SPERRE MOENA

Per coloro che, dalla località di Moena, volessero risalire a piedi, verso il passo di S.Pellegrino, lungo la vecchia rotabile, non appena lasciato il centro abitato, in località Someda (a 1.320mt. di altezza), al limitare di un fitto bosco di conifere, si possono imbattere in una costruzione squadrata, di aspetto chiaramente militare, ma non avvicinabile in quanto su proprietà privata.
Si tratta del Sperre (Sbarramento fortificato) Moena.
Una delle 3 opere di difesa edificate dagli austriaci a difesa delle valli di Fiemme e di Fassa; le altre risultano: il Werk Al Buso a Bellamonte (ora inglobato negli edifici dello sbarramento idroelettrico) ed il Werk Dossaccio posizionato su un rilievo a dominio del Paneveggio.
Il ns. manufatto era stato concepito come facente parte del secondo livello di fortificazioni previste da Vienna per i punti secondari del confine.
Insieme agli altri citati, costituiva il sistema fortificato denominato Sperre Paneveggio.
Venne edificato nel 1899 su base quadrata con strutture compatte e massicce, utilizzando conci di granito squadrati e la copertura superiore in cemento armato.
All’interno, elevato su 2 piani, era strutturato con la parte rivolta verso il nemico occupata dalla batteria di cannoni, mentre la parte posteriore era adibita a casermaggio.
I cannoni erano posizionati al primo piano, sotto il quale vi erano i depositi di munizioni.
La struttura veniva completata con 2 cupole per obici e 2 osservatori corazzati sul tetto.
Esistevano poi una serie di feritoie (7 su 2 ordini verso Someda; 14 verso valle; 8 verso monte) per la difesa ravvicinata.
La struttura dell’opera adottava la soluzione del doppo fronte difensivo, cioè con la possibilità di avere le armi puntate contemporaneamente sia verso i monti che verso la valle.
Il portale d’ingresso presenta ancora le relative scanalature, ove scorreva una saracinesca corazzata.
Il tutto era stato integrato con un piano inclinato di terra dalla parte esposta al nemico, al fine di mostrare un obiettivo più sfuggente, ed da un fossato largo 4mt. e profondo 5mt. che circondava praticamente l’intera costruzione.
Completava la difesa ravvicinata un vasto campo di reticolato largo 12mt. e campi minati, che vennero ampliati nel 1908.
L’armamento di base consisteva in 2 obici da 150mm. mod.80 nelle cupole girevoli, 2 cannoni da 120mm mod.96 in cannoniera su affusti girevoli, 4 mitragliatrici M.93 e 12 posizioni per fucili (gewerhrlafetten).
Il tutto era sotto il controllo di 2 stazioni di segnalazione in località Busa Granda e Plavac.
Le strade limitrofe risultavano direttamente sotto il tiro delle armi del forte: sino a 2.000mt. vi erano i cannoni, oltre entravano in azione gli obici.
Era stato prevista anche la presenza di 6 cannoni a tiro rapido.
Risultava collegato a mezzo telefono sia con il Werk Dossaccio che con la caserma di Moena.
Inoltre era presente un integrato sistema di illuminazione consistente in 3 fari ad acetilene incassati nella struttura del forte (su 3 lati: anteriore e laterali) e 4 proiettori elettrici a scomparsa.
La guarnigione risultava composta da 8 ufficiali e 146 soldati.
L’approvigionamento idrico avveniva con presa diretta da una sorgente verso il passo che alimentava la cisterna interna.
L’importanza dell’opera, all’apertura delle ostilità, appariva ormai superata, per cui lo stato maggiore austriaco decise, nel 1915, la sua trasformazione in magazzino/deposito e ricovero per la truppa, e l’armamento venne smontato e trasferito su postazioni campali verso il passo.
Una considerazione che si ritiene necessaria risulta quella relativa alla valutazione effettuata dal Comando austriaco sia nel limitare le opere fortificate nel settore, che quella di privarle degli armamenti di base e quindi la difendibilità dell’intero fronte, che avrebbe potuto aprire la via ad un’avanzata italiana verso il cuore del territorio attraverso le vallate trentine.
Con la fine della guerra l’opera passò in carico al Demanio Militare italiano che lo dismise nel 1927 con R.D N°1882 del 12/08.
Subì una parziale demolizione nel 1933, ed alla fine venne venduto a privati (attualmente risulta il sig. Felicetti di Someda che lo utilizza come deposito agricolo).

Le foto allegate risultano:
1)Vista del forte dalla parte posteriore lungo la strada di accesso;
2) Ripresa della parte posteriore sul lato destro. Si può notare il portone di ingresso con le scanalature per la saracinesca corazzata;
3) Ripresa della parte posteriore sul lato sinistro. Da segnalare che sopra il portone d’ingresso esiste la scritta “See/Hone 1320,650 M”;
4) Vista dello spigolo sinistro dal quale si può ancora vedere parte delle corazzature metalliche del tetto;
5) Vista della parte laterale dal lato della montagna;
6) Vista della parte frontale con il terrapieno e parte del fossato.

Giorgio Dorati
Archivio fotografico Giorgio Dorati


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