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Gambier Bay CVE-73 – Il secondo test in acqua, un grave problema

            

Il primo varo era andato bene, ma la configurazione del modello era lungi dall’essere completa.
Mancavano parecchie parti e tutte collocate in alto: il ponte di volo completo di ascensore, il castello ed accessori vari.
Il primo test era mirato anche a verificare la manovrabilità del modello e la sua velocità.
Quando il modello è stato messo in acqua in una seconda occasione, completo con ponte e castello, sono arrivati i guai:
il modello semplicemente non riusciva a stare diritto.
In qualunque modo si posizionasse il blocco di piombo da 5 Kg. di zavorra, si otteneva solo che la nave sbandasse da un lato puittosto che dall’altro.
Troppo peso in alto: il punto di baricentro era sopra il metacentro ed il modello risultava instabile.
Da notare che questo problema si riscontrava anche con le navi portaerei vere!
Abbiamo allora effettuato altri test e abbiamo scoperto che con solo metà ponte istallato il problema era sotto controllo, segno che il fattore sbilanciante, ancorchè grave, non era insanabile.
Putroppo non abbiamo foto della prova negativa, eravamo troppo impegnati a studiare il problema per pensare a fotografie.

Dopo lunghe discussioni, abbiamo raggiunto un accordo sul da farsi:

1) rivedere il sistema di motorizzazione e trasmissione del moto alle eliche, portando i motori in una posizione molto più bassa di quella attuale.
2) alleggerire il più possibile le parti non visibili del ponte
3) aumentare il peso di zavorra portandolo da 5 a 10 Kg – tale aumento comporta un “affondamento” dello scafo di circa 7mm – praticamente non visibile.
4) Alleggerire l’ascensore, ripensandolo integralmente in chiave di materiali e sistema meccanico.

Per la motorizzazione sono stati sbarcati i motori elettrici originali e sostituiti con due “Decaperm” dotati di riduttore 3:1.
Con la riduzione incorporata nei motori, si è potuto allora procedere allo sbarco delle due coppie di ruote dentate ed ad una diversa sistemazione dei motori stessi molto più in basso.
Già “sbarcando” le due ruote grandi (di Alluminio pieno) abbiamo tolto 4 etti!

Le foto seguenti illustrano:
1) – I nuovi motori che sono sistemati “appesi” alla piastra di supporto in alluminio.
2) – Un dettaglio degli stessi
3) – Il sistema di semplice trasmissione asse-elica/asse motore, con giunti diretti sull’asse ridotto dei motori.
4) – Un dettaglio del ruotismo finale che è ancora quello originale recuperato, ivi compresi i cuscinetti reggispinta.

La rimotorizzazione e la collocazione dei nuovi motori (più leggeri) in basso ha significato un deciso guadagno in termini di allegerimento del complesso di trazione ed il contemporaneo spostamento in basso del baricentro.
A questo punto abbiamo notato che il contrappeso originale (un unico cilindro di piombo del peso netto di 5 Kg – esatti!) creava problemi di vario tipo.
In primo esso obbligava a scegliere una posizione che, proprio per il fatto di essere unico non poteva essere ottimizzata, in secondo luogo l’ingombro obbligava a collocare il peso “sopra” alla chiglia, pertanto non nel punto più in basso possibile all’interno dello scafo.
Per ovviare a questo inconveniente abbiamo pensato di suddividere il cilindro in parti più piccole, compatibili con gli spazi a disposizione dentro allo scafo.
Nel contempo abbiamo anche provveduto a realizzare altra zavorra.
L’operazione nuovo contrappeso si è sviluppata con il reperimento di ulteriori 5 Kg (circa) di piombo di recupero, nella fusione in forme di fortuna, sagomate con misure tali per cui potessero essere collocate tra una ordinata e l’altra, appoggiate direttamente al rivestimento dello scafo.
Le operazioni di fusione, condotte senza preventiva esperienza e con sistemi di fortuna ha prodotto quattro “pani” di diverso peso e dalla’spetto non proprio entusiasmante, ma quello che importa è il risultato pratico.
L’unica accortezza che abbiamo avuto è stata quella di incorporare alla fusione dei ganci in ferro per maneggiare più agevolmente i pesi.
Ecco il risultato.

Va detto che i “pani” di piombo di peso differente tra loro non è un fatto del tutto negativo: infatti ciò permette di collocare gli stessi in posizioni a piacere (o quasi) per trovare il giusto equilibrio trasversale in uno scafo che presenta asimmetrie costruttive (il castello di lato) e di componenti interni.

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