La Curieuse
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Si tratta di una Goletta a gabbiola costruita a Lorient (Francia) con il preciso scopo di esplorare le terre Antartiche e compiere il giro del mondo sfruttando le rotte del Sud. Il progetto della goletta prendeva le mosse da analoghe imbarcazioni usate per la pesca e caratterizzate da grande robustezza e ottime capacità nautiche. Naturalmente con le doverose modifiche per rendere il più confortevole possibile il soggiorno a bordo dell’equipaggio per un tragitto che all’epoca si prospettava lungo e difficoltoso. L’equipaggio era formato da tre ufficiali e quattro marinai. I primi avevano il compito, oltre a quello normale per gli ufficiali di bordo, di svolgere le operazioni scientifiche legate allo scopo della missione. Le caratteristiche principali della goletta erano le seguenti: Lunghezza totale: 20.75 mt. Lunghezza alla linea di galleggiamento: 17.58 mt. Larghezza: 5.84 mt. Pescaggio: 3.20 mt. Dislocamento teorico: 75 tons Superficie velica totale: 217.50 mq. |
| L’interno era suddiviso, longitudinalmente, in quattro ambienti.
A prua il locale equipaggio, a seguire il locale di soggiorno e mensa, a centro nave il locale motore, fiancheggiato dai due serbatoi dell’acqua potabile. Non vi era passaggio interno tra la parte anteriore e quella posteriore, era necessario passare dal ponte. Nella parte poppiera vi erano quattro cabine per gli ufficiali. Il riscaldamento delle due metà nave era ottenuto con due stufette. La cucina era sistemata sul ponte, indipendente da tutto il resto: non doveva essere particolarmente comodo il dover passare le vivande di sotto in presenza di cattivo tempo e mare in tempesta! L’imbarcazione, costruita nel 1912, era dotata di un motore ausiliario, sicuramente comodo per un viaggio della durata prevista di cinque anni, durante i quali, in determinate dircostanze, il trovarsi a manovrare con le sole vele avrebbe potuto rivelarsi problematico. Il motore, di modesta potenza, era in grado di spingere la nave a sei nodi di velocità massima e aveva una autonomia di 2500 miglia a quattro nodi. Sul ponte, oltre alla già citata cucina, si trovavano: (da prua verso poppa) L’argano per le ancore (che poteva essere mosso sia dal motore, sia a mano) L’osteriggio di prua Il boccaporto per le provviste (la cucina) Il cofano macchina Il serbatoio del carburante La chiesuola L’osteriggio di poppa Il timone (rivolto a prua, come in molte imbarcazioni da regata) Il contenitore della macchina del timone che aveva anche la funzione di ripostiglio e di protezione dalle ondate di poppa La parte posteriore del ponte era sopraelevata rispetto alla prua. La sopraelevazione era in corrispondenza della paratia stagna centrale che separava la zona marinai da quella degli ufficiali. La nave era dotata di due alberi e del bompresso. In totale poteva montare sei vele di straglio e due quadre. In testa all’albero di maestra si trovava la coffa di vedetta. Le due rande erano avvolgibili sui rispettivi boma grazie ad un sistema a cricchetto manuale; un sistema con comando a catenella provvedeva all’avvolgimento della vela di gabbia. La vela di maestra era raramente usata, l’andatura preferita era quella di bolina, garantita da due rande, due contro-rande e da due fiocchi. Le imbarcazioni si servizio all’origine erano ben quattro: due “dories”, portati impilati e capovolti sul ponte di poppa a dritta, una lancia a vela ed una a motore. La sistemazione a bordo delle due ultime è dubbia, quantunque la dotazione di due coppie di bighi ai due lati della coperta suggerisca la loro collocazione in corrispondenza dei due lati della cucina, in quanto, con tutte le imbarcazioni a bordo risultava alquanto difficile lo spostasi sul ponte. Molto probabilmente, come spesso si usava fare, le due imbarcazioni erano tenute in acqua e trainate, sempre che le condizioni del mare lo permettessero. Dalla documentazione risulta poi che almeno una delle due imbarcazioni sia andata perduta e che ne sia pertanto sopravvissuta solo una. Non è chiaro se quella a motore o l’altra a vela. |
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La documentazione Non esiste documentazione sulla Curieuse tranne che quanto contenuto nel libro: “La Curieuse – le voyage interrompu – 1912-1914” Autori: G. Mazin e G. Garidel Edito da: Publications MRA – 1985 - collection Latitude - ISBN 2-905924-00-4 In lingua francese. Il libro è una ricerca completa sull’argomento, arricchita da fotografie, disegni e da quattro tavole fuori testo a grande formato; esso permette la realizzazione di un modello con dovizia di dettagli e ottima fedeltà storica, per quanto possibile. Gli autori, infatti, ammettono i loro dubbi per quegli aspetti che non sono riusciti a chiarire con la dovuta precisione. Per quanto riguarda la colorazione, per esempio, non esistendo documenti in proposito ed essendo le fotografie solo in bianco e nero, viene data solo una interpretazione di tipo deduttivo. Appare comunque evidente che nel corso dei due anni in cui la Curieuse è stata impiegata nel ruolo previsto, sia stata sottoposta a vari carenaggi durante i quali sono state apportate modifiche che hanno coinvolto, tra l’altro, anche i colori. |
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Il modello Il modello è stato realizzato in scala 1:40 ed è a costruzione mista, con impiego dei più disparati materiali. Trattandosi di un modello statico, pertanto senza vincoli di peso, lo scafo è stato realizzato con la tecnica del pane e burro e fasciato con listelli. L’opera viva nella realtà era rivestita di placche di zinco, nel modello tali placche sono state ottenute da rettangoli di carta pesante, incollati uno ad uno. Il ponte a sua volta è stato rivestito da listelli di pero. |
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Gli alberi sono in legno, così come i pennoni, i due boma ed i picchi. I canestrelli sono in alluminio. |
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I due osteriggi, la cucina, il cofano macchina, il serbatoio della nafta e la protezione della macchina del timone sono stati realizzati con plastica in fogli e, nel caso della cucina, il tetto è una lamina di ottone. I due camini della cucina, che presentano ciascuno un gomito in lamiera a pieghe, sono stati ottenuti con due viti a cui è stata asportata parzialmente la filettatura e poi piegate. |
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L’argano di prua è costituito da una struttura di plastica, mentre i vari ingranaggi e gli alberi sono metallici (ferro, ottone, alluminio). |
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La chiesuola è in ottone tornito con un rivestimento in listelli di pero nella parte cilindrica. Le due sfere di compensazione magnetica sono state ricavate da due perline per collana di bigiotteria. |
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La ruota del timone è interamente in ottone, ottenuta per tornitura e poi verniciata color legno, lasciando a vista solo l’anello di rinforzo. |
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Ai primi del ‘900, molte delle manovre correnti, anzichè a fune, erano in catena; non essendo possibile avere una micro-catenella in scala 1:40, si è optato per un doppio filo di rame ritorto a onda lunga che dà un effetto “catena” con sufficiente rispetto della scala. Tutti i bozzelli sono da commercio: si tratta di bozzelli in metallo bianco ottimamente realizzati di provenienza USA. Quelli in legno normalmente reperibili, anche i più piccoli, risultano essere troppo grossi. |
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Il rispetto della scala costringe alla autocostruzione anche di parti all’apparenza facili da reperire in commercio. Per esempio: la catena dell’ancora, caratterizzata dalla presenza al centro della maglia del “traversino”, si trova ma solo di dimensioni esageratamente grandi per il modello ed il doversi arrangiare è d’obbligo. Quella del modello è stata ricavata da filo di rame ripiegato a forma di “9”, maglia per maglia (in totale 160) poi colorata opportunamente con vernice non diluita. Le gru di capone sono in ottone (il gambo) ed in plastica (la carrucola). Le ancore sono da commercio. |
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Le caviglie: quelle meno visibili sono da commercio (un pò grosse per la verità) quelle più in vista sono state ottenute singolarmente a partire da tondino di ottone lavorato con il sistema del doppio trapano: su uno (tenuto fermo) su fa girare il tondino, sull’altro si monta una micro-mola che si manovra in modo tale da ottenere la forma voluta. L’effetto combinato delle due rotazioni opposte fa sì che la velocità relativa mola-pezzo sia molto alta e la lavorazione veloce e relativamente facile. |
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Il risultato finale è abbastanza realistico. |
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Se poi dopo avere fotografato il modello,
lo si dà in "mano" a chi sa usare i programmi di fotoritocco ........ ..... ecco il risultato.................... Editing eseguito da Vanni D. |
Albino B. |
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