GMS
Gruppo Modellistico Sestese
Sesto San Giovanni (MI)

 

I. M. A. M. - RO. 58

La progettazione del velivolo ebbe inizio come seguito, con formula bideriva, del precedente Ro.57.
Basandosi su una struttura a guscio in lega leggera e rivestimento in duralluminio, per la fusoliera biposto, ed una a cassone sempre in lega leggera e rivestimento lavorante, per l’ala bassa a sbalzo, completato da una deriva doppia a sbalzo completamente metallica, i progettisti ( Giovanni Galasso, Pietro Callerio e Manlio Fiore ) realizzazrono un aereo che rappresentava un notevole passo avanti per la ns. tecnologia costruttiva.
A completamento vi era l’utilizzo di unità moderne come i Daimler Benz DB.601A da 1,175hp, in sostituzione dei precedenti Fiat A.74 RC.38 da 840hp.
L’armamento si basava su 3 cannoni Mauser da 20mm. in caccia posizionati nel muso, a cui si accompagnavano altri 2 Mauser da 20mm. sistemati in un contenitore ventrale amovibile.
Completava la postazione dorsale per la difesa posteriore con una Breda-SAFAT da 12,7mm..
Erano previsti anche attacchi ventrali per carichi di caduta.
La sua vocazione risultava quella del caccia pesante, caratterizzato da buone doti di velocità (oltre 600Km/h), tangenza (oltre 10.000mt.) e autonomia (1.500km.).
A tutto questo si dovette aggiungere la disponibilità di un eccezionale collaudatore, Adriano Mantelli, distaccato dal Ministero presso l’IMAM, ed il risultato fu senza dubbio una buona realizzazione certamente sopra la media di quanto veniva progettato e realizzato in Italia in quel tempo.
La realizzazione dell’aereo era in risposta al concorso indetto nel 39 per un caccia da combattimento.
La realizzazione, come era di prassi, veniva impostata su 2 esemplari, a cui vennero date le Matricole Militari 431 e 432 e la commessa risultava per l’importo di £. 6.000.000.
Da segnalare che la MM.432 era stata inizialmente assegnata al Ro.67 (trimotore), ma la commessa venne annullata e pertanto girata al 2 esemplare del Ro.58.
Durante la costruzione, per le unità motrici, venne utilizzata una copia di motori originali tedeschi, recuperati dal Luftpark di Napoli e già ampiamente usati e semplicemente revisionati.
Il primo volo avvenne sul campo di Capodichino nel maggio 42 con ai comandi lo stesso Mantelli.
Già durante questo volo si vennero a presentare inconvenienti come la piantata di un motore e solo l’abilità del pilota riuscì a far atterrare il velivolo senza danni.
Anche il successivo tentativo di volo riportò surriscaldamento a entrambi i motori, che costrinsero Mantelli a portare l’aereo all’atterraggio, malgrado anche difficoltà per interferenze aerodinamiche ai timoni di coda da parte dei flaps, proprio durante le operazioni di rientro di una nutrita formazione di Ju-52 tedeschi, reduci da un pesante attacco aereo subito al largo della Sicilia.
La rivisitazione del velivolo dopo quanto emerso, portò a significativi cambiamenti:

- venne tagliata la fusoliera all’altezza del settore di poppa ed aggiunte 2 ordinate eguali, a modo di cerniera, lungo il taglio in modo che, posizionato un martinetto idraulico, realizzato dalla Ditta Magnaghi, esso poteva far innalzare di pochi gradi tutto il complesso della coda in modo da evitare l’interferenza aerodinamica con l’uso dei flaps.
– vennero aumentate le superfici delle derive di coda, con il rivettamento di cappucci metallici sulle superfici già esistenti.
– i radiatori vennero spostati dalle ali a sotto le gondole motrici.

Con queste modifiche, l’aereo venne portato nuovamente in volo da Mantelli, ma durante un’affondata per smaltire la velocità acquisita il pilota iniziò un tonneau, durante il quale un carrello, mancante dei ganci di arresto, venne proiettato contro le chiusure del vano stesso rimanendo incastrato.
Nel tentativo di sboccarlo si registrò lo scoppio delle tubature del circuito idraulico, costringendo così il pilota ad un atterraggio su una ruota, operazione perfettamente riuscita con soli lievi danni ad un’ala e ad un’elica.
Riparati danni, lo stesso collaudatore trasferì l’aereo presso il Centro Sperimentale di Guidonia.
Qui si ebbe la possibilità di mettere in raffronto il ns. velivolo con un Me-410 tedesco; infatti i 2 aerei svolsero alcuni voli in parallelo, che dimostrarono la buona validità del ns., malgrado la differente potenza istallata.
Purtroppo, causa l’alto valore del carico alare (250kg/mq) la sua guida richiedeva la presenza di piloti molto esperti.
E questo fattore quello che porta a scartarlo in quanto, nel '43, essi servono essenzialmente ai reparti da caccia, ormai logorati oltre che nei mezzi anche negli uomini.
Comunque il Ro.58 continuò ad effettuare voli nelle mani di Mantelli, che arrivò a progettare un utilizzo particolare dello stesso: portandosi in quota, sopra le formazioni di bombardieri alleati, si provvedeva a sganciare le bombe con le spolette regolate per esplodere in mezzo alle formazioni nemiche, ove, per simpatia, avrebbero portato a far esplodere quelle contenute nei bombardieri.
L’idea, inizialmente ritenuta valida, venne poi rinviata, e, in considerazione che si era giunti ormai alla fine di agosto 43 e gli alti comandi erano già a conoscenza delle operazioni relative all’armistizio, venne deciso di prelevare i motori, adducendo la scusa del loro utilizzo per i reparti da caccia.
Con l’avvento del 08/09 si perdono le tracce dell’aereo e della sua fine.
Per ultimo si segnala che il 2 esemplare, MM.432, non fu mai realizzato.

Giorgio Dorati
Bibliografia
Brotzu/Caso/Cosolo – Dimensione cielo – Ed. Bizzarri
Arena – La Regia Aeronautica- 1939/43 – Ed. Stato Maggiore Aeronautica
Thompson- Italian civil and military aircraft – Ed Aero Publishers
Curami/Gambarini – Catalogo delle Matricole Militari della Regia Aeronautica. 1923/43
Le fotografie sono state gentilmente fornite dal sig. Giorgio Apostolo

Vista della MM.431, dopo le modiche apportate, ripresa sul campo di Capodichino

Vista frontale con in evidenza il complesso asportabile ventrale con i 2 cannoni Mauser


Vista laterale anteriore con in primo piano la gondola motore e la capottina del pilota incernierata sulla destra

 

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