Il Savoia-Marchetti S.M.79 "Sparviero" era un trimotore ad ala bassa multiruolo, inizialmente progettato come aereo da trasporto civile veloce.
Negli anni 1937-39 stabilì 26 record mondiali e fu, per un certo periodo, il più veloce medio bombardiere del mondo.
Costruito in legno, tela e metallo, si riconosceva per la tipica "gobba" dietro l'abitacolo che gli valse il nomignolo di "Gobbo maledetto".
Fu impiegato per la prima volta nella guerra civile spagnola.
La Regia Aeronautica lo impiegò durante la seconda guerra mondiale in tutto il teatro del Mediterraneo, prima come bombardiere e poi come aerosilurante.
Restò in servizio, in Italia, fino al 1952. Fu il bombardiere italiano costruito nel maggior numero, circa 1.300 di esemplari.
Lo impiegò anche l'aeronautica romena, dove fu costruito anche su licenza.
Si trattava indubbiamente di un aeroplano riuscitissimo che però non subendo migliorie nel corso degli anni perse il suo primato.
Il progetto S.79 nasce nel 1934, su progetto dell'ingegner Alessandro Marchetti, come aereo da trasporto con la possibilità di ospitare anche otto passeggeri.
Il primo apparecchio prototipo civile, esce dallo stabilimento SIAI-Marchetti di Sesto Calende il 28 settembre 1934 e compie il primo volo l'8 ottobre 1934.
Dotato di motori radiali Piaggio, in seguito sostituiti da tre motori Alfa Romeo, dimostra subito buone doti, anche di velocità.
Le caratteristiche di volo però, secondo il generale Pricolo che aveva pilotato l'S.79 per due anni, non erano sempre positive, in quanto il velivolo «da solo avrebbe conseguito una decina di primati» ma «che in aria appena agitata non consentiva che si lasciasse il suo volante neppure per un attimo»
Il Savoia-Marchetti è stato un bombardiere molto importante durante la seconda guerra mondiale, e uno dei pochissimi aerei italiani ad essere prodotto in quantità considerevoli.
Durante la sua vita operativa l'apparecchio venne più volte trasformato e adattato a vari impieghi
L'S.M.79 era un trimotore monoplano ad ala bassa a sbalzo, con carrello di atterraggio retrattile, la costruzione era di tipo misto, in metallo, legno e tela. La fusoliera era strutturata in un traliccio di tubi d'acciaio rivestiti in lamiera in lega leggera nella parte anteriore, in lamiera e compensato nella sezione dorsale, mentre ai fianchi erano rivestiti in tela.
Le semiali, dotate di dispositivi di ipersostenzione sia sul bordo d'attacco che su quello d'uscita, erano di profilo biconvesso con struttura a tre longheroni interamente realizzata in legno, cos come gli alettoni, con centinatura in listelli di pioppo rivestiti in compensato telato.
Il velivolo era multiposto a doppio comando. L'equipaggio era costituito da due piloti, un motorista, un operatore radio e variamente composto da armieri, puntatore, osservatore e/o fotografo nelle missioni di ricognizione.
La cabina di pilotaggio era dotata di tettuccio rimovibile per consentire ai piloti il lancio con il paracadute o in caso di ammaraggio forzato.
La motorizzazione adottata consisteva in 3 motori radiali Alfa Romeo 126 RC.34. Ogni motore azionava un'elica traente tripala di costruzione metallica prodotta dalla Savoia-Marchetti, caratterizzata da due assetti di passo variabile in volo dal pilota mediante comando idraulico.
La benzina era ripartita in 8 serbatoi principali ed in due serbatoi ausiliari da 410 litri ciascuno, per un totale di 3 320 litri. Tutti i serbatoi erano del tipo autosigillante.
L'alimentazione dei carburatori era data da tre pompe meccaniche montate sui motori o, in caso di avaria, da tre pompe ausiliarie azionabili a mano.
Il carrello d'atterraggio, dotato di ammortizzatori oleopneumatici, era del tipo biciclo retrattile nelle gondole dietro ai motori alari e ruotino d'appoggio fisso posizionato in coda.
L'armamento offensivo era costituito da un carico normale di 1 000 kg e massimo di 1 250 kg di bombe di vario tipo, quello difensivo da tre mitragliatrici Breda-SAFAT cal. 12,7 mm.
Una era fissa montata superiormente alla cabina di pilotaggio e sparava al di sopra del disco dell'elica del motore centrale e veniva comandata dal primo pilota. Per la mira era utilizzato un collimatore rialzabile fissato all'interno della cabina da allineare ad un mirino fisso montato sul muso della fusoliera.
Le altre due erano brandeggiabili, una in posizione ventrale e una dorsale, nella "gobba", per la difesa di coda. Queste tre mitragliatrici funzionavano con un sistema di riarmo pneumatico che sfruttava il motocompressore dell'avviamento.
CARATTERISTICHE
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