GMS
Gruppo Modellistico Sestese
Sesto San Giovanni (MI)

 

Aereonautica Lombarda A.R. (Assalto Radioguidato)

Tra gli innumerevoli esempi di “ignoti” registrati nelle file degli aeroplani appartenuti alla Regia Aeronautica, un posto particolare lo possiamo lasciare al A.R., o meglio all’Aereo da Assalto Radioguidato, costruito dalla Aeronautica Lombarda su progetto dell’Ing. Sergio Stefanutti.
Occorre premettere alcune notizie storiche per meglio inquadrare l’oggetto di questa scheda.
La necessità di poter disporre di un mezzo offensivo per poter colpire il nemico ben oltre le linee risulta essere sempre stato una priorità per tutte le Aeronautiche.
Anche presso la Regia l’argomento era di stretta attualità, e sull’argomento si erano portati avanti studi e realizzazioni, che si erano conclusi il 13/08/42 con il tentativo di un Sm.79, senza equipaggio e pertanto radioguidato, contro la flotta alleata al largo delle coste algerine.
Il tentativo, fallito a causa di un guasto agli impianti radio, aveva comunque lasciato un segno presso gli alti comandi, anche se l’opinione generale risultava incentrata sulla non adattabilità di aerei di grosse dimensioni e, soprattutto, di alto costo.
Su queste basi nacque l’idea di realizzare un mezzo ad hoc.
Così con commessa del 11/42, per un importo di £. 4.200.000, venne assegnata all’Aeronautica Lombarda, con sede a Cantù, e di proprietà di Romolo Ambrosini, fratello dell’Ing. Angelo, titolare dell’omonima società con sede a Passignano sul Trasimeno, l’ordine di costruzione per 1 prototipo e 5 aerei di preserie, a cui vennero assegnate le Matricole Militari dal 75576 al 75581.
La progettazione venne affidata, come già riferito, all’Ing. Stefanutti, allora progettista presso l’Ambrosini, che si attenne a precise idee-basi: aereo semplice, in modo da essere costruito in tempi brevi, ed economico, in modo da utilizzare mezzi e materiali di basso costo, anche attingendo ad eventuali surplus allora disponibili.
La traduzione pratica venne affidata, in fabbrica, agli Ingg. Ermenegildo Preti e Stelio Frati.
La realizzazione prevedeva una fusoliera di forma ovoidale, degradante verso coda, con struttura avente una serie di ordinate unite con correnti, tutti in legno.
Il rivestimento esterno risultava in pesante compensato.
Si era previsto la realizzazione in due tronchi, per il trasporto in ferrovia, e la loro giunzione, sul posto, attraverso incollaggio con correntini bisellati ad incastro.
L’ala, dalla caratteristica rastrematura sia in pianta che in sezione, aveva un forte diedro verticale, studiato per contribuire il più possibile alla stabilità del velivolo in volo.
La struttura era basata su un longherone di forza coadiuvato da un piccolo longherone anteriore, il tutto passante attraverso la fusoliera in posizione media, e saldamente connesso ad essa, già dalla costruzione stessa.
Completava il tutto una leggera centinatura e la copertura in compensato.
Da segnalare la sola esistenza di larghi alettoni, con copertura in tela, quali superfici mobili, senza la presenza di iposostentatori, venendo meno la necessità di atterraggi.
Per concludere, gli impennaggi avevano centinatura uguale sia per il piano orizzontale che verticale, con i primi leggermente avanzati per liberare il secondo, aventi pianta rettangolare e superfici mobili incernierate su tutta la lunghezza e comandate in modo rigido.
Inoltre il secondo si presentava con un’altezza di ben 3,22mt., sporgente anche nella parte inferiore per ben 1/6, e caratterizzato dalla parte inferiore irrobustita per eventuali appoggi durante le operazioni a terra.
La costruzione risultava sempre in legno con copertura in compensato e rivestimento delle parti mobili in tela.
La motorizzazione era legata all’utilizzo di un motore Fiat A.80 RC.41 da 1.000hp., sia destro che sinistro, surplus di provenienza Br.20, completo di castello motore, capottatuta, impianti vari e relativa elica.
Un’ultima analisi va fatta a 3 punti che caratterizzavano l’aereo: Il carrello, il vano di carico ed il posto di pilotaggio.
Il primo era stato studiato in modo che, una volta decollato, su comando del pilota, venisse sganciato.
Era costituito da singole gambe di forza e munito di ammortizzatori, e terminanti con una forcella che tratteneva la ruota.
A loro volta ogni gamba era collegata a 2 forcelle di tubi saldati.
Ogni singolo complesso era a sua volta incernierato sulla semiala, in corrispondenza dei longheroni, attraverso un semplice ma efficace sistema di perni, con quello relativo alla gamba di forza, trattenuto da una spina a sua volta comandata dal pilota; mentre gli altri risultavano a rotazione e si sfilavano una volta che il complesso, liberato anteriormente, subiva una flessione all’indietro, dovuta sia alla forza dell’aria che al peso stesso della ruota.
L’intenzione era che tutto il complesso risultasse recuperabile e riutilizzabile.
Il vano di carico, che occupava la parte centrale della fusoliera, era caratterizzato a sua volta dal portellone staccabile.
Al suo interno esistevano gli agganci affiancati per 2 bombe da 1.000kg. prive di impennaggi.
Una volta espletate le relative operazioni di carico, il portellone veniva rimesso a posto e fissato definitivamente con spinotti e sigillato a sua volta con strisce di tela incollata.
Sopra il vano di carico era posizionato l’abitacolo ed i serbatoi di carburante per 700lt..
Per ultimo il posto di pilotaggio, che, nella logica di progettazione, risultava estremamente ridotto all’indispensabile, e che comprendeva anche di apparati di radiocomando a 2 canali per il controllo laterale e longitudinale.
Da segnalare inoltre che i comandi alettoni e timone direzionale erano accoppiabili e la pedaliera era libera al decollo.
Dall’abitacolo si dipartiva una specie di scivolo che il pilota avrebbe utilizzato per abbandonare l’aereo, dopo le ultime operazioni, e che vedeva l’uscita nella parte inferiore della fusoliera, dopo il vano bombe, attraverso una botola sempre aperta.
La procedura prevedeva che, completate le operazioni di carico, il pilota si portava al decollo, e, liberatosi del carrello, stabilizzava in quota ed in rotta il velivolo.
Dopo di che, attivato e controllato che il complesso di radio-guida risultasse efficiente, abbandonava l’aereo tramite lo scivolo ed, all’esterno del velivolo, apriva il paracadute.
Da quel momento il complesso sarebbe stato comandato a distanza sino all’obiettivo.
Per concludere va segnalato che il prototipo (MM.75576), caratterizzato dal doppio abitacolo e dall’impianto del carrello fisso e dotato di freni ad aria compressa, effettuava il 13/06/43 sul vicino aeroporto di Vengono il suo primo volo con ai comandi il pilota Nello Valzania, dimostrando doti migliori rispetto al previsto.
Successivamente il prototipo veniva trasferito in volo da Vengono a Guidonia, senza alcuna problematica, per tutti i collaudi previsti dalla R.A..
Nel 08/43 veniva pronto il primo esemplare di preserie (MM.75577) per il collaudo, mentre i rimanenti risultavano in allestimento presso l’Aeronautica Lombarda.
Naturalmente per tutti gli esemplari la parte dolente risultava legata agli apparati di radio-guida, che non risulteranno mai disponibili.
Le vicissitudini legate al 08/09/43 porteranno alla definitiva cancellazione e sparizione dell’intero progetto.
Per quanto riguarda il prototipo, a tutt’oggi, non si hanno notizie sulla sua fine, mentre i velivoli di pre-serie risultarono tutti distrutti senza mai venire utilizzati.
Un’ultima segnalazione, degna di menzione, risultò quella legata ad un disegno ritrovato tra le carte restituite dagli Alleati a fine guerra, e che registrava la composizione di un A.R. collegato ad un Macchi Mc.202 in una soluzione Mistel, simile a quanto progettato e realizzato dai tedeschi.
Anche su questa variante non risultano notizie più approfondite.
Le foto allegate riguardano il prototipo MM.75576, caratterizzato dalla doppia cabina, sul campo di Venegono: 1) Mentre si avvia al decollo. 2) Particolare della parte posteriore. 3) Particolare della parte anteriore.

Giorgio Dorati
Bibliografia
CMPR – Notiziario N° 1/98.
Aerofan – N° 2/1988.
Ali d’Italia – N° 2.
Ali nuove – N° 24/1952 – N° 26/1954.
Brotzu/Caso/Cosolo – Dimensione cielo – Ed. Bizzarri.
Evangelisti – Gente dell’aria . Ed. Olimpia.
Thompson – Italian civil and military aircraft – 1930/1945 – Ed. Aero Publishers.
Curami/Gambarini – Catalogo delle Matricole Militari della Regia Aeronautica. 1923/1943.
Le fotografie sono state gentilmente fornite dal sig. Giorgio Apostolo




 

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