l’annosa e perdurante situazione legata alla
fornitura di motori per equipaggiare i velivoli della Regia, che vedeva
l’industria italiana, dipendere da progettazioni straniere (come
le licenze di costruzione dei tedeschi DB.601 e DB.60 ), incapace di
proporre idee e progetti indigeni, con l’eccezione della Isotta
Fraschini, che continuava lo sviluppo di suoi prodotti.
Ad incidere ulteriormente erano 2 fattori: i metalli utilizzati nella
costruzione non certo all’altezza di quanto prodotto all’estero;
la benzina avio caratterizzata da un elevato tasso di acidità
(e di conseguenza da un’elevata corrosività) e da un basso
numero di ottani.
Questa cronica situazione incideva notevolmente sulla produzione, come
in casa Reggiane, che aveva grossi problemi di approvigionamento motori
per la linea dei Re.2001, ma che soprattutto stuzzicava la Caproni,
a cui apparteneva l’Isotta Fraschini, per l’utilizzo di
tali motori italiani.
In questa situazione nacque l’idea di approntare un Re.2001 con
un motore Delta IV° serie RC.16-48 a 12 cilindri a V invertito e
raffreddamento ad aria con una potenza dichiarata di 840hp..
Il prototipo venne tratto da una commessa del 09/06/42 per una fornitura
di 33 velivoli della III° serie (MM.9920-9952), e recava pertanto
la MM.9920.
Il contratto, dell’importo di £. 1.350.000, venne fatto
con la Caproni Taliedo.
Il velivolo, fornito dalle Reggiane ed assemblato a Taliedo, vedeva
un normale Re.2001, a cui venne modificata la parte anteriore con la
costruzione del nuovo castello motore e della relativa capottatura motore
attraverso un lavoro prettamente artigianale.
Per la motorizzazione, non essendo ancora disponibile la versione a
2 velocità, venne utilizzato la versione semplificata ad 1 velocità.
Il tutto aveva portato ad una riduzione del peso a vuoto di 225kg..
Il velivolo venne realizzato tra l’agosto ed il settembre 42,
ed effettuò il suo primo volo il 12/09 dal campo di Taliedo nelle
mani del collaudatore della ditta, Berretta.
L’esito principale fu una velocità massima registrata di
513km/h.
L’euforia per la realizzazione del velivolo portò anche
alla determinazione di emettere un ordine per 100 esemplari (08/09/42),
in sostituzione di un precedente ordine per 100 Re.2002.
Il 02/11 il velivolo, con sempre ai comandi il pilota Berretta, lasciava
il campo di Linate per raggiungere Guidonia per le rituali prove ufficiali
da parte della Regia.
Il 13/11 nelle mani del magg. Gasperi effettuava la prima prova raggiungendo
gli 8.000mt di altezza e la velocità massima di 478km/h.
Il giorno successivo vennero ripetute le stesse prove con analoghi risultati;
ma, sempre nello stesso giorno, venne effettuato un altro volo, interrotto
dal pilota per irregolarità nel motore.
Venne sostituito il motore che presentava un cedimento delle bronzine.
Il 10/12 si riprese a volare per brevi voli al fine di rodare il motore
nuovo.
Ai comandi si alternarono sia lo stesso Berretta che il ten. Moggi,
il m.llo Muzzi ed il col. Tondi. Il 29 e 30/12 effettuò voli
per riscontrare la velocità massima.
Il 04/01/43 Berretta interruppe il volo per problemi al 3° cilindro.
Il 07/01 venne raggiunta la velocità massima di 495km/h., pur
presentando sempre problemi al motore.
Il 26/01 si ripresero i voli ed il 27/01, durante un volo nelle mani
del collaudatore Berretta, si ebbe la piantata del motore e conseguente
sviluppo di un incendio a bordo.
Il pilota fu costretto a lanciarsi con il paracadute, non riportando
danni, mentre il velivolo andava distrutto.
L’analisi dei resti portò alla conclusione che la rottura
della 3° biella madre aveva provocato lo sfondamento del carter
motore, proprio dove passava il condotto della benzina.
La sospensione dell’intero progetto portò così alla
sua definitiva cancellazione.
Per ultimo non rimane altro da segnalare come lo stesso ing. Longhi,
progettista delle Reggiane e padre della famiglia dei Re., aveva sempre
espresso parere negativo a tale realizzazione.