POINTE DU HOC
LA SAGA DEL 2° BATTAGLIONE RANGERS

Parlare di questa località è ricordare il valore del 2° Battaglione Rangers che portaro l’attacco a questo sperone di roccia proteso sul mare.
Per ricordare brevemente i fatti, occorre ricordare la posizione strategica che la Pointe du Hoc aveva nello scacchiere del Vallo Atlantico.
Questo sperone di roccia non più alto di 30mt. sulla spiaggia dominava le lunghe spiagge normanne, e, nel piano di invasione alleato, si incuneava tra i 2 settori americani: sulla sinistra Utah Beach e sulla destra Omaha Beach.
Inoltre i tedeschi avevano iniziato a fortificarlo con opere in caverna.
Dalle informazioni che arrivavano dalla resistenza francese si poteva disegnare un quadro fortemente preoccupante in quanto le batterie ivi contenute avrebbero potuto battere entrambe le spiagge causando ingenti perdite.
In quest’ottica venne deciso di operare su questa punta fortificata utilizzando un corpo particolare: i Rangers.
Pertanto venne chiamato a questo compito il 2° Battaglione del Ten.Col. James Rudder.
Causa la posizione incombente e l’esiguità della spiaggia a disposizione, fu deciso tra l’altro di utilizzare delle scale prelevate dai pompieri di Londra.
La posizione era stata fortificata dai tedeschi e si basava su un complesso di fortificazioni facente capo ad 1 bunker comando, tipo R636, posizionato sul capo, 4 casamatte, tipo 671, dotate di cannoni ( con 2 ancora in costruzione ), 3 depositi munizionamento, 5 rifugi corazzati per la truppa, 2 postazioni all’aperto con impianti antiaerei da 20mm., 6 postazioni per pezzi da 155mm ( tipo GPF K418f ), 3 postazioni per mitragliatrici MG ed il tutto circondato da filo spinato.
La posizione era tenuta dalla 2° Batteria del 1260° Reggimento di artiglieria Costiera dell’esercito con l’appoggio di 200 uomini della 716° Divisione di fanteria.
Un’ultima annotazione per evidenziare la situazione al momento dello sbarco: malgrado le certezze inviate dalla Francia, i tanto temuti cannoni, che, con la loro gittata di oltre 19km., avrebbero spazzato le ondate di uomini sulle 2 spiagge, non risultavano ancora istallati (verranno poi trovati dagli alleati nel retroterra, ed 1 di essi fa ora bella mostra nell’area delle fortificazioni).
Pertanto quel 06/06/43 quando alle 06.30 i rangers provarono a sbarcare, si ritrovarono sotto un fuoco micidiale.
Questo malgrado che il 15/04, il 22/05 ed il 04-05/06 la postazione fosse stata battuta con pesanti bombardamenti aerei, e lo stesso 06/06 il fuoco di copertura della flotta e degli aerei avesse scaricato sulla stessa posizione 698 tonnellate di bombe.
La scalata del ciglione, che secondo i calcoli avrebbe dovuto occupare 40 minuti, divenne difficile, tanto che solo il 08/06, grazie all’intervento di truppe provenienti da Omaha, poterono aver ragione della strenua difesa tedesca tenuta anche dal 1° Battaglione del 914° Reggimento di fanteria.
Alla fine si dovettero registrare 135 caduti su 225 che iniziarono le operazioni.
Ora la zona appare come le truppe americane la lasciarono.
Le opere rimangono li a testimoniare quanto avvenne in quei giorni.
Le fotografie allegate danno una panoramica della zona ora, mentre si allega una panoramica aerea, ripresa alcuni giorni prima dello sbarco, nella quale si può vedere il “trattamento” riservato alla zona ( la ripresa risulta essere stata fatta con la bassa marea per meglio definire i luoghi per lo sbarco ).

Giorgio Dorati