Forte Venini

Chi si trovasse nell’amena località di Bormio, alta Valtellina, ha la possibilità di vedere di persona un prezioso reperto della I° Guerra Mondiale: il Forte Venini.
E’ necessario portarsi sulla strada che porta all’abitato di Oga, dalla diramazione sulla statale dello Stelvio, poco prima dell’abitato stesso di Bormio, e superato lo stesso paese ed il Paluaccio (una torbiera di transizione protetta) per giungere ad uno spiazzo, dove lasciare l’auto.
Da questo punto, a piedi, in poco tempo si sale al Monte Masucco, uno sperone di roccia che separa la valle dell’Adda dalla valle che porta a Livigno.
In questa posizione fu edificato il forte a difesa dell’alta valle.
Si ritiene necessario inquadrare il tutto in un iniziale situazione storica per poi passare ad un’analisi tecnica dello stesso.
Nel dicembre del 1908 si diede l’avvio ad un piano globale di difesa del territorio nazionale.
In questa analisi fu compresa anche la situazione legata al confine con la Repubblica Elvetica.
L’allora situazione interna vedeva al governo una massiccia presenza dell’elemento germanico, per cui venne presa il considerazione che la neutralità svizzera avrebbe potuto venire meno, e pertanto si sarebbe potuto riscontrare sul campo situazioni pericolose per la difesa del territorio nazionale.
In questa ottica vennero approntate una serie di opere fortificate che si estendevano dal settore della Valle d’Aosta sino al settore Mera-Adda.
Inoltre la strategia, allora imperante, si rifaceva alle teorie del generale belga Brialmont, basata su forti corazzati; teoria ripresa in Italia dal gen. Rocchi, elaborata su una base di robuste batterie protette, ma avendo cura di un buon grado di economia.
In questo piano vennero contemplati 3 forti da posizionarsi nel territorio della Valtellina: lo sbarramento di Colico con il forte di Montecchio Nord (a copertura della vallata del Mera e quindi lo sbocco della bassa Engadina), lo sbarramento di Tirano con il forte Canali (a copertura della vallata del Bernina e quindi delle media Engadina) e lo sbarramento di Bormio con il forte Venini (a copertura della vallata dell’Adda e collegate vallate verso Livigno e lo Stelvio).
Il forte Venini (spesso però chiamato Dossaccio), in onore del cap. Venini, fu realizzato tra il 1908 ed il 1912 e rientrava nel novero delle fortificazioni permanenti.
All’inizio della guerra i 4 cannoni da 120S del forte iniziarono la loro opera colpendo le vette verso lo Stelvio, in particolare il Monte Scorluzzo caduto in mano austriaca.
Da allora le batterie intervennero sempre verso quella direzione (anche oltre lo stesso Stelvio, verso Gomagoi e Trafoi), come nel luglio del 1918 per bloccare e respingere un violento attacco, e poi nel mese di agosto.
Con la fine della guerra il forte vide la permanenza di soldati e la costruzione di una Casermetta (ancora oggi visibile lungo la strada di accesso).
Sul finire degli anni 30 il forte ritorna sede di un distaccamento di artiglieria, che provvede alla revisione delle bocche da fuoco.
Il forte rimase presidiato ed attivo durante tutto l’arco della 2° Guerra Mondiale, a tutela dell’alta valle.
Il controllo militare proseguì dal 46 al 58 con il mantenimento in stato attivo di tutta l’attrezzatura interna.
Nel 58 venne dismesso dal demanio militare (furono alienati i cannoni e le attrezzature interne) ed iniziò pertanto il lento oblio ed abbandono dello stesso.
L’incuria e le manomissioni delle persone che salivano al Dossaccio in cerca di “ricordi”, portarono il fabbricato ad uno stato di totale declino.
Ora grazie all’intervento della Comune di Valdisotto e la Comunità Montana Alta Valtellina il forte sta riprendendo smalto.
Sono stati ripuliti i locali interni, si è provveduto a ripristinare quanto rimasto ed a raccogliere vestigia della Grande Guerra nei suoi locali.
Tornando alla parte tecnica, occorre ricordare che anche questo forte era stato edificato secondo le teorie di Rocchi: opera edificata con l’uso esclusivo di cemento e pietrisco, spesso ricavato dallo stesso materiale di scavo, senza ricorso ad alcuna armatura metallica (al contrario di quanto effettuato nei corrispondenti forti austriaci) in virtù dell’economia stessa.
Le batterie erano disposte in linea con i pezzi innestati in cupole, girevoli a tutto 360°, di forma lenticolare. Inglobati nella costruzione vi erano il comando e le strutture per gli uomini distaccati al forte.
Completava la costruzione la polveriera (utilizzata sia per deposito dei proiettili che delle relative cariche di lancio), sita a debita distanza dal corpo principale e ad esso collegata attraverso un collegamento sotterraneo (si veda l’allegata cartina).

Da segnalare che il forte disponeva di cisterne d’acqua dolce interrate.
A completamento dell’opera esistevano sia opere di sbarramento per eventuali attacchi diretti al forte che torrette di difesa con mitragliatrici.
Per quanto riguarda il forte Venini i cannoni erano 4 pezzi da 120/40 Speciali con gittata di 12.800mt..
Le cupole corazzate dallo spessore di 5cm., e del diametro di circa 390cm., erano state fornite dalla ditta Togni di Brescia.
La difesa ravvicinata era costituita da 2 mitragliatrici Gartner.
La dotazione per i cannoni era basata su una riserva in polveriera di 800 proiettili; inoltre nelle riservette posizionate sotto le cupole vi trovavano posto 350 colpi ciascuna; e completava la dotazione 18 proiettili posti all’interno di ogni torre in nicchie sulle pareti circolari.
Da segnalare che l’assemblaggio delle cariche veniva effettuato nella vicina polveriera situata in località Motte di Oga.
Per concludere si desidera consigliare la visita a tutti quanti si dovessero trovare in zona, sia per interesse storico personale che per omaggio a chi in quei anni a svolto il suo dovere per l’Italia, visita che senza dubbio troverà il forte in condizioni migliori e con una dotazione storica maggiore di quando lo visitai io.
Giorgio Dorat


Ingresso del forte con il portone metallico a scorrimento orizzontale


Vista della parte superiore con le 4 cupole corazzate

Vista del locale con il generatore dell’impianto elettrico

Viste del corpo di guardia con alcuni cimeli

Viste del corpo di guardia con alcuni cimeli


Vista su un corridoio interno