Agli appassionati della montagna, che si trovano nella zona di S.Martino
di Castrozza, consiglio un’escursione alla forcella Ceremana,
passaggio tra il Primiero ed il Paneveggio.
Dopo aver utilizzato la seggiovia che porta a Punta Ces, lasciando sulla
destra il gruppo del Colbricon, si prende il sentiero che, costeggiando
la base del predetto gruppo, si porta in quota sino alla base di un
ripido ghiareto, dal quale lo stesso provvede a risalirlo con ripide
e tortuose svolte sino alla forcella.
Durante la risalita si possono ancora vedere, dopo oltre 90anni, ammassi
di reticolati, che il tempo ha provveduto ad avvolgere in grossi gomitoli
metallici, con i relativi sostegni, e, più in alto l’aprirsi
di strategiche feritoie nella montagna.
La forcella (2.428mt.), che separa il Colbricon (2.602mt.) dalla Cima
Ceremana (2.699mt.), risulta uno stretto passaggio tra i 2 gruppi, e
dal ripido accesso da sud passa ad un’agevole discesa verso nord,
con un sentiero che può raggiungere da una parte i laghi di Colbricon
e dall’altra, percorrendo la vallata, il lago del Paneveggio.
A testimonianza della lunga guerra che percorse quel tratto di montagna,
ancor oggi il visitatore può vedere il complesso della trincea
di difesa, posta proprio sul margine della forcella stessa, che, unendo
le 2 parti della montagna, ne permette un’integrale difesa, coadiuvata
da postazioni in galleria, di cui si possono vedere le entrate.
Alle sue spalle rimangono i resti (gli impiantiti) di tutto il complesso
di baracche edificato per i militari austriaci posti alla sua difesa.
Scendendo poi a valle, quasi a contatto con il lago di Paneveggio, ci
si può imbattere nei resti di un cimitero militare austriaco.
Quando nel 1915 l’Italia, dopo aver rotto l’alleanza con
gli imperi centrali, si schierò con francesi ed inglesi ed, dopo
un’iniziale periodo di neutralità, aver dichiarato guerra
alla stessa Austria, la zona vide da parte della stessa un rapido arretramento
dalla linea di confine (Prealpi Feltrine) sino alla dorsale che, dal
Passo di S.Pellegrino, raggiungeva la Valsugana, correndo lungo le creste
della catena del Lagorai.
La manovra, già pianificata da tempo, era stata motivata da varie
situazioni contingenti: la mancanza di opere fortificate campali; l’esigua
presenza di truppe (legate soprattutto a Landstrum e Standschutzen locali)
comandate dal gen. Rohr; e dal conseguente limitato armamento, soprattutto
pesante.
Logica risultanza fu la decisione dell’Alto Comando Asburgico
di assumere una posizione difensiva.
Di conseguenza la linea difensiva risultava appena accennata con trinceramenti,
baraccamenti, ed ordini vari di filo spinato.
In appoggio erano state previste postazioni di mitragliatrici e qualche
cannone da 90mm. con piccoli posti di osservazione e riflettori (come
sul Colbricon).
All’apertura delle ostilità il settore era di competenza
del IV° Rayon, con l’utilizzo della 55° Gebirgsbrigade
(brigata da montagna) della 90° Div. al comando del col. Von Cancini,
formata da reparti con scarsa preparazione militare.
Anche la Germania provvide alla costituzione di un Corpo Alpino (D.A.K.),
da inviare in Italia a supporto degli alleati austriaci.
Lo Stato Maggiore italiano, sotto la guida del gen. Luigi Cadorna, dopo
l’iniziale politica operativa di vigilanza, legata all’alleanza
con la stessa Austria, aveva dovuto modificarla in carattere offensivo,
cercando di modificare anche il rapporto di forze, troppo a favore del
nuovo nemico.
Inoltre anche la situazione del ns. esercito si presentava deficitaria,
dopo la guerra libica del 1911, con scarsa efficienza e pesanti carenze
sia negli organici che negli armamenti.
Nel settore di competenza della I° Armata era stato previsto un’iniziale
carattere difensivo, ma pronto ad accompagnare eventuali offensive collaterali.
In quest’ottica era stata sviluppata una tattica offensiva da
svilupparsi su 2 direttrici: una in direzione di Lubiana (per poter
collegarsi con le forze serbe e poi convergere verso l’Ungheria),
ed una in direzione di Bolzano (con manovra avvolgente dal Cadore e
la Val Pusteria per aggirare le forze stanziate lungo il confine del
Trentino).
Il settore pertanto risultava di competenza della 15° Div. al comando
del gen. Leuchantin.
Quindi venne diramato l’ordine di servizio che prevedeva un’avanzata
sino ad occupare i territori relativi al Primiero e Vanoi.
Questa azione venne anticipata dalla rapida ritirata austriaca, che
sorprese completamente i ns. comandi, tanto che solo nel 06/15 venne
impartito l’ordine di avanzare.
Sul territorio erano state schierate, agli ordini del gen. Farisoglia,
la brig. Abruzzi ed i btg. alpini Feltre e Val Cismon, 3 batterie del
19° rgt.art.campale.
Con l’arretramento austriaco, le truppe italiane iniziarono l’avanzata,
così pattuglie del Val Cismon e reparti del 4° btg. (2°
bersaglieri) si spinsero sino alle porte di S. Martino.
Alla luce di un verosimile massiccio contrattacco nemico venne deciso
l’approntamento di una serie di linee di difesa.
Iniziarono così frequenti scontri tra pattuglie.
Il sopraggiungere dell’inverno bloccò tutte le attività,
e la spessa coltre di neve caduta fu la causa delle numerose valanghe
che investirono entrambi i contendenti.
Con l’arrivo della primavera venne ad attuarsi la prevista offensiva
austriaca (la Strafexpedition), che investì essenzialmente l’Altipiano
di Asiago, mentre in zona la situazione rimase eguale, limitata a sole
operazioni di disturbo.
Con l’avvicinarsi dell’estate venne deciso di sferrare una
controffensiva diretta a sfondare le linee austriache nella zona del
Paneveggio, per giungere così nelle valli di Fiemme e Fassa,
in modo da poter aggirare l’intero complesso militare posto attorno
a Trento e puntare così su Bolzano.
Pertanto il comando della 4° Armata elaborò il seguente piano:
un attacco diretto lungo la catena del Lagorai, ed uno diretto verso
il passo Rolle ed il Paneveggio, aventi come obiettivo le località
di Cavalese e Moena.
Ad opporsi rimaneva solo la cronica mancanza di reparti: infatti il
piano avrebbe richiesto l’utilizzo di almeno 2 divisioni.
Di conseguenza esso venne ridimensionato al solo attacco per la conquista
del Passo Rolle e delle cime circostanti (Cavallazza e Colbricon), utilizzando
comunque una manovra a tenaglia.
Per questa operazione vennero messe a disposizione: ad est le brig.
Tevere e Calabria con 2 sez. di mitragliatrici, 3 gr. di art.campale
e 5 btg.d’assedio; ed a sud venne costituito il Nucleo Ferrari,
composto da 3 rgt. (13° bersaglieri, 49° e 23° fanteria)
per un totale di circa 9.000 uomini.
L’inizio delle operazioni era stato previsto per l’inizio
del 07/16, per poter permettere di portare i reparti in linea d’attacco.
La maggiore preoccupazione risultava quella di mascherare i movimenti
alle vedette nemiche, cercando di utilizzare al massimo le risorse offerte
dal terreno.
Il 20/07 la Tevere iniziò l’attacco a Cima Bocche; il 21/07
la Calabria mosse verso lo Stradon ed il Paneveggio; ed il Nucleo Ferrari
verso la Tognazza, la Cavallazza ed il Colbricon.
L’azione del Nucleo portò alle conquiste previste, ma dovette
arrestarsi davanti al Colbricon Piccolo; comunque i risultati riportati
furono i migliori di tutta l’operazione.
Nel piano operativo, stilato dallo stesso gen. Ferrari, risultava, oltre
all’occupazione dell’intero gruppo del Colbricon, la posizione
legata alla Forcella Ceremana, la cui conquista avrebbe portato gli
italiani a dilagare alle spalle degli austriaci.
Per tale conquista venne utilizzato un reparto del 13° bersaglieri,
appoggiato da 24 cannoni di piccolo calibro, 24 di medio, 18 bombarde
da 58mm. e 6 da 240mm..
Il 21/07 scattò l’assalto delle truppe italiane, che, grazie
ad un perfetto fuoco delle artiglierie, portò nei giorni seguenti
alla conquista della Tognazza, della Cavallazza, del passo di Colbricon
e del Colbricon orientale.
Mentre l’assalto alla forcella fallì in quanto il plotone
del LXII/13° bersaglieri (al comando del ten. Pirri) non riuscì
nemmeno ad avvicinarsi. il reparto si era inizialmente posizionato sul
rovescio della vicina punta Ces (di fronte alla stessa forcella), per
non farsi vedere dal nemico.
La forcella era presidiata dai Landsturm del 169°btg..
Il 20/07 una sezione del Nucleo Esploratori dello stesso 13°, partendo
dalla Valcigolera, era riuscito a scalare la cresta orientale della
Cima Ceremana, utilizzando una fenditura verticale sino ad una piccola
sella a NO della stessa cima, dove però venne fermata dal fuoco
austriaco.
Il conseguente attacco sferrato verso la forcella però venne
bloccato sul nascere.
Con l’incremento di 70 uomini (agli ordini del cap. Barciocco)
venne ordinato alle truppe, dopo aver percorso il vallone alla base,
di risalire il ghiareto che portava alla forcella.
La manovra era stata pianificata su 3 direttrici:
1) 20 uomini al comando dello sten. Morciano avrebbero dovuto scalare
il canalone di sinistra con l’obiettivo la quota sovrastante la
stessa forcella;
2) 40 uomini al comando del cap. Barciocco avrebbero risalito a destra
lo stesso ghiareto verso la forcella, addossandosi alla parete montuosa;
3) gli uomini del ten. Pirri avrebbero dovuto risalire il ghiareto stesso
al centro.
Purtroppo l’attacco venne scorto dalle truppe austriache, che
bloccarono sul nascere le manovre sulla sinistra ed al centro, mentre
quella sulla destra venne bloccata a circa metà della salita.
Contrastati da un fuoco preciso di fucileria integrato da mitragliatrici
e lanci di bombe a mano, i ns. soldati dovettero ripiegare sulle posizioni
di partenza.
Il 27/07 venne nuovamente ritentata l’operazione, ma sempre con
lo stesso esito, malgrado che gli italiani fossero riusciti ad arrivare
a 50/60mt. dalla forcella (e pronti per l’assalto finale alla
baionetta).
Nel frattempo le posizioni austriache vennero prese in carico dal IV/87°
fanteria e da unità del 9° Gebirgsbrigade.
Tra il 26-27/07 gli stessi austriaci riuscirono ad eliminare il piccolo
avamposto italiano esistente sulla selletta di Cima Ceremana.
Considerata la stabilità del fronte, causa la mancata conquista
di nuove posizioni, l’Alto Comando italiano decise di finalizzare
tutti gli sforzi, per sfondare le linee nemiche, sia verso Cima Bocche
che verso un nuovo obiettivo (monte Cauriol) per poter arrivare all’obiettivo
previsto: la valle dell’Adige.
Pertanto la situazione in loco rimase di tranquilla attesa per gli austriaci
(trincerati in alto sulla forcella) e per gli italiani (appostati alla
base).
L’arrivo dell’inverno, dimostratosi lungo e carico di neve,
bloccò nuovamente ogni ulteriore iniziativa, e venne caratterizzato
su tutto il fronte da numerose valanghe, che causarono perdite pesanti
in entrambi gli schieramenti.
L’anno nuovo vide una situazione stabile, malgrado il tentativo
italiano di sbloccare la situazione con l’utilizzo di mine per
aprirsi un varco nelle difese austriache, che si concluse senza alcuna
variazione.
Così su questa parte del fronte subentrò un periodo di
calma con entrambi gli eserciti impegnati a rafforzare le rispettive
difese.
Il 24/10 l’esercito austriaco sferrò l’attacco nella
zona di Caporetto, sorprendendo le armate italiane, ed obbligandole
a ritirarsi prima sul Tagliamento e poi sul Piave.
Anche in questo settore venne impartito l’ordine di ritirarsi
sul Monte Grappa, e così, tra il 04 ed il 05/11, i reparti dovettero
lasciare il territorio e ripercorrere le strade del Primiero per raggiungere
la nuova linea di difesa, sempre incalzati dai reparti austriaci.
Poi il crollo economico-politico dell’impero di Vienna, e l’offensiva
italiana del 11/18, coadiuvata da inglesi e francesi, portò alla
vittoria finale.
Ora il lento passare del tempo ha portato la pace sulla forcella, dove
le sole opere murarie campali hanno resistito all’erosione, mentre
dell’intero villaggio di baracche, sorto a ridosso della parete
montuosa, sono rimasti gli impiantiti e tracce del cartone catramato
dell’isolamento.
Le fotografie allegate si riferiscono a:
1) Cartina;
2) La forcella vista dalla linea di difesa austriaca;
3), e 4) La trincea austriaca vista dal dietro;
5), 6), 7), e 8) La trincea;
9), 10), e 11) Ingressi per le postazioni in galleria;
12), e 13) Resti baraccamenti;
14) Impiantito dei baraccamenti;
15) Vista verso la Val Ceremana;
16), 17). e 18) I baraccamenti durante la guerra;
19) La trincea vista dal retro durante la guerra;
20) L’ingresso di postazione in galleria;
21) La stazione a valle della teleferica che raggiungeva la forcella;
22) La via seguita il 20/07/1916 per la conquista della selletta sovrastante
la forcella;
23) La via seguita per l’attacco del 21/07/1916.