Anni fa avevo visto un film che narrava le imprese
di marinai inglesi imbarcati su mini-sommergibili che compivano eroiche
azioni contro il naviglio nazista.
Purtroppo non ricordo il titolo italiano, quello originale è "Submarine
X-1" (1968), ricordo che l’attore principale era James Caan.
I mezzi usati erano “intriganti” e mi ero detto che mi sarebbe
piaciuto fare il modello, ma non avevo riferimenti storico-tecnici sufficienti.
Va detto che i mezzi impiegati nel film erano i modelli post-bellici,
che presentano leggere differenze rispetto a quelli effettivamente impiegati
per le azioni descritte, ma all'epoca certe "licenze" erano
tollerate.
I mini-sommergibili sono degli “X-Craft”, vascelli di circa
15,5 mt con 3-4 persone di equipaggio.
(Il 4° uomo era un sommozzatore il cui ruolo era quello di aiutare
il mini-sub a superare le barriere di protezione nemiche e, successivamente,
di attaccare le cariche esplosive allo scafo nemico).
Tali mezzi realizzati nel 1942, erano stati concepiti con il primario
obiettivo di affondare la corazzata tedesca Tirpiz, alla fonda in un fiordo
norvegese e spina nel fianco della marina inglese.
La storia ci dice che il tentativo fallì, ma i mezzi sono stati
successivamente usati con successo in altri momenti.
Recentemente ho trovato un ottimo libro sull’argomento, corredato
anche da una tavola disegnata a grande formato e ho deciso che era venuto
il momento di costruire un modello, nella mia scala usuale 1:72.
Il libro è “Midget Submarines of the second World
War” di Paul Kemp edito da Chatham Publishing – Londra
per la serie “ship-shape” 125 pagg. con foto e disegni. -
ISBN 1-86176-042-6 prezzo 30.00 £ GB.
Sull’onda dell’entusiasmo ho effettuato qualche ulteriore
ricerca sul WEB, ma con risultati deludenti.
Sono stato più fortunato quando ho visitato l’Imperial War
Museum a Duxford dove è conservato un esemplare del tipo XT (post-bellico,
con qualche differenza esterna) ed al “Submarine Museum” a
Gosport dove era in restauro (2004) un tipo X 5-10.
Queste sono le caratteristiche salienti del mezzo vero (serie X-5-10 e
X-20-25):
· Lunghezza 51’ 7” (15,722 mt)
· Larghezza 5’ 9” (1,753 mt)
· Pescaggio (anteriore) 5’ 3” (1,60 mt)
· Dislocamento in superficie 27 tons
. Dislocamento immerso 29.8 tons
· Peso del carico bellico 4 tons
· Carica esplosiva 4480 lbs
· Velocità in superficie max. 6.25 Knots
· Velocità in immersione max 5.75 Knots
· Autonomia @ 2 Knots 82 nm
· Profondità operativa max 300 ft (91,5 mt)
· Motore di superficie (Diesel) Gardner - 42HP @1800 rpm
· Motore elettrico Keith Blackman - 30 HP @ 1650 rpm
· Batteria Exide 20SP 112 celle, capacità 440 Amp/Hr per
5 Hr
Il libro citato tratta di vari mezzi “mini”
(tra cui il nostro SLC – Maiale) e si dilunga proprio sull’
X-craft.
A giudizio dell’autore (inglese) gli “X-cratf” sono
stati i mezzi d’assalto più efficaci della 2^ GM.
Da buon italiano non mi sento perfettamente allineato su questo particolare
giudizio.
Ero anche a conoscenza del fatto che la “Pit Road – Sky Wave”
ha in produzione un kit in resina nella stessa scala ma oltre al costo
(esagerato), c’è la difficoltà di reperire in Italia
tale soggetto, in quanto non commercializzato.
Esaminato il tutto, ho deciso che le difficoltà erano tutte affrontabili
e che valeva la pena tentare l’autocostruzione.
Esaminando il soggetto, ho trovato che si tratta essenzialmente di un
corpo cilindrico, con le estremità coniche, sul quale è
sovrimposto un piccolo falso ponte.
Inferiormente c’è una chiglia a sezione trapezioidale e il
carico bellico è costituito da due appendici laterali sganciabili
dall’interno.
La propulsione è data da un’unica elica posteriore e i timoni
di direzione e profondità sono un complesso criciforme posto all'estrema
poppa, un sistema che ricorda molto quello di tipo aereonautico.
Il disegno seguente è tratto dal libro, nel disegno le due cariche
di esplosivo sono solo tratteggiate. |
| Il corpo principale dello scafo è
stato ottenuto per tornitura da un cilindro di plexiglas, omettendo le
parti terminali estreme. (figura 1, in basso)
Sono stati invece praticati i segni (solchi) in corrispondenza delle giunzioni
delle lamiere. Questi solchi sono stati successivamente “riempiti”
con un filo di rame di diametro opportuno per simulare i cordoni di saldatura.
Di solito nel modellismo aereonautico sono apprezzate le pannellature
"in negativo"; al contrario nel modellismo navale sono apprezzate
le pannellature "in positivo".
La parte del falso ponte ha richiesto un approccio differente: il falso
ponte vero è una struttura lamierata e vuota all’interno:
l’acqua è libera di circolare, così come l’aria.
Per riprodurre con fedeltà la cosa ho predisposto un “maschio”
di legno sul quale, grazie ad una macchinetta a vuoto, ho ottenuto tutto
il falso ponte in una unica volta per stampo sotto vuoto (vacu-form).
(figura 1, si vede il maschio in legno -al centro- usato per ottenere
in vacu-form il falso ponte ed il falso ponte già lavorato - in
alto)
Le parti fisse e mobili della crociera dei governali di poppa sono state
ottenute da lastre di opportuno spessore di polistirolo sagomate in modo
grossolano con seghetto da traforo e poi rifinite con limette a mano.
(figure 4, 6 e 13)
L’elica ha richiesto una speciale lavorazione. Premesso che tra
le mie cianfrusaglie non avevo un’elica siffatta (per diametro,
numero e forma delle pale) mi sono visto costretto a farla da zero.
Per prima cosa ho tornito una forma toroidale in alluminio (diametro esterno
di 10,5 mm), poi mediante un divisore ed una fresetta verticale ho praticato
tre intagli inclinati a 30°. In questo modo ho ottenuto un abbozzo
delle tre pale. Tutto il lavoro successivo è stato fatto a mano
con micro-limette, fino ad ottenere la forma finale voluta. (figura 13)
Tutto il falso ponte è perforato per permettere all’aria
di uscire quando il mezzo si immerge (e viceversa all’acqua di defluire
quando emerge). Nel disegno i fori sono chiaramente indicati e così,
dopo averli riportati con un pennarello sulla plastica, ho praticato una
serie di forellini di diametro variabile da 0.3 a 0.7mm.
Sullo scafo vero sono saldati due portelli stagni. Nel modello essi sono
riprodotti con due trochetti di tubo in plastica (l’ho trovata del
diametro corretto!!) chiusi da due botole ricavate per tornitura da un
tondo di ottone. (figure 2, 5 e 8)
Il blocco di prua è stato fatto con blocchetti di legno prima grossolanamente
abbozzati ed incollati in posizione e poi rifiniti parte con un trapanino
a mano (con disco abrasivo frontale) e poi con la immancabile lima a mano.
(figure 5 e 7)
I golfari semi-circolari a prua e poppa sono stati ottenuti per tornitura
da un tondo di ottone. Dopo averne completati due, ne ho scartata una
metà ciascuno. (figura 7).
Le due cariche laterali, data la loro particolare conformaziome, hanno
richiesto una certa attenzione.
In primo luogo la parte semi-circolare: è stata ricavata da tubo
liscio in plastica per impianti elettrici da 16 mm, tagliato longitudinalmente.
(figure 2, 3 e 6)
Le due calotte sono state ricavate per stampaggio sotto vuoto da una forma
tronco-conica in legno preventivamente tornita. Naturalmente i coni ottenuti
sono stati a loro volta sezionati longitudilalmente per ottenere la forma
finale. (figura 3)
Per avere una giunzione tra la parte centrale e le due estremità
sufficintemente solida, all’interno è stato posta posta una
sezione (anche questa tagliata in senso longitudinale) di tubetto di diametro
più piccolo che funge da “battuta” per i pezzi da unire.
Naturalmente per completare il modello sono stati necessari altri piccoli
minuti particolari, realizzati con micro tubetti, filo di rale, piattina
d’alluminio, etc. (nella figura 5 se ne vedono alcuni)
Una particolare attenzione è stata dedicata alla marmitta del motore
termico, realizzata in filo di ferro plastifivato, alluminio tornito e
terminale ottenuto con un tubetto di siringa. (figura 6). I dettagli del
sotto ponte, una volta che questo è in posizione, non sono praticamente
più visibili, ma mi è piaciuto farli lo stesso per una mia
personale soddisfazione.
La colorazione uniforme mi è stata ispirata dal modello di Gosport:
un blu-acciaio. E' molto probabile che quelli operativi fossero colorati
di nero, ma l'unico riferimento a colori che ho trovato è il disegno
(artistico) che compare in testa a questo articolo. In tale disegno compare
un' antenna a poppa che non trova riscontro nelle foto d'epoca.
Per prima cosa ho dato del grigio opaco uniforme, allo scopo di scoprire
eventuali imperfezioni che altrimenti non si vedrebbero e che, se scoperte
troppo tardi, la loro eliminazione costituirebbe un difficile problema.
(figure 8 e 9)
Per ottenere tale colore, semi-lucido, ho mischiato del nero lucido con
azzurro opaco con una piccolissima aggiunta di argento. Verniciatura a
spruzzo. (figure finali)
A completamento del tutto, una basetta di plastica decorata con una bandiera
“White Ensign” della Royal Navy stampata su carta ed attaccata
con colla stick. (figura 15).
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