Nel '33 la Breda, tramite
l’ing. Cesare Pallavicino (responsabile dell’ufficio progettazione),
mise mano alla realizzazione di un caccia, inizialmente a struttura mista,
destinato ad inserirsi nelle file della ns. Aeronautica.
Partendo da concetti legati a velivoli già preesistenti, quali
il Boeing P-26, ma più semplicemente al Travel Air Model R, importato
in 2 esemplari su volontà del com. Balbo, il velivolo risultava
caratterizzato da un complesso compatto caratterizzato nella sua versione
definitiva da una struttura tubolare metallica con la fusoliera rivestita
in duralluminio come per le ali, strutturate in 3 pezzi e collegate alla
fusoliera tramite montanti a N ed incroci di tiranti metallici, e carrello
fisso con ruote ammortizzate ed ampiamente carenate.
Mosso da un motore Alfa Romeo Mercurius IVA, costruito su licenza Bristol,
radiale da 615hp. spingente elica bipala, ed armato con 2 mitragliatrici
Breda-Safat da 7,7mm. alari.
Le dimensioni risultavano di: lunghezza di 7,67mt., apertura alare di
10,80mt. ed altezza di 3,40mt..
Il prototipo risultò costruito a seguito del contratto N°1855
per £. 800.000 ed approvato con decreto N°422 del 05/03/33,
unitamente al secondo esemplare.
Venne immatricolato come MM.217.
Era caratterizzato da un abitacolo posizionato appena dopo il bordo d’uscita
alare.
Venne collaudato nel 07/33 dal ing. Ambrogio Colombo.
Dalle prime prove apparvero forti vibrazioni derivate dall’elica
specialmente in virata.
Tale inconveniente venne superato grazie all’intervento dell’ing.
Roy Fedden, progettista del motore, che suggerì l’utilizzo
di un’elica tripala metallica a passo variabile.
Apparvero subito come dati sia la velocità massima (340Km/h) che
l’autonomia (750Km.).
Malgrado che il velivolo risultasse il primo caccia monoplano ad ala bassa
costruito in Italia, pur tuttavia ebbe la diffidenza e la non considerazione
da parte dei piloti militari, che preferivano ancora i biplani in quanto
più maneggevoli, fattore questo che portò al rigetto del
velivolo da parte dell’Aeronautica.
La ditta pertanto mise mano al secondo prototipo, già ordinato
ed immatricolato MM.218, che venne realizzato interamente metallico (e
pertanto definito come Ba.27 metallico), caratterizzato dallo spostamento
in avanti dell’abitacolo, al centro dell’ala, e dall’utilizzo
dell’elica tripala.
Il velivolo effettuò il collaudo in data 05/34, ottenendo praticamente
gli stessi risultati.
Pertanto il 16/09/34 venne immatricolato civilmente dalla stessa Breda
come I-BAWA.
Malgrado risultasse costruito in unico esemplare, venne comunque preso
in carico dalla Regia presso la 86°Sq., 7°Gr., appartenente al
5°St. Assalto (con codice di reparto: 86-9) per il periodo dal 06/36
al 12/36.
La sua vita si concluse con la demolizione, avvenuta nel 01/37.
Da segnalare che nel '35, durante una visita presso le ditte italiane
da parte di una commissione del dipartimento della difesa del governo
cinese, venne ordinata una serie di 11 esemplari, che vennero inviati
in Cina, a seguito del conflitto cino-giapponese, per equipaggiarne il
3°Gr.Caccia, restando operativi dal '35 al '38.
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