naviganti radiocomandati è che essi devono contenere al loro interno tutta una serie di apparecchiature.
Come minimo una radio ricevente (con la sua batteria), un servocomando per il timone ed un altro per comandare i motori.
Nel caso del modello che andiamo costruendo, i motori di trazione (come già detto in precedenza) sono due tra loro indipendenti, allo scopo di aggiungere manovrabilità ad uno scafo che altrimenti sarebbe di difficile gestione, viste le dimensioni e le masse in gioco.
Questa soluzione implica che all’interno dello scafo ci saranno due motori, due servi ed una batteria di grande capacità.
Nel nostro modello ci saranno anche altri servi e/o meccanismi per i cosiddetti “effetti speciali”.
Alcuni sono semplici circuiti elettronici, altri sono apparati elettromeccanici.
I primi occupano uno spazio minimo e possono essere posizionati ovunque, richiedono solo alcuni fili di collegamento, mentre i secondi generalmente hanno un ingombro significativo e debbono essere posizionati in allocazioni ben precise.
La situazione ideale prevede di avere a disposizione tutti o la maggior parte dei meccanismi prima di procedere alla costruzione dello scafo, per permettere di verificare a priori come esse possano essere posizionate e fissate in modo corretto all’interno e, all’occorrenza, procedere ad aggiunte o modifiche opportune quando ancora esse sono possibili senza particolari sforzi.
Il fattore peso non va trascurato: le varie compomenti interne vanno sistemate il più in basso possibile e cercando di far sì che il baricentro risulti sempre sulla verticale della mezzeria della nave.
Il meccanismo più grande previsto per la Gambier Bay è senza dubbio l’ascensore che si muove verticalmente dall’hangar al ponte di volo e viceversa.
Per poter verificare la sua collocabilità esso è stato realizzato (e provato a secco) in anticipo.
Si tratta, tutto sommato, di un sistema relativamente semplice che funziona grazie ad una barra filettata verticale che ruota sul suo asse (mediante un motorino elettrico) e così facendo muove in senso verticale una bussola sulla quale è fissata una mensola a sbalzo che, a sua volta, porterà il piano dell’ascensore.
Una guida trasversale (con cuscinetti a sfere alle estremità, visibile in una foto) impedisce gli spostamenti laterali durante il movimento.
L’ossatura del sistema è stata realizzata interamente in ottone saldato ed è prevista essere fissata sotto il piano del ponte di volo, nella posizione corrispondente all’ascensore di prua.
Un paio di fine corsa ed un semplice circuito completano il sistema che funziona con un solo impulso: ad ogni impulso inizia la corsa che si arresta solo a corsa completata, a questo punto il circuito blocca il motore e lo predispone alla corsa inversa che inizierà solo al ricevimento di un nuovo successivo impulso.
foto del congegno ascensore
La prima foto mostra il complesso del telaio e della struttura mobile visti dall’alto: sulle pistre d’alluminio sarà applicata la porzione di ponte di volo che sale e scende.
la seconda riprende la stessa scena da un angolo più laterale, in basso si intravede il motore elettrico.
la terza è un dettaglio della bussola e dell’albero filettato.
nella quarta si intravvede, all’interno del profilato rettangolare, uno dei due cuscinetti descritti nin precedenza; il cuscinetto scorre su un profilato quadrato.
nell’ultima si vede il motorino e la semplice trasmissione attraverso una coppia di ingranaggi (riduzione 1:3), che imprime la rotazione all’albero filettato causando il movimento in su o in giù della bussola e della parte in alluminio.
 

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