COLBRICON
Storie di Mine
| Al viaggiatore che percorre la strada che risale il Primiero, giunto a S. Martino di Castrozza, si trova immerso in un panorama meraviglioso, su cui emergono le mitiche Pale. |
Lo sguardo poi si sposta sulle cime
che chiudono il fronte visivo: Cima Cavallazza (mt. 2.324) e Cima Colbricon
(mt. 2.602). |
Proprio quest’ultimo è
il centro dell’articolo. |
Geograficamente compreso tra il passo
di Colbricon e la forcella Ceremana, il Colbricon si presenta con una
forma ad U, suddiviso tra lo stesso ed il Colbricon Piccolo (mt. 2.511),
con un plateau morenico degradante sul Paneveggio. |
Su questa montagna si delineò
un’aspra contesa tra italiani ed austriaci durante la I° Guerra
Mondiale. Il punto migliore per una escursione risulta il predetto passo
di Colbricon, accessibile tramite buoni e facili sentieri sia dal centro
di S. Martino che dal passo Rolle a partire dalla malga Rolle. |
Ritornando alla situazione del 1915,
occorre dire che il confine tra i due stati correva molto più a
sud, lungo le vette feltrine, risalendo poi verso nord nella zona del
passo Cereda e del passo Valles. Alla luce della situazione politica emersa a seguito della neutralità italiana, lo Stato Maggiore austriaco, già dal 16/08/1914, aveva costituito il “Gruppo Rohr” nell’eventualità di un conflitto con l’Italia. Data l’esiguità delle truppe presenti in zona, ristrette a reparti di Landsturm ed ad una brigata Honved, integrati da reparti eterogenei formati essenzialmente da Standschutzen locali uniti a volontari e militarizzati, la tattica intrapresa era quella della linea difensiva. La previsione iniziale risultò quella dell’arretramento dalla linea di confine sino ad una nuova linea che correva lungo le vette del Lagorai per chiudersi sul passo S. Pellegrino. Parallelamente vennero iniziati i lavori della nuova difensiva lunga la predetta linea, lavori che si concretizzarono solamente in alcuni punti, lasciando invece molto a semplici difese costituite da linee di trincea. Limitando ora il nostro campo al solo monte Colbricon, vi è da segnalare che esso costituiva un ottimo punto di osservazione sulla vallata sottostante, per cui vennero apprestate opere in galleria. Il 24 maggio 1915 vengono attuati le disposizioni impartite dell’Alto Comando austriaco. Le truppe ancora giacenti nel territorio del Primiero arretrano sulla prevista linea di difesa, provvedendo alla distruzione di tutto quanto utile al nemico. Così si provvide a far saltare i ponti di S.Silvestro, delle Vederne, di Val Noana e di Transacqua. Venne incendiato il panificio di Fiera e per ultimo furono dati alle fiamme gli alberghi di S.Martino di Castrozza ad opera degli Standschutzen del Btg. Cavalese. Si venne pertanto a creare tra i due schieramenti un notevole territorio di terra di nessuno, nel quale operarono esclusivamente pattuglie. Da parte italiana l’Alto Comando prevedeva un avanzare attentamente sul territorio, così si ebbero diverse direttrici di avanzamento. Oltre alla naturale direttrice che proveniva dal fondo valle ( Fonzaso ), le truppe italiane iniziarono l’avanzata seguendo le direttrici prevenienti dal Agordino/Cordevole: attraverso i passi Cereda e Valles. Durante questa marcia di avvicinamento alla linea austriaca, vennero registrate solamente scontri tra pattuglie, senza però che venisse impressa una vigorosa spinta verso la linea austriaca. Su queste posizioni e con le modalità evidenziate, di natura prevalentemente difensiva, si arrivò sino al 06/1916. Infatti ricapitolando: il 01/06/1915 venne dato l’ordine di avanzare sino al contatto con il nemico. La situazione ebbe uno sviluppo iniziale rallentato e solamente indirizzato verso il Paneveggio. Così si giunse al 10/1915, quando in zona fece la comparsa della neve. L’operazione del comando italiano prevedeva un avanzamento che partendo dal passo Rolle potesse spingersi verso le vallate di Fiemme e Fassa in modo da prendere alle spalle l’intera linea difensiva austriaca posizionata sul Lagorai. Ma la costante e riluttante indecisione degli Alti Comandi a portare un attacco decisivo, trovò poi il cattivo tempo che obbligò entrambi gli schieramenti a confrontarsi un nemico “naturale”: la neve ed il freddo. Con il nuovo anno dopo il contrattacco austriaco (la famosa Strafexpedition), con l’inizio del mese di giugno, il comandi italiano decise di rafforzare la sua linea d’attacco verso Predazzo, occupando il monte Colbricon e le zone collaterali. Pertanto fu prevista un’azione a tenaglia su 2 direttive: una prevedeva la conquista del monte Cavallazza a partire dal passo Rolle e poi dirigersi verso il predetto monte; l’altra prevedeva la risalita dal Primiero e la conquista della forcella Ceramana, il monte Colbricon riunendosi poi con le altre truppe. Così il mattino del 21/07 un intenso fuoco di sbarramento investì le linee austriache. Da evidenziare il rapporto di forze sul campo: gli italiani disponevano di 10 battaglioni, mentre gli austriaci schieravano un solo battaglione (i cacciatori imperiali del 23° btg.). Nel giro di poche ore caddero in mano italiano la Cavallazza, il passo di Colbricon ed lo stesso Colbricon grande. A questa prima fase favorevole, il giorno successivo fu lanciata una nuova offensiva intesa ad allargare la presenza italiana, ma la situazione era profondamente mutata. Gli austriaci, arretrati su nuove linee, si difendevano con molta veemenza, mantenendo il controllo del Colbricon piccolo e di altre vette limitrofe. L’offensiva italiana riprese vigore nel 08/1916 verso il piccolo Colbricon, ma i ripetuti assalti si infransero contro la strenue difesa austriaca. Le offensive perdurarono sino al sopraggiungere dell’inverno, senza sostanziali miglioramenti, ma esigendo comunque un notevole dissanguamento tra le truppe. Da segnalare che, malgrado le fitte nevicate che imperversarono sulla zona, il 02/10 furono portati ben 6 attacchi contro le difese austriache sul Colbricon. Come già detto l’arrivo della neve pose un naturale stop alle attività di guerra, richiedendo però un alto pedaggio in entrambi gli schieramenti. Con il passare dell’inverno, vennero riprese da parte degli italiani le attività riguardanti la possibilità di aprirsi la strada verso Predazzo. Per meglio frantumare le resistenza austriaca il comando italiano predispose un piano particolare inteso ad utilizzare l’uso di mine per scardinare i punti fortificati del nemico. Così il Colbricon venne investito da ben 3 mine italiane. La prima venne messa in opera il 12/04/1917 con l’utilizzo di 8q.li di esplosivo servì ad annientare l’osservatorio austriaco con la perdita di 11 uomini. La sorpresa fu totale. La seconda venne approntata nel 07/1917 con obiettivo la restante cima occidentale. Malgrado che le attività italiane fossero state avvertite dal nemico, tuttavia ogni tentativo di contromisura risultò in ritardo. Il 16/07/1917 l’esplosione, con l’utilizzo di 40q.li di esplosivo, investì la cima provocando danni al sistema difensivo austriaco e provocando la morte di 25 uomini. Malgrado tutto quanto fatto, non seguì un’opportuna azione di conquista italiana, permettendo al nemico di mantenere le posizioni. Pertanto nel 08/1917 venne progettata una 3 mina, sempre intesa ad aprire la strada per la conquista della montagna. Il 19/09/1917 venne fatta esplodere con l’unico risultato di ampliare la zona tra i 2 schieramenti. Con l’avvento dell’attacco austriaco su Caporetto, tra il 04 ed il 05/11 gli italiani dovettero ritirarsi per ridiscendere il Primiero ed arroccarsi sulla nuova linea difensiva incentrata sul monte Grappa. Da allora il silenzio subentrò sulla montagna. I reparti maggiormente impiegati furono: per gli italiani il 17°a Divisione fanteria ed il Gruppo Ferrari (con i bersaglieri del 13° Reggimento, Brigata Calabria); mentre da parte austriaca la IX° brigata alpina. Ora chi volesse visitare il posto può tranquillamente arrivare in auto alla Malga Rolle sulla statale nelle vicinanze del passo, e da qui proseguire lungo il sentiero N°348 che sale, attraverso il Piano dei Tiri, sino al laghetto di Colbricon ed al rifugio. Da qui si raggiunge, con maggiore attenzione, il Passo Colbricon attraverso il sentiero N°349 e prosegue nel circo glaciale compreso tra le due vette del Colbricon. Si possono ancora incontrare traccie di numerosi sentieri militari e vedere numerose aperture nella roccia a testimonianza degli appostamenti ricavati ed ancora esistenti. Si può proseguire sino alla cima del Colbricon, dove si possono ancora trovare resti di postazioni, rovine di baracche. Alternativa può essere quella che da S.Martino di Castrozza, attraverso lo stesso sentiero N°348 (che riprende una vecchia strada militare), risale sino a Malga Ces, poi prendere il sentiero N°13 che successivamente si sdoppia, con una diramazione che conduce direttamente al Passo, e l’altra portandosi in vicinanza del monte Cavallazza, raggiunge il rifugio Colbricon. Anche durante questa risalita si possono osservare resti di opere militari e la presenza di numerosi sentieri militari. Naturalmente tutta la zona risulta ancora invasa da reperti dell’epoca. |
| Giorgio Dorati |
Archivio fotografico Giorgio Dorati Archivio fotografico M.ANAC C. – M.G.R. – Franzi Vitlacil – A. Bottega – A. Orsingher Archivio fotografico Osterreichische Nationalbibliothek |
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