Nel 11/1938 il Comandante dell’Aeronautica A.O.I.,
gen. Tedeschini-Lalli, richiese al ministero la disponibilità
di velivoli leggeri da collegamento, destinati ad operare tra i vari
centri interni dell’A.O.I., utilizzando l’orografia locale
come aeroporto.
La D.G.C.A. venne interessata dallo stesso gen. Valle affinché
tale produzione potesse avvenire in loco.
La linea guida per questo tipo di aereo risultava quella tracciata dal
tedesco Fi.156 Storch, presentato nel 37: costruzione semplice, trasporto
di 3 persone e disponibilità al trasporto di una barella.
Da queste basi la stessa Direzione, in data 12/12/1938, fece presente
alcune particolarità riguardanti essenzialmente il diverso scenario
esistente in Africa (aeroporti in quota, voli di trasferimento in quota),
tali da richiedere l’utilizzo di motori dotati di compressore.
Inoltre fece presente che esisteva in loco una struttura industriale
del gruppo Caproni.
In data 17/03/1939 vennero inviati al gen. Valle gli unici progetti
pervenuti in pochi mesi per tale velivolo coloniale: l’IMAM Ro.63
e l’AVIS C.4.
Il progetto dell’aereo, elaborato dall’ing. Ugo Abate dell’AV.I.S.
(AVio Industrie Stabiensi) del gruppo Caproni, si basava su un monoplano
a struttura mista, monorotore, con ala bassa a sbalzo (pianta trapezioidale
con struttura bilongherone e centine in legno, rivestimento in compensato)
dotata di alette Handley Page sul bordo d’entrata e sistema Junkers
lungo tutto il bordo d’uscita.
Carrello fisso, a ruote indipendenti, con ammortizzatori a lunga corsa
e pneumatici a bassa pressione.
Fusoliera dotata di una struttura in tubi di acciaio e rivestimento
in lamierino metallico.
Cabina prevista per 3 persone, con possibilità di essere adattata
per il trasporto di una barella.
Il motore previsto, data l’impossibilità in Italia di un
pari grado, risultava l’Hirth HM.508D da 280hp. dotato di elica
bipala metallica a passo variabile in volo.
Dal confronto diretto dei 2 progetti, il ns. aereo risultò sconfitto
dal Ro.63, ma, come purtroppo accadeva in Italia (pur essendo stata
registrata in data 24/03/1939 la volontà di dar corso alla costruzione
di soli 10 esemplari del modello vincitore, ed in data 19/04 era già
stato comunicato alla Imam il nulla-osta per la costruzione della serie),
il gen. Valle ordinò comunque di far realizzare il velivolo all’Avis
(citando il più basso costo, oppure, come più rispondente
alla realtà, perché non esisteva alcuna altra commessa/lavoro
per tale ditta).
Pertanto con contratto N°1394 del 08/03/1940 per un importo di £.1.486.000,
approvato con decreto N°965 del 23/04, vennero ordinati 6 esemplari,
ai quali vennero imposte le Matricole Militari 11585/11590.
In data 15/05/1940 la Direzione comunicava che il I° prototipo sarebbe
stato disponibile per il successivo mese di giugno.
Il I° volo venne effettuato sul campo si Capodichino nel 06/1940
con ai comandi il collaudatore com. Giulio Faido.
I risultati apparirono subito insoddisfacenti, anche dopo un collaudo
effettuato dallo stesso Mario de Bernardi.
Comunque il collaudo proseguì nelle mani del com. Ireneo di Crescenzo,
collaudatore della C.N.A., che provvide appunto a trasferirlo sull’aeroporto
di Roma-Urbe, sede appunto della predetta ditta.
Successivamente venne trasferito a Guidonia presso il Centro Sperimentale,
ove in data 27/05/1941 effettuò il suo primo volo con ai comandi
il collaudatore Augusto Korompai, che ne rilevò diversi inconvenienti.
Le prove proseguirono sino al 07/1941, quando lo stesso collaudatore
lo riportò presso la casa costruttrice per le modifiche necessarie
(tra cui la maggiorazione della superficie del timone di direzione).
Nel 10/1941 venne riportato a Guidonia, ove ne furono riscontrati i
miglioramenti, ma permaneva l’insoddisfacente caratteristica legata
al volo a bassa velocità, per cui non fu ritenuto idoneo all’impiego
operativo, ma lo si preferì destinare ai servizi di sondaggio
meteorologico presso le Centrali di Assistenza al Volo, e, pertanto,
si diede il via libera alla costruzione degli altri 5 esemplari ordinati.
Si cercò anche di far rientrare l’aereo, con una serie
di 20 esemplari, come velivolo da impiegarsi da parte del C.A.V. su
vari aeroporti italiani.
La conclusione della vicenda risultò comunque legata alla rottura
dei rapporti tra la direzione generale della Caproni e l’ing.
Abate, che lasciò il suo incarico.
L’esemplare svolse il suo ultimo volo il 20/11, dopo di che la
Regia, nella primavera del 1942, prese in carico l’unico esemplare
(MM.11586) costruito.
La logica conclusione risultò che, dopo tale data, non si ebbero
più notizie in merito al velivolo.