La progettazione del velivolo ebbe inizio come seguito,
con formula bideriva, del precedente Ro.57.
Basandosi su una struttura a guscio in lega leggera e rivestimento in
duralluminio, per la fusoliera biposto, ed una a cassone sempre in lega
leggera e rivestimento lavorante, per l’ala bassa a sbalzo, completato
da una deriva doppia a sbalzo completamente metallica, i progettisti
( Giovanni Galasso, Pietro Callerio e Manlio Fiore ) realizzazrono un
aereo che rappresentava un notevole passo avanti per la ns. tecnologia
costruttiva.
A completamento vi era l’utilizzo di unità moderne come
i Daimler Benz DB.601A da 1,175hp, in sostituzione dei precedenti Fiat
A.74 RC.38 da 840hp.
L’armamento si basava su 3 cannoni Mauser da 20mm. in caccia posizionati
nel muso, a cui si accompagnavano altri 2 Mauser da 20mm. sistemati
in un contenitore ventrale amovibile.
Completava la postazione dorsale per la difesa posteriore con una Breda-SAFAT
da 12,7mm..
Erano previsti anche attacchi ventrali per carichi di caduta.
La sua vocazione risultava quella del caccia pesante, caratterizzato
da buone doti di velocità (oltre 600Km/h), tangenza (oltre 10.000mt.)
e autonomia (1.500km.).
A tutto questo si dovette aggiungere la disponibilità di un eccezionale
collaudatore, Adriano Mantelli, distaccato dal Ministero presso l’IMAM,
ed il risultato fu senza dubbio una buona realizzazione certamente sopra
la media di quanto veniva progettato e realizzato in Italia in quel
tempo.
La realizzazione dell’aereo era in risposta al concorso indetto
nel 39 per un caccia da combattimento.
La realizzazione, come era di prassi, veniva impostata su 2 esemplari,
a cui vennero date le Matricole Militari 431 e 432 e la commessa risultava
per l’importo di £. 6.000.000.
Da segnalare che la MM.432 era stata inizialmente assegnata al Ro.67
(trimotore), ma la commessa venne annullata e pertanto girata al 2 esemplare
del Ro.58.
Durante la costruzione, per le unità motrici, venne utilizzata
una copia di motori originali tedeschi, recuperati dal Luftpark di Napoli
e già ampiamente usati e semplicemente revisionati.
Il primo volo avvenne sul campo di Capodichino nel maggio 42 con ai
comandi lo stesso Mantelli.
Già durante questo volo si vennero a presentare inconvenienti
come la piantata di un motore e solo l’abilità del pilota
riuscì a far atterrare il velivolo senza danni.
Anche il successivo tentativo di volo riportò surriscaldamento
a entrambi i motori, che costrinsero Mantelli a portare l’aereo
all’atterraggio, malgrado anche difficoltà per interferenze
aerodinamiche ai timoni di coda da parte dei flaps, proprio durante
le operazioni di rientro di una nutrita formazione di Ju-52 tedeschi,
reduci da un pesante attacco aereo subito al largo della Sicilia.
La rivisitazione del velivolo dopo quanto emerso, portò a significativi
cambiamenti:
- venne tagliata la fusoliera all’altezza del settore di poppa
ed aggiunte 2 ordinate eguali, a modo di cerniera, lungo il taglio in
modo che, posizionato un martinetto idraulico, realizzato dalla Ditta
Magnaghi, esso poteva far innalzare di pochi gradi tutto il complesso
della coda in modo da evitare l’interferenza aerodinamica con
l’uso dei flaps.
– vennero aumentate le superfici delle derive di coda, con il
rivettamento di cappucci metallici sulle superfici già esistenti.
– i radiatori vennero spostati dalle ali a sotto le gondole motrici.
Con queste modifiche, l’aereo venne portato nuovamente in volo
da Mantelli, ma durante un’affondata per smaltire la velocità
acquisita il pilota iniziò un tonneau, durante il quale un carrello,
mancante dei ganci di arresto, venne proiettato contro le chiusure del
vano stesso rimanendo incastrato.
Nel tentativo di sboccarlo si registrò lo scoppio delle tubature
del circuito idraulico, costringendo così il pilota ad un atterraggio
su una ruota, operazione perfettamente riuscita con soli lievi danni
ad un’ala e ad un’elica.
Riparati danni, lo stesso collaudatore trasferì l’aereo
presso il Centro Sperimentale di Guidonia.
Qui si ebbe la possibilità di mettere in raffronto il ns. velivolo
con un Me-410 tedesco; infatti i 2 aerei svolsero alcuni voli in parallelo,
che dimostrarono la buona validità del ns., malgrado la differente
potenza istallata.
Purtroppo, causa l’alto valore del carico alare (250kg/mq) la
sua guida richiedeva la presenza di piloti molto esperti.
E questo fattore quello che porta a scartarlo in quanto, nel '43, essi
servono essenzialmente ai reparti da caccia, ormai logorati oltre che
nei mezzi anche negli uomini.
Comunque il Ro.58 continuò ad effettuare voli nelle mani di Mantelli,
che arrivò a progettare un utilizzo particolare dello stesso:
portandosi in quota, sopra le formazioni di bombardieri alleati, si
provvedeva a sganciare le bombe con le spolette regolate per esplodere
in mezzo alle formazioni nemiche, ove, per simpatia, avrebbero portato
a far esplodere quelle contenute nei bombardieri.
L’idea, inizialmente ritenuta valida, venne poi rinviata, e, in
considerazione che si era giunti ormai alla fine di agosto 43 e gli
alti comandi erano già a conoscenza delle operazioni relative
all’armistizio, venne deciso di prelevare i motori, adducendo
la scusa del loro utilizzo per i reparti da caccia.
Con l’avvento del 08/09 si perdono le tracce dell’aereo
e della sua fine.
Per ultimo si segnala che il 2 esemplare, MM.432, non fu mai realizzato.