Dal '42 la Regia aveva considerato
la possibilità di poter disporre di un velivolo leggero che potesse
svolgere operazioni di siluramento.
In questa ottica va anche inserito la ricerca da parte della Marina di
velivoli da inserire nel previsto programma “Organizzazione Roma”,
nome in codice che si riferiva alle navi portaerei in costruzione.
Da un esame tecnico sui velivoli già esistenti sulla scena, nell’attesa
di specifici, vennero selezionati il G.55 ed il Re.2005, con prevalenza
sul primo.
Venne interessata direttamente la Fiat che inizialmente ritenne di considerare
fattibile il progetto, poi lo sconsigliò in quanto aveva già
dato il via ad uno studio specifico: il G.57.
Gli avvenimenti legati all’armistizio fecero passare in secondo
ordine il progetto.
Esso venne ripreso solo nel '44 su richiesta specifica dell’ANR.
Anche questa volta si ebbe un rifiuto da parte della ditta o, comunque,
una richiesta temporale estremamente lunga, per cui si decise di provvedere
in proprio.
Il progetto di base fu opera dell’ing. Sergio Stefanutti della Direzione
Generale Tecnica, distaccata nella Villa Scandolara ad Abbiate Guazzone,
con l’apporto dei cap. Sodani e Marazio, e supportato dal RESBA
(Reparto Esperienze Siluri Bombe Antinave) di Desenzano.
Venne deciso di utilizzare un velivolo di serie per la sua trasformazione
in silurante.
Il prescelto fu un esemplare della I° serie, N.C.37, ed immatricolato
MM.91086.
Presso lo SRAM di Vengono vennero apportate le modifiche necessarie:
- lo sdoppiamento del radiatore motore centrale in 2 parti posizionate
sotto le ali alla distanza do 90cm.;
- ruotino di coda modificato e carenato a seguito di allungamento e registrabile
su 3 posizioni (retratto, estratto, e estratto prolungato);
- nello spazio del precedente radiatore il posizionamento di un attacco
per siluri a comando elettrico;
- eliminazione delle 2 mitragliatrici in fusoliera.
Viene previsto l’utilizzo di un normale siluro Whitehead da 987kg..
Il velivolo venne realizzato all’inizio del '45, e fu incaricato
del suo collaudo il cap. Adriano Mantelli.
Nel 03/45 lo stesso Mantelli provvide a trasferire l’aereo da Vengono
a Lonate Pozzolo, decollando da una pista già minata dai genieri
tedeschi.
Sulla nuova base il velivolo fu preparato per il volo con il siluro, utilizzando
un simulacro di cemento delle stesse dimensioni e peso.
Nello stesso mese si provvide alla prova di volo, eludendo l’attento
controllo esercitato dai tedeschi, assicurando che il volo risultava un
collaudo avanzato di un progetto avente successo.
Mantelli provvide al volo, decollando dalla pista di Lonate Pozzolo, attraverso
una lunga corsa di 750mt. e ad una salita lenta ma costante, causa la
situazione legata al 1° volo nell’assetto previsto.
Il pilota portò l’aereo ad eseguire un completo programma
di volo, compresa la parte acrobatica, riscontrando sempre un’ottima
situazione.
Il volo si concluse con il regolare sgancio del siluro sul poligono del
Ticino ad Oleggio.
L’ottima dimostrazione spinse l’ANR a richiedere la costruzione
di una piccola serie di 10 esemplari alla Fiat, che rimase senza esito,
anche causa la sempre manifesta volontà contraria dello stesso
ing. Gabrielli.
L’unico effetto positivo si ebbe con l’accantonamento di un
considerevole numero di cellule presso la ditta, evitando così
la loro già decisa demolizione, e la successiva possibilità
di operare nuove versioni del G.55 a guerra finita.
Con la cessazione delle ostilità, la MM. 91086 rimase accantonata
a Lonate Pozzolo, da cui venne nel 04/46 trasferita a Torino presso l’Aeritalia
ove venne riconvertita allo standard normale.
Nel '47 venne utilizzata per prove motori, e nel 08/48 venne convertita
in un G.55A per essere preso in carico dalla scuola di Lecce.
Nel 06/49 venne restituita alla ditta, che inizialmente la utilizzò
per prove di armamento, e poi la convertì nuovamente in G.59-1A
nel '50 e venne reimmatricolata come MM.53037.
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