La costruzione
del modello (5^ parte)
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| Dopo aver studiato per bene la forma
reale dello scafo, basandoci su disegni autentici dell'epoca, abbiamo
tracciato la forma delle ordinate della estrema poppa (quelle controverse)
e abbiamo completato l'ossatura.
Con l'ossatura completa si è passati alla fase di listellatura
dello scafo.
Il materiale impiegato sono listelli in tiglio 8x2. Per uno scafo di 2,20
metri, con parecchie zone piane, possono sembrare piccoli, ma abbiamo
preferito allungare i tempi ed effettuare una operazione accurata. |
ecco i "lavori in corso"
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L'ossatura è costituita da ordinate distanziate di circa 8 cm
una dall'altra, il che significa che, una volta fasciato lo scafo, sarà
di una certa difficoltà l'operare al suo interno.
Questa considerazione ci ha spinto ad affrontare e risolvere il meccanismo
di trazione principale (motori elettrici - alberi elica).
I disegni originali mostrano che le eliche (due) sono piazzate molto
vicine alla chiglia, con alberi che hanno un andamento leggermente divergente
(un paio di gradi) in senso orizzontale e di 4 gradi in senso verticale.
Come già detto in precedenza, per agevolare le evoluzioni in
acque ristrette abbiamo deciso di dotare la nave di due motori comandati
in modo indipendente per ottenere un raggio di virata il più
ristretto possibile (dando un motore tutto avanti e l'altro tutto indietro).
Questa decisione comporta il realizzare due treni di movimento uguali
ed indipendenti.
Ed ecco la difficoltà: le eliche devono girare con una buona
coppia, ma con velocità angolare relativamente bassa, per evitare
cavitazioni; è sempre consigliabile adottare una riduzione di
giri del motore elettrico che, viceversa, per dare potenza ha bisogno
dell'opposto: girare veloce.
La riduzione (tipicamente 1:3) richiede di montare una ruota piccola
(pignone) sull'albero motore ed una grande (ruota) sull'albero elica.
Il problema pratico che ci siamo trovati di fronte era dato dal fatto
che vista la vicinanza della testa alberi con la chiglia, era impossibile
calettare direttamente sugli stessi una ruota grande, per mancanza di
spazio.
Inoltre, per abbattere il rumore, avevamo anche deciso di usare una
trasmissione a cinghie dentate. Tale soluzione, sicuramente adatta allo
scopo, comporta l'utilizzo di componenti comparativamente più
ingombranti che non una trasmissione ad ingranaggi (più rumorosa).
La soluzione al problema è consistita nell'adottare un alberetto
intermedio che è collegato all'albero elica con un ingranaggio
per cinghia dentata a 12 denti, uguale a quello calettato sull'asse-elica
(rapporto di trasmissione 1:1). Sullo stesso alberetto ausiliario è
montato un secondo ingranaggio a 44 denti che è collegato, tramite
una seconda cinghia, ad una ruota piccola (sempre 12 denti) che è
montata sull'albero motore. La posizione dell'alberetto, più
esterna e più in alto della chiglia, permette il montaggio dei
vari componenti senza problemi di ingombro.
Una seconda considerazione ci ha spinto a posizionare i motori in alto:
la possibilità che si formi una via d'acqua attraverso i canotti
porta asse-elica. Questa considerazione ha suggerito di creare due paratie
stagne su due ordinate contigue, nel punto in cui gli assi-elica escono
dai loro tubi.
Nella malaugurata ipotesi che entri dell'acqua dagli assi-elica (possibilità
remota, ma non impossibile) essa rimarrà confinata nel volume
tra le due ordinate per un'altezza massima che corrisponde al livello
esterno: meno di un etto d'acqua al massimo.
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lo schema teorico del sistema di trasmissione interno allo scafo è
il seguente:
di seguito le immagini della sua realizzazione pratica.
L'asse-elica e l'alberetto ruotano su cuscinetti a sfere.
Nota: le foto risultano capovolte in quanto il montaggio è stato
effettuato sullo scheletro vincolato allo scalo di costruzione, il motore
non è presente, verrà montato una volta terminato lo scafo.
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Nelle foto precedenti si nota un "misterioso
barilotto di alluminio", montato sul terminale dell'asse-elica.
Questo componente è nient'altro che il sistema reggispinta dell'elica. |
Nelle navi reali, la spinta dell'elica
(in marcia avanti ed in marcia indietro) è scaricata sulla struttura
attraverso un sistema di reggispinta. L'elica infatti, può scaricare,
in determinate circostanze, una spinta di tonnellate e non è possibile
pensare che un semplice supporto riesca ad assorbirla senza subire danni.
Nei modelli la spinta è ridicola, ed i giunti che di solito si
montano su un modello di scafo sono più che sufficienti allo scopo,
ma abbiamo voluto lo stesso replicare, in qualche modo, la situazione
reale.
Sono stati così realizzati due supporti gemelli al cui interno
sono montati due cuscinetti reggispinta tra i quali è frapposta
una ghiera che si appoggia all'uno od all'altro a seconda se si proceda
in avanti oppure indietro. Il tutto è racchiuso in un contenitore
il quale risulta saldamente ancorato al tubo porta asse-elica che, a sua
volta, è saldamente incollato alla struttura dello scafo.
Ecco pertanto che la spinta dell'elica "entra" nello scafo mediante
l'asse-elica, si scarica su uno dei due cuscinetti reggispinta, passa
al contenitore, dal contenitore al tubo porta asse-elica ed infine alla
struttura dello scafo.
Per una magiore fluidità di movimento, all'interno del contenitore
è piazzato anche un cuscinetto radiale, mentre un secondo cuscinetto
è sistemato all'esterno, sulla paratia opposta. |
Il concetto è spiegato schematicamente
nella immagine che segue:
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Nella realizzazione pratica, viste le rispettive dimensioni, si è
eliminata la battuta per la marcia indietro in quando il cuscinetto
reggispinta relativo si appoggia direttamente sulla corona esterna del
cuscinetto radiale.
Il congegno è mostrato scomposto nelle sue parti e assemblato.
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