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Bandiere in scala

Fare delle bandiere che risultino credibili, in scala, non è un compito facile.
Nel fare modelli di navi oppure di figurini, si incorre facilmente nella necessità di doverne fare una o più.
Nel modellismo navale questa esigenza si presenta da una a tre volte per ogni modello (navi moderne, navi antiche).
Ovviamente anche altre branche del modellismo hanno la stessa necessità: nel campo dei figurini, per esempio, il vessillifero è una figura di sicura attrattiva ed il “vessillo” un elemento centrale dell’opera finita.
Nell´osservare modelli navali, è facile notare dei “rettangoli” rigidi che dovrebbero rappresentare le bandiere, ma che, confrontate con quelle vere, non sono affatto convincenti.
Piccoli guidoncini erano anche portati da carri armati, specie sulle aste delle antenne radio, oppure veri e propri drappi stesi sulle parti orizzontali per farsi riconoscere dagli aerei amici.

Ora, una qualsiasi bandiera presenta alcune peculiarità: in primo luogo è leggera, è fatta di stoffa che, in scala ridotta, dovrebbe essere sottilissima; poi è regolarmente esposta al vento e, a seconda che il vento sia assente piuttosto che teso (con tutti gli stadi intermedi di turbolenza), essa può cadere, garrire o essere decisamente tesa.
Ciascuna bandiera presenta inoltre delle precise caratteristiche che sono di solito codificate: i colori che la compongono sono specificati (nella maggior parte) con precisione, così come sono precise le sue proporzioni lunghezza-altezza.
Tali praticolarità devono essere naturalmente ben rispettate dal modellista.
Non a caso recentemente c’è stato un intervento parlamentare per definire con certezza i colori della nostra bandiera nazionale, usando la codifica internazionale “Pantone”.
(NB: le proporzioni della nostra bandiera sono definite 3/3-2/3).

Un esempio di colore codificato è la bandiera svedese: una croce gialla in campo azzurro. L’azzurro della bandiera svedese è un azzurro pallido da non confondere assolutamente con il turchese, tanto meno con il blu ed è un colore unico nel novero delle bandiere moderne.

Ma andiamo con ordine.

Per conoscere esattamente colori e proporzioni può risultare utile consultare il sito: http:\\www.1uptravel.com\flag\flagsdove si vede una quantità di bandiere incredibile.
Un altro sito interessante sullo stesso argomento: http:\\www.flags.net
Le immagini delle bandiere sono scaricabili.

Nota: le bandiere sono convenzionalmente sempre mostrate come appaiono se inferite con l´asta a sinistra.
Pertanto la bandiera italiana ha sempre il colore verde all´asta ed il rosso al battente.
Una buona bandiera non può partire che da una esatta conoscenza della stessa.
I materiali per fare una buona bandiera.
Adesso che sappiamo COSA fare, dobbiamo trasformare una immagine in un oggetto tridimensionale.
Personalmente conosco alcuni modi diversi, tutti validi, con difficoltà differenziate e con risultati leggermente diversi per realizzare bandiere accettabili.

1 Il metodo usato dai “figurinisti” (modellini di soldatini) di solito consiste nell’impiegare un foglio di piombo estremanente sottile, laminato a freddo, partendo da un foglio più spesso, usando un cilindro di metallo fatto rullare sopra ad un piano liscio: esattamente nello steso modo con cui nostra madre stendeva la pasta.
2 Un metodo alternativo, ma simile al precedente, è quello di ricavare il materiale base dai tubetti di dentifricio vecchio tipo (in commercio si trovano ancora): il metallo che se ne ricava è simile al piombo laminato, ma è leggermente più spesso. In tutti e due i casi si ottiene un supporto duttile che potrà prendere le dovute pieghe per simulare l’azione del vento.
3 Lo stesso metodo si applica alle lamine di plastica metallizzata che sd recupera dai colli delle bottiglie di spumante. Putroppo oggi questo materiale il più delle volte non è liscio, ma presenta una superficie variamente corrugata e in questo caso non è sfruttabile.
4 Un altro metodo è quello di usare un sottile foglio di plastica che verrà deformato a caldo.
5 L’ultimo metodo a mia conoscenza è quello di usare della semplice carta.
Il dettaglio
Andando nel dettaglio, nel caso si sfruttini i vari fogli metallici (piombo, ex-dentrifricio, ex-spumante) si ha che la bandiera risulta comunque pesante e pertanto andrà sorretta un modo adeguato. La bandiera viene dipinta due volte (una per faccia) e quindi onduta o spiegazzata.
Nel caso di decorazioni complesse, non è escluso che, durante la piegatura, qualche scheggia di vernice salti via, al che saranno necessari dei ritocchi.
Si possono impiegare colori ad olio che sono più flessibili della vernice e che accompagnano meglio le curve, escluderei invece le tempere che, sul metallo, hanno poca “presa” e che sono estremamente fragili per via del fatto che, una volta seccate, sono molto rigide.
Sfortunatamente non ho immagini da allegare relativi a siffatte bandiere. Ad ogni buon conto un qualsiasi sito di modellisti “soldatinari” fa vedere gli egregi risultati che si ottengono su lamine metalliche sottili.
Il metodo, infatti, è particolarmente indicato per bandiere grandi e molto elaborate, sul tipo di quelle dei 35mm “napoleonici”.
Nel caso 4 il procedimento è il seguente: si dipinge la bandiera da entrambi i lati di un foglio di plastica (meglio se trasparente), per esempio quella delle scatole per camicie, o quella delle buste “blister”, (scegliendo le parti piane e scartando quelle che riportano la sagoma del pezzo che vi era contenuto).
La palstica delle buste “blister” è particolarmente adatta a prendere una data forma ed è questa caratteristica che viene comoda nella parte finale del lavoro.
Analogamente ai casi precedenti, la decorazione della bandiera prescinde dai bordi, l’importante è che la parte interna della stessa sia secondo le misure prescritte, infatti la bandiera viene normalmente dipinta su una porzione di materiale più grande del necessario e sarà il successivo ritaglio, operato con semplici forbici, che darà le proporzioni finali.
Nel caso della plastica è necessaria una accortezza: bisogna individuare il colore più esteso (meglio se chiaro) e dare tale colore su tutta la superficie della bandiera.
I colori successivi saranno stesi sopra al primo, ovviamente al posto giusto.
Il colore di fondo serve per dare aggrappo a quelli successivi ed a creare un velo uniformante.
La colorazione della bandiera deve essere operata su entrambe le facce, avendo cura di far coincidere i colori.
Una volta terminata la decorazione con vernici per plastica – opache, e non appena l’ultimo colore dato è seccato, si passa alla parte “difficile”.
Si ritaglia la bandiera alle proporzioni volute, si afferra la stessa con un paio di pinze piatte dalla parte in cui la bandiera dovrà essere inferita (dalla parte dell’asta), si accende una candela (leggi nota in fondo), una volta ammorbitita la plastica sulla fiamma, la si deforma rapidamente con le dita.
Il risultato è una bandiera che non ha niente da invidiare alla precedente in piombo, con il vantaggio che è più è leggera.
Un esempio sono queste due bandiere francesi, con spiegazzature diverse.
L’ultimo metodo è più sbrigativo e, se ben eseguito, porta ad un risultato soddisfacente.
Si tratta di elaborare l’immagine della bandiera a computer in modo da ricavarne due immagini speculari (la due facce della stessa bandiera), e di stamparle con una buona stampante a colori.
Una volta ottenuta la stampa, si ritagliano le due facce, Si cosparge di “Vinavil” la parte interna di una delle due e la si accoppia all’altra con un movimento oscillatorio, così da assicurarsi che la colla sia spalmata su tutta la superficie. Sfruttando il tempo di essicazione del “Vinavil” che è di qualche minuto nel caso di due fogli di carta, con colla ancora umida si imprimono le pieghe al tutto.
Si debbono curare le pieghe date rimarcando la pressione sulla carta fintanto che la colla non è sufficientemente secca.
Il risultato è una bandiera che ha delle spiegazzature leggermente meno plausibili delle precedenti e, di solito, con colori meno accesi, ma pur sempre valida.
E’ un metodo che è particolarmente indicato per bandiere con decorazioni complesse, magari con piccoli fregi, difficilmente riproducibili a pennello.
Un esempio: la bandiera USA, con tutte quelle stellette!
Il difetto della bandiera eseguita su carta e stampata è che i colori non sono duraturi. Dopo qualche anno scolorano. Ora, se pensiamo che di solito un modello in plastica non dura così a lungo, non dobbiamo preoccuparci di questo problema
 Per assurdo, il materiale da escludere in ogni caso è la stoffa: i miei svariati tentativi di ottenere qualche cosa di oggettivamente accettabile da diversi tipi di stoffa, usando diversi metodi, sono tutti miseramente falliti.
NOTA: perché una candela.
Le fiamme non sono tutte uguali: la temperatura di combustione varia a seconda del materiale che brucia e la fiamma di una candela ha una temperatura che, nella scala generale, è classificata “fredda”.
Proprio questa caratteristica ci permette di sfruttarla con più facilità, specie nel caso in cui si maneggi la plastica, materiale che, notoriamente, è sensibilissimo alle variazioni di temperatura e che fonde o brucia con estrema facilità.
Variando anche di poco, la distanza della plastica dalla fiamma della candela, si riesce a dosare la temperatura dell’aria calda che investe il materiale, trovando con relativa facilità il punto in cui si può rendere lo stesso plasmabile, senza peraltro rovinarlo.
Chi provasse, ad esempio, ad ammorbidire un foglio di plastica sulla fiamma del gas si troverebbe a mal partito, perché tale fiamma (adatta a cuocere cibi) è troppo “calda” per una operazione del genere e non ultimo, sicuramente più pericolosa.
Naturalmente non dobbiamo MAI dimenticarci che stiamo maneggiando un materiale infiammabile, vicino ad una fiamma libera: anche se la plastica prende fuoco con lentezza, è bene che intorno non ci siano materiali che possano propagare un eventuale piccolo incendio (per es. fogli di carta, legno o altra plastica). E´ bene inoltre avere a portata un bicchire pieno d´acqua per poter spegnere una fiamma troppo “viva” con la necessaria rapidità.
                                                                                             Appendice
Le bandiere italiane hanno subito qualche cambiamento nella storia recente, inoltre quelle di marina hanno delle differenze rispetto a quelle “terrestri”.
1) bandiera nazionale sabauda
2) bandiera della marina sabauda
3) bandiera nazionale attuale
4) bandiera della marina commerciale attuale
5) bandiera della marina militare attuale
Un dettaglio: nelle bandiere marine italiane attuali, la differenza più evidente tra quella commerciale e quella militare è, ovviamente, la presenza o meno della corona turrita.
Esiste però una seconda diferenza, che di solito pochi notano.
Le bandiere della marina hanno “caricato”, al centro, uno stemma che riproduce i quattro emblemi delle vecchie repubbliche marinare, in ordine orario: Venezia, Genova, Pisa ed Amalfi.
Nel caso della repubblica di Venezia, il simbolo è il leone di S. Marco.
Se osservate bene, per la bandiera commerciale il leone ha tre zampe a terra, mentre l’anteriore sinistra regge una bibbia aperta, rivolta verso l’osservatore.
Nella bandiera militare, invece, lo stesso leone ha tre zampe a terra, ma quella anteriore sinistra è appoggiata sulla bibbia che adesso è chiusa, mentre l’anteriore destra regge una spada – molto significativo.
Nota Importante:
L’autore non si assume nessuna responsabilità per eventuali danni, diretti o indiretti, che dovessero verificarsi come conseguenza per la costruzione e/o all’utilizzo del progetto esposto.

Autore:  A. Benedetto

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One comment

  1. Complimenti , fatto veramente bene .

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