L’ing. Cesare Pallavicino per il concorso del
1939 relativo ad un aereo per il bombardamento in picchiata, emesso
dalla Regia al fine di poter disporre di un velivolo di pari classe
dello Ju.87, riprese il progetto del Ca.335, elaborandolo in chiave
semplificata.
Di dimensioni leggermente inferiori, con un’ala munita di freni
di picchiata e la fusoliera di sezione più piccola e con il solo
posto per il pilota, il velivolo fu ribattezzato: Ca.355 Tuffo.
Pertanto si presentava con: una fusoliera a sezione ovoidale con una
struttura in tubi di acciaio saldati e ricopertura in pannelli di lega
leggera; l’ala, bassa a sbalzo in legno, formata da un longherone
principale con bordo d’entrata, ricopertura in compensato telato
e verniciato; carrello triciclo con la sezione anteriore retraibile
verso il retro, e contemporanea rotazione della gamba di forza, in modo
che la stessa potesse rientrare in un carenatura esterna e la ruota
nello spessore alare; posto di pilotaggio chiuso da una capottina scorrevole
verso la coda.
La motorizzazione faceva ricorso ad un Isotta Fraschini Delta RC.35
da 850hp., spingente un’elica tripala metallica.
Sotto la fusoliera era previsto l’attacco per la bomba.
Il 14/01/1941 il prototipo, siglato MM.470, effettuò il suo I°
volo sul campo di Ponte S.Pietro nelle mani del collaudatore Ettore
Wengl.
Successivamente lo stesso provvide a trasferirlo al Centro Sperimentale
di Guidonia per le prove di omologazione.
Qui effettuò tutto quanto era stato previsto senza presentare
particolari difetti e terminando i collaudi il 23/03/1941, ma, come
al solito, la Regia lo accantonò senza una plausibile motivazione,
lasciando pertanto i ns. reparti della specialità ad utilizzare
il velivolo tedesco oppure aerei da caccia declassati.
Sulla fine del velivolo non si hanno notizie, probabilmente alienato
in epoca successiva al fine di recuperare materiale utile.