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Gambier Bay CVE-73 – L’albero a traliccio ed il radar

            

Il lavoro si sta sviluppando anche in altri settori della nave: per esempio il castello.
Dai disegni e dalle foto esso si presenta come una incastellatura molto sottile e relativamente semplice, sormontata da una struttura reticolata compatta e abbastanza “mossa”.
Su questa struttura, di diversi piani, insistono varie apparecchiature quali riflettori, altoparlanti, sirene ed altro.
L’elemento di sicuro spicco è costituito dalla antenna del radar “SK” (detta a “materasso”) di notevole volume.
La nave portava tre diverse antenne radar, le altre due, decisamente più piccole, sono piazzate alla sommità di un alberetto a poppavia del radar SK.
L’originale SK era costituito da una struttura reticolare quadrata di 5,1 mt. di lato e pesante ben 2 tons.
Trovare una documentazione dettagliata di tale antenna è impresa ardua perchè i documenti al riguardo sono pochi, poco chiari ed in certi punti anche contradditori.
Anche le foto di questa apparecchiatura sono piuttosto rare e difficilmente ben a fuoco.

L’idea è quella di far ruotare tutti e tre i radars. L’impresa non è facile in quanto tutti i meccanismi debbono essere resi invisibili ed il rispetto delle dimensioni deve essere necessariamente rigoroso.
Una ulteriore complicazione deriva dalla necessità di rendere le parti meccaniche accessibili per eventuali riparazioni o aggiustaggi; l’accessibilità comporta la realizzazioni di parti smontabili che non vanno d’accordo (solitamente) con un modello con particolari piccoli e delicati.
Il movimento è dato da un unico motorino elettrico (con riduttore di giri incorporato) sistemato all’interno della parte chiusa del castello.
Osservando il disegno si deve notare come gli assi di rotazione dei tre radars non coincidono con nessuna struttura verticale e pertanto permane il problema di come portare il movimento meccanico dal motorino elettrico ai vari elementi rotanti.
Nella realtà i motori erano ovviamente sistemati al di sotto delle relative antenne, in scala 1:72 questo è materialmente impossibile.
Si è trovata una soluzione inserendo nella struttura un sottile asse verticale in ottone (meno di 1mm di diametro) che non viene praticamente notato, confondendosi con l’intreccio di profilati che costituiscono la struttura reticolare del traliccio.
Tale asse porta il moto dal motorino (nascosto nella parte bassa) fino al livelli del quarto terrazzamento sopra il ponte di comando, quello sul quale è posizionata la base del radar SK.


il radar più grande è il famiegrato SK, quello più in alto è il tipo YE , mentre il tipo SG è quello piccolino alla base dell’YE, all’incirca ad una quota che corrisponde alla sommità del tipo SK.

Per la cronaca, il tipo SK era un radar per la ricerca e scoperta aerea, con un raggio di azione di circa 100 miglia nautiche a 10,000 piedi; il tipo SG era un radar per la ricerca e scoperta di superficie, con una portata massima di circa 22 miglia marine; infine il tipo YE era un radio-faro per permetter agli aerei in volo di ritrovare la propria nave al rientro.

La costruzione della struttura portante procede di pari passo con la costruzione dell’antenna del radar SK.
Tale radar era formato da tre parti.
La prima era la struttura portante: un intricato telaio tralicciato avente la funzione di dare la necessaria rigidità a tutto il complesso che doveva essere in grado di contrastare venti anche di forte intensità ed inclinazioni (spostamento del baricentro) altrettanto notevoli, e tutti gli sforzi meccanici erano concentrati su un assale collegato alla base in modo tale da permettere la rotazione di tutto il complesso.
La seconda era la parte “ricevente” dell’antenna. Nel caso dell’SK tale parte era costituita da parti reticolari e da parti costituite da fili stesi sia orizzontalmente, sia verticalmente.
La terza era la parte “emittente” ed era formata da numerosi dipoli (di varie forme) sistemati davanti alla parte ricevente ed elettricamente isolata da questa.
L’antenna presentava in alto una appendice che aveva una funzione diversa: era un’antenna IFF (If Friend or Foe) per il riconoscimento automatico di aerei propri o nemici. L’aereo investigato era dotato di un “trasponder” che, opportunamente regolato, era in grado di “rispondere” automaticamente con un ben determinato codice, quando “interrogato” da un altrettanto ben preciso codice.
La parte “emittente” di questa appendice era a sua volta isolata elettricamente da tutto il resto.

queste foto mostrano l’antenna SK parzialmente costruita vista rispettivamente di fronte e da dietro.
La struttura portante è solo quella necessaria a costruire il modello (altre reticolature seguiranno, ma non avranno una efficacia reale, saranno posticce), la parte ricevente è tutta a posto, sono posizionate le antenne emittenti dell’IFF (le barrette verticali in alto) e la parte emittente centrale (16 “baffetti”), mancano ancora gli emettitori ausiliari.

Il complesso delle antenne posa su un piano di forma elissoidale con una estremità allungata. L’alberetto di trasmissione verticale arriva in un punto che non coincide con nessuno degli assi di rotazione. Un sistema di piccoli ingranaggi trasmette il moto in avanti al radar SK ed all’indietro ad un secondo albero verticale che arriva alla piccola piattaforma in cima all’asta che si vede nel disegno, dove sono piazzati gli altri due radar.

La ruota motrice è la seconda da sinistra (in ottone, sotto si vede l’asse di rotazione verticale che proviene dal motore sistemato in basso); l’ingranaggio all’estrema sinistra (recuperato da una vecchia sveglia) è quello che fa ruotare il radar SK; le tre rotelline rosse, tutte uguali, hanno il solo scopo di spostare il moto verso destra per muovere la ruota bianca alla estrema destra che è quella che sarà impegnata a far sì che ruoti l’asse interno all’asta che sosterrà la piattaforma alta per gli altri due radar. (questi ultimi particolari ancora da realizzare).
Questa foto mostra il meccanismo che sarà chiuso da un coperchio tenuto con 8 bulloncini micro e lo spessore finale del piano, coperchio compreso, sarà di 3,5 mm.

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