K.u.K. WERK DOSSACCIO
Il perno centrale dello Sperre Paneveggio

Percorrendo la statale 50 che da Predazzo risale la valle del Travignolo, passato il comune di Bellamente, ci si ritrova a percorrere un tratto di strada compresso tra un sovrastante monte sulla sinistra ed il lago di Paneveggio sulla destra.
Giunti al suo termine si perviene ad un pianoro, ove ha la sede locale l’Ente Parco del Paneveggio, e si prosegue verso il Passo Rolle.
Solo sugli ultimi tornanti e volgendo lo sguardo verso valle, ci si può accorgere che, sulla cima di quel monte ormai annegato nella rigogliosa foresta alpina, esiste un’opera tipicamente militare.
Si tratta del Werk Dossaccio, perno centrale del sistema Sperre (Sbarramento) Paneveggio, edificato dagli austriaci a protezione della predetta valle quale possibile accesso verso Trento ed il Sud Tirolo.
L’opera rientrava nell’ampio panorama delle fortificazioni costruite dall’Austria a protezione dei confini.
Esso faceva parte di un sistema che comprendeva lo Sperre Moena ed il sottostante Werk Al Buso.
Dopo il periodo risorgimentale, Vienna decise di rinforzare il suo schieramento fortificato sul versante del Trentino, e così nel 03/1881 lo Stato Maggiore delegò il Genio Militare di Innsbruck (appartenente al XIV° Corpo d’Armat ), a capo del quale era il col. Julius Vogl, di studiare e realizzare una serie di fortificazioni aventi un elevato grado di resistenza.
L’obiettivo primario risultava quello di bloccare l’occupazione della zona da parte delle truppe italiane.
Su questa base venne adottata la teoria del “doppio fronte” di Schonfeld, con l’adozione di 2 linee di opere fortificate, con la I° posizionata il più vicino possibile ai confini con compiti di contrastare l’avanzata nemica utilizzando forze minime (artiglieria da fortezza e leva di massa) per permettere l’utilizzo di masse e relativo spazio di manovra.
La II° linea, con perni principali posizionati a Trento e Bressanone/Fortezza, era priva di opere permanenti, ma serviva come spazio di raduno delle riserve e di depositi, e solo, nel caso di sfondamento della I° linea, era stato previsto la realizzazione di fortificazioni campali, basate su progetti già definiti ed approvati.
Sino al 1866 la zona compresa tra le valli di Fiemme e di Fassa risultava non determinante per lo Stato Maggiore austriaco, ma con la guerra e quanto avvenuto nella vicina Valsugana, la situazione mutò completamente, in quanto un eventuale sfondamento in tale settore avrebbe potuto portare ad aggirare lo schieramento austriaco.
Venne pertanto deciso l’edificazione di opere campali e di fortificazioni su tutto il territorio compreso tra il Passo del Manghen ed il Passo Sella.
Il termine delle ostilità, avvenuto il 11/08/1886, comunque non distolse l’attenzione su quanto già deciso.
La valle del Travignolo risultava una direttrice troppo pericolosa per l’intera zona.
Nei giorni dal 12 al 14/09/1883 lo stesso Vogl aveva ispezionato la valle ed aveva individuato nel monte Dossaccio la posizione ideale per l’opera. Detta posizione, a quota 1.838mt., presentava notevoli vantaggi: controllava la valle e le strade che scendevano sia dal Passo Rolle che dal Passo Valles, e, contemporaneamente, si poteva agire in contemporanea con l’opera posizionata a Moena, in modo che con il tiro delle artiglierie di entrambi si poteva battere l’intermedia Alpe di Lusia.
Inoltre l’eventuale azione contro lo stesso da parte dell’artiglieria nemica poteva essere esclusivamente portata o dal Passo Rolle oppure in località Malga Juribello.
Successivamente vennero individuati altri 2 punti pericolosi: il Passo di Colbricon ed il vicino pianoro delle Buse dell’Oro.
L’inizio dei lavori fu datato 14/02/1886 (ratificato con decreto del 20/05/1886), e con esso si diede inizio alle cosiddette “opere accessorie”, quali: la strada d’armi d’accesso, i primi lavori di sbancamento del terreno, la costruzione delle relative baracche del cantiere e l’impianto idrico.
In data 09/06/1886 una rappresentanza del Genio (1 tenente, 1 capo-mastro, ed un piccolo distaccamento) si portò in zona.
I lavori presero inizio con la realizzazione della strada che, partendo dalla località Al Buso ed attraverso la Sella delle Carigole, giungeva in vetta al monte.
Il progetto del forte fu inviato in data 12/12/1886 al Comando di Innsbruck, e solo il 26/06/1889 venne approvato con lievi varianti.
Si trattava di una costruzione, elevata a 2 piani, a pianta pentagonale completamente circondata da un fossato.
Inoltre era stato prevista la presenza di un fortino avanzato, collegato con il corpo principale tramite una poterna, completamente in muratura e parzialmente annegata nel terreno.
Venivano poi 2 cofani di gola per la difesa ravvicinata a sezione semicircolare.
Completava il tutto la presenza del piano inclinato in terra davanti al fronte delle batterie.
Il forte vedeva la struttura interna con al piano terra, sotto cui vi era la cisterna dell’acqua, i locali adibiti a: cucina, servizi igienici, sala operativa, dormitorio per la truppa, depositi munizioni per le sovrastanti batterie, e sala macchine.
Al piano superiore, raggiungibile attraverso scale, vi erano: i dormitori degli ufficiali e della truppa, i magazzini viveri, ed i locali dei cannoni in casamatta.
Sul tetto, con ricopertura metallica, vennero ricavate 4 cupole corazzate per obici ed un osservatorio, sempre corazzato.
La realizzazione era in conci di porfido e calcestruzzo.
Il fronte principale presentava il predetto piano inclinato a protezione delle batterie.
A completamento vi era la lunga poterna, che, partendo dallo spigolo frontale sinistro del forte, con andamento spezzato raggiungeva il fortino avanzato dotato di 2 postazioni di mitragliatrici in scudo corazzato, una cupola a scomparsa per un proiettore elettrico da 90cm., ed un osservatorio in cupola girevole.
La realizzazione, parzialmente interrata, era costituita da conci di pietra per uno spessore complessivo di 2mt..
Una lapide posizionata su un muro di sostegno del fossato riporta le date di inizio e conclusione dei lavori: “Begonnen Juli 1890 – Beendet 31 Oktober 1895”.
Da segnalare che ad opera finita, il forte venne completamente dipinto in grigio-verde per meglio mascherarlo con l’ambiente circostante.
L’armamento consisteva in: 4 cannoni da 120mm. mod.80 in casamatta con feritoie minime e scudo corazzato, 4 obici da 150mm. mod.78 in cupole corazzate; 12 mitragliatrici 8mm. mod.93.
Intorno al forte si estendeva un tratto di reticolati della profondità di 12mt..
Esistevano inoltre 3 riflettori (1 da 90cm. e 2 da 21cm ), alimentati, unitamente all’illuminazione interna del forte, da un gruppo elettrogeno a benzina.
Inoltre era collegato a mezzo telefono e telegrafo ottico sia con il forte Al Buso che con Moena.
La guarnigione era composta da 4 ufficiali e 173 soldati.
Il costo totale dell’opera fu di 270.415,56 fiorini.
Un’annotazione, che si ritiene necessaria fare, risulta quella legata al fatto che durante tutta la costruzione dell’opera venne sempre esercitato un controllo diretto da parte dei responsabili dell’Autorità Forestale, in quanto l’area era di proprietà delle Foreste Demaniali.
E non sempre intercorsero idilliaci rapporti, spesso sanati con esborsi da parte dei militari.
Con l’avvento del nuovo secolo, anche le teorie tecnico-militari subirono variazioni notevoli, per cui si dovette procedere a modificazioni su quanto già in essere, specialmente per quanto riguardava le fortificazioni.
E così a partire dal 1904 iniziarono i lavori di manutenzione ed ammodernamento delle strutture del forte.
Vennero così realizzate: la copertura in lamiera del tetto e la sua tinteggiatura ad olio per migliorare la mimetizzazione; la costruzione di un forno per il pane; l’impermeabilizzazione della poterna; la costruzione di una cisterna per il raffreddamento dei gruppi elettronici; e la sostituzione delle mitragliatrici mod.93 con le più recenti mod.07/12.
I lavori furono completati nel 1915.
Con l’avvento del ten.feldmaresciallo Franz Conrad a capo dello Stato Maggiore, nel 1906, si ebbe una modifica radicale del concetto legato alle fortificazioni: da un concetto puramente difensivo, ad uno apertamente offensivo.
Su queste nuove basi vennero riviste le situazioni locali, e, per quanto riguardò il Tirolo, venne definita una nuova linea di fortificazioni che andava dal fiume Adige alla Valsugana molto più vicina alla linea di confine.
Pertanto nel contesto della nuova situazione le vecchie opere apparivano destinate ad un ruolo secondario.
Di conseguenza, scartata l’idea di un loro ammodernamento causa il tempo necessario, venne deciso la loro trasformazione, con l’utilizzo delle artiglierie istallate presso posizioni più efficaci.
Da segnalare che, per quanto riguarda il ns. forte, i pozzi degli obici furono chiusi con colate di cemento a rappresentare le precedenti cupole corazzate e le canne degli obici sostituite con tronchi di legna sagomati e verniciati, per ingannare gli osservatori nemici sulla reale situazione.
Vennero pertanto realizzati i nuovi pozzi per i 4 mortai su un rilievo roccioso a 150mt. sul versante est del forte, mentre, per i 4 cannoni, 2 vennero spostati all’esterno del forte e posizionati in un caposaldo trincerato su affusti mod.80 per la difesa della strada del passo Rolle, e 2 in una posizione verso il Palù dei Mugheri per il controllo della Val Travignolo.
Il complesso del forte venne trasformato in deposito e caserma.
Così tutta l’area venne definita come un grande capo trincerato con una serie di trincee blindate, camminamenti coperti, casamatte per mitragliatrici, ricoveri in caverna e fasce di reticolati.
Con l’apertura delle ostilità con l’Italia, il forte effettuò solamente in data 18/06/1915 dei colpi di obice verso il Juribrutto su colonne di fanteria ed accantonamenti italiani provocandone lo scompiglio.
Mentre da parte italiana verso il forte vennero effettuati tiri di cannoni da 210mm. e 280mm. posizionati al passo di Valles, pensandolo ancora armato, senza colpirlo, e solo tra il 24 ed il 25/07/1916 una granata riuscì a colpire un muro esterno aprendone una breccia, ma senza provocare danni alla sua struttura principale ed alla guarnigione.
Il resto fu una normale e monotona situazione sino alla fine della guerra.
Con la caduta dell’Austria, il forte passò sotto il Demanio Militare italiano, che, per un certo periodo, lo mantenne armato di sole mitragliatrici; poi negli anni 30 venne dismesso, e quindi subì le devastazioni per il recupero delle parti metalliche ancora presenti.
Ora appartiene al Demanio Provinciale.
Da segnalare che la stessa Direzione del costituito Parco Naturale del Paneveggio ha provveduto a lavori di mantenimento.

Giorgio Dorati
Archivio fotografico Giorgio Dorati - Museo Storico Italiano della Guerra – Osterreichisches Staatarchiv – Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito – Museo Storico Trento.
Bibliografia:
Nicola Farina – K.u.K. Werk Dossaccio – Ed. Ente Parco Paneveggio/Pale S.Martino


Cartina


Vista della parte posteriore

Vista del fossato e dell’ingresso

Vista della parte posteriore verso la valle del Travignolo

Vista della parte laterale sinistra e del cofano di gola

Vista del fossato tra il forte ed terrapieno frontale

Vista sugli interni da una finestra della parte posteriore

Interni al piano terra

Vista laterale della poterna

Poterna

Postazione del riflettore nel fortino avanzato

Posto dell’osservatorio in cupola nello stesso fortino

Apertura laterale nella poterna

Vista della parte frontale con le aperture delle cannoniere ed il terrapieno

Vista superiore con le false cupole in cemento

Terrapieno di difesa esterno del campo trincerato

Strada di accesso al forte da Al Buso

Pietra miliare con iscrizioni K.u.K. ed il progressivo di chilometraggio

Una delle 2 aperture relative a caverne per ospitare i soldati durante possibili azioni d’artiglieria

Disegno del forte eseguito dal Servizio Informazioni italiano nel 1904

Il forte ripreso dalle linee italiane nel 1916

Foto del corpo posteriore con alcuni ufficiali nel 1916. Si possono notare le ultime linee di reticolati per la difesa ravvicinata

Foto invernale relativa al turno di guardia sul tetto del forte con vista sulle Pale

Foto delle false cupole in cemento armato ed i tronchi di legno al posto dei cannoni

Foto della cupola N°2 nella nuova posizione esterna ed il forte sullo sfondo

L’arciduca Leopoldo con gli Standschutzen durante la sua visita al forte nel 1916

Lo stesso Arciduca ispeziona le cupole nelle nuove postazioni esterne

Reperti: un tubo di stufa per il riscaldamento della poterna, una scatola di alimenti ed una scheggia di granata italiana