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Gambier Bay CVE-73 – La costruzione del modello

            

Mentre la costruzione dello scafo procede, parallelamente si procede con la realizzazione di altri particolari, previsti collocati all’interno dello scafo.
Tra questi il meccanismo per consentire al cannone di poppa di ruotare sul suo asse.
Sulla Gambier Bay (come su tutte le portaerei di scorta classe “Casablanca”), il pezzo di artiglieria più importante era un cannone da 5″/38 “nudo”, cioè privo della casamatta, piazzato al centro della poppa, su una apposita piazzola parzialmente sporgente, quasi fosse un “terrazzo”.
Il pezzo in sè rappresenta un impegno notevole per il fatto che tutti i suoi particolari costruttivi sono a vista, ma in questa fase quello che ci interessava maggiormente era il congegno di rotazione.
Il piano di realizzazione del modello richiede, infatti, che essendo tale pezzo interessante e scenograficamente adatto, valga la pena “animarlo” almeno con il movimento di brandeggio (rotazione orizzontale sull’asse).
Vale la pena ricordare che per una precisa scelta, il modello ha solo funzioni speciali NON DIROMPENTI: pertanto sono aboliti scoppi, razzi o altre diavolerie pirotecniche che, a nostro modo di vedere sono più per giocattoli che per modelli seri.
Il movimento di brandeggio è limitato ad un arco di 270° (tre quarti di giro) dalla particolare collocazione del cannone, sotto al ponte di volo, sopra un “terrazzone” (sponson).
Salvo rarissime eccezioni, sulle navi militari i pezzi di artiglieria hanno un campo di tiro limitato da parti della nave stessa e pertanto possono operare su un certo arco di cerchio ben definito, superato il quale rischierebbero di colpire la loro stessa nave.

notare che il centro di rotazione del,cannone è oltre il bordo dello scafo.

Si è trattato, pertanto, di costruire un congegno che fosse in grado di riprodurre il movimento di brandeggio limitato ad un arco di circa 270°, senza richiedere particolari accorgimenti elettronici e che potesse funzionare o fermarsi con un semplice comando.
Si è scelto di adottare una soluzione è di tipo meccanico: un motorino elettrico, la cui velocità di rotazione è in primo luogo ridotta tramite un sistema a vite senza fine, che muove una ruota (primaria) alla quale è vincolata una seconda ruota (secondaria) attraverso una corta bielletta. La bielletta è collegata alla ruota primaria in modo tale per cui compie un movimento lungo una circonferenza di piccolo raggio; all’altro capo la stessa bielletta è collegata alla ruota secondaria in modo che la circonferenza sia di raggio molto più ampio: in questo modo si ottiene l’effetto che, mentre la testa della bielletta compie un giro completo sulla ruota primaria, riesce solo a percorrere un arco di cerchio (circa 90°) sulla ruota secondaria che, per questo effetto, si muove alternativamente avanti ed indietro.
Se alla ruota secondaria si collega con un ingranaggio una terza ruota di diametro ridotto (in questo caso 3:1) si ottiene un movimento alternato amplificato di 3 volte: i 270° che cercavamo.

Lo schema teorico del sistema meccanico sopra descritto è il seguente:

di seguito le immagini della sua realizzazione pratica.

Nelle realizzazione pratica è sorta la difficoltà di dover inserire il meccanismo (che nella realtà è all’interno dell’affusto del cannone) nel ridottissimo spessore della piazzola che, essendo sporgente, non permette di collocare direttamente sotto il nostro congegno.
Così lo spessore nel quale abbiamo piazzato i ruotismi, per la parte sporgente dallo scafo, è complessivamente di 5mm.

Nel frattempo la costruzione dello scafo non si è fermata, arrivando allo stadio in cui tutti i listelli sono stati posati, lasciando ancora libera la porzione di estrema prua.
Le parti di prua e poppa sono sempre particolarmente “stellate” ed è molto difficile riuscire a dare la forma voluta con la posa di listelli: è molto più agevole e veloce procedere con un sistema che ricorda quello del “pane e burro”.
Il sistema consiste:
1) – nel riempire il volume della prua estrema, così come anche della poppa, di blocchetti di legno tenero rozzamente sagomati secondo le linee dell’originale.
2) – raffinare la sagomatura con lime e raspe, oppure con un platorello elettrico e controllando il lavoro con dime di cartone.
3) – raccordare la parte a pane e burro con la contigua parte parte listellata con una buona dose di stucco che servità anche a rettificare eventuali piccoli imperfezioni.

Nel nostro caso il lavoro si è concentrato solo sulla prua in quanto il prototipo presenta uno specchio di poppa perfettamente piatto ed è stato sufficiente piazzare l’ultima ordinata completamente piena al posto giusto per ottenere la forma richiesta.

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