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Gambier Bay CVE-73 – La costruzione dell’ascensore di prua

            

All’inizio dei lavori, era stata costruita una struttura metallica con un meccanismo che era stato inteso essere lo scheletro meccanico per l’ascensore degli aerei.
Infatti, il piano generale prevede che l’ascensore di prua sia mobile in modo che, quando abbassato, possa far vedere una porzione dell’hangar sottostante, in modo da poter vedere alcuni aerei sottoposti a manutenzione.
Quando finalmente è stato possibile provare la collocazione della struttura all’interno dello scafo, ci siamo accorti che tale struttura, costruita usando le dimensioni “sulla carta” (evidentemente prese male), non entrava nello scafo in quanto troppo profonda.
Allo stesso tempo, esplorando qua e là sul WEB, abbiamo trovato delle fotografie che mostrano molto chiaramente il pozzo ascensore (quello vero) e parte dei meccanismi di azionamento.

 

le foto fanno vedere come il piano dell’ascensore poteva essere efficacemente usato in modo “alternativo”!!
In questo caso, leggermente rialzato rispetto al pavimento dell’hangar, fungeva da palco per una improvvisata orchestrina.
Notare sulla parete la scritta: “MAX. LOAD 15.000 LBS” – carico massimo circa 7,4 tons.

Analizzando le foto, risulta abbastanza chiaro che il movimento del piano avveniva con l’ausilio di quattro robuste catene, dei rulli di rinvio e tenuto in posizione da quattro guide.
Dai piani costruttivi risulta che il macchinario che dava il movimento alle catene era posizionato nel locale sito dietro la parete di fondo del pozzo ascensore e pertanto non visibile.
Il sistema reale, pertanto era completamente diverso da quello inizialmente escogitato per il modello.
Constatato che il meccanismo realizzato non andava bene, si è deciso di rifarlo ripartendo da zero.
Una prima versione utilizzava un gioco di funi al posto delle catene (non esistono catene funzionanti così piccole), ma gli attriti, per quanto ridotti al minimo dall’utilizzo di cuscinetti a sfere, non davano un buon risultato: dopo qualche ciclo di sali e scendi il piano iniziava ad intraversarsi.

Abbiamo allora optato per un sistema ad ingranaggi.
Esso funziona sostanzialmente così:
Il motore elettrico è montato su un pianetto di servizio (sulla faccia inferiore) e muove, con una riduzione 1:4 una ruota dentata che è calettata su un albero alla cui due estremità sono fissate due viti senza fine.
Ciascuna vite senza fine ingrana con la propria ruota (che giace su un asse che è a 90° rispetto al primo).
Ciascun asse secondario, oltre alla ruota collegata alla vite senza fine (sistemata al centro) porta, a ciscuna estemità una ruota dentata piccola.
Si è così realizzato un gioco di ingranaggi sistemato ad “H”.
Le quattro ruote dentate piccole (tutte rigorosamente uguali) formano, idealmente, un rettangolo ed ingranano, ognuna, su una cremagliera verticale, fissa.
Le quattro cremagliere, infine, sono fissate a due a due alle pareti opposte del pozzo ascensore.

le fotografie riprendono il piano ascensore da sotto, in posizione rovesciata rispetto a quella normale.
Il piano è nella posizione fine corsa in basso.

Le prime prove hanno mostrato che il sistema funziona.
Dato che le quattro cremagliere possono essere “barattate” per le quattro guide dell’impianto vero, abbiamo conservato parte del sistema a fune (realizzato in precedenza) scartando solo la parte meccanica del movimento a fune (motore e pulegge) e lasciando la parte carrucole e rinvii per ottenere, visivamente, anche il sistema di catene.
Vincolando la fune al piano di movimento, abbiamo ottenuto che, quando il piano si muove, si vedono muoversi anche le funi e realtive carrucole, dando l’impressione che il tutto funzioni grazie ad esse.
In realtà è il contrario, ma in questo caso l’apparenza è fondamentale.
Il piano vero, quello sul quale appoggeremo un aereo, è situato 1,5 cm sopra al piano semovente tenuto in posizione da tre molle. Queste molle sono intese, comprimendosi leggermente, far sì che il piano, una volta arrivato in alto, si assesti perfettamente con il piano del ponte di volo e non compaiano antiestetici gradini.

Nella soluzione originale, quella scartata, si pensava, una volta realizzata la struttura ed il meccanismo, di “foderare” il tutto con le pareti del pozzo ascensore.
In questa soluzione finale, le pareti (tutto il pozzo, per essere più precisi) è parte integrante del meccanismo costituendo la struttura portante.
Esso è stato realizzato con plastica robusta ed incollaggi rinforzati.
Una passata di vernice del colore adatto, qualche parte strutturale posticcia, sempre in plastica per imitare la realtà ed il gioco è fatto.

L’aereo in fotografia è solo un modellino di comodo, gli aerei imbarcati sulla Gambier erano Hellcat oppure Avenger.
Nelle foto il piano finale è ancora trasparente (il colore della plastica usata) e verrà “finito” nelle stesso momento in cui si interverrà sul ponte di volo, con listelli in legno e fotoincisioni.

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