Verso la metà del 1942 si era fatta sempre
più vivace e pressante la richiesta da parte di numerosi ufficiali
piloti della Regia, tra i quali il magg. Ettore Muti, di poter disporre
di un mezzo atto alla guerra contro il naviglio nemico transitante nel
bacino del Mediterraneo, zona questa sempre più percorsa da navi
alleate, data la situazione che stava evolvendosi.
Era stato subito indicato come velivolo ideale il Piaggio P.108B.
La pressione esercitata ai vari livelli portò la Regia ad accettare
di “navalizzare” l’aereo.
Inizialmente venne presa in considerazione l’applicazione di 2
o 3 travetti lancia-siluri, comprendente anche l’utilizzo della
nuova versione radiocomandata.
Successivamente la decisione cadde sul montaggio in fusoliera di un
cannone.
Lo stesso progettista della ditta, ing. Giovanni Casiraghi, espresse
parere favorevole alla trasformazione.
Vennero pertanto interessate sia l’Ansaldo per l’arma, che
la S.Giorgio per la realizzazione del relativo traguardo di puntamento.
La prima inviò uno studio di fattibilità circa un’arma
da 105/40, ottenuta per trasformazione di un cannone terrestre da 90/33.
Gli studi presentati convinsero la DGCA a dar corso al progetto, e si
ottenne l’autorizzazione per il prelievo di un esemplare, tratto
dalla catena di montaggio del P.108B.
Il velivolo prescelto risultò la MM.24318, appartenente al 2°
lotto di 12 esemplari, ormai completato.
Per la trasformazione si decise che sarebbe stata effettuata presso
le officine di Finale Ligure sotto la direzione dell’ing. De Agazio.
Nel 11/1942 venne dato un tempo massimo di 2 mesi alla Piaggio ed all’Ansaldo
per la realizzazione della trasformazione.
La nuova versione venne denominata: P.108A (Artigliere).
Pertanto in data 16/12/1942 il velivolo venne trasferito, da Pontedera
a Villanova d’Albenga, dallo stesso collaudatore della ditta,
com. Nicolò Lana.
La struttura generale del velivolo chiaramente non mutava, con una fusoliera
a sezione ellittica con struttura e rivestimento totalmente in duralluminio,
ala su base bilongherone e pianta trapezioidale, composta da 2 parti,
realizzata sia nella struttura che nel rivestimento sempre in duralluminio.
La motorizzazione era affidata a 4 motori Piaggio P.XII RC.35 da 1.350hp.,
spingenti eliche tripala metalliche Piaggio P.1001 a passo variabile
in volo.
Naturalmente venne totalmente rifatto il muso, che divenne corto e sfuggente;
inoltre per migliorare la visibilità ai piloti, vennero ricavati
degli incavi per migliorare la vista verso il basso.
Venne realizzata la struttura di supporto del cannone, che, unitamente
all’arma, risultava avere un peso totale di oltre 1.500kg..
Il cannone aveva una capacità di tiro compresa tra i 4 ed i 10km.
con proiettili da 13,75kg. da un’altezza di 4.000mt.
La dotazione prevedeva un numero di 53 proiettili, di cui 47 in riserva
e 6 in un caricatore a tamburo a comando idraulico.
La cadenza massima, in funzione dell’abilità dei 2 serventi,
risultava di 20 colpi al minuto.
In data 03/03/1943 iniziarono ad opera dello stesso Lana le prove di
volo, riportando buone prestazioni.
L’utilizzo del cannone risultò positivo, anche se risultò
impossibile traguardare il bersaglio sopra i 1.700mt. causa appunto
la forma del muso.
Inoltre si provvide a rinforzare i vetri della cabina di pilotaggio,
ed a sostituire i pannelli di duralluminio, intorno alla bocca del cannone,
con altri in acciaio inossidabile, poi che il calore della vampa procurava
deformazioni agli stessi.
Dal 19/03/1943 le prove vennero continuate a Pontedera e sul poligono
di Furbara.
Qui vennero sparati una cinquantina di colpi con esito soddisfacente.
In data 05/04/1943 l’aereo venne riportato a Pontedera, e vennero
eseguite alcune prove di sparo sul poligono di Viareggio.
Alla data del 22/05/1943 l’aereo aveva totalizzato 24ore e 40min.
di volo.
Il grosso problema risultava quello legato al sistema di puntamento
che non riusciva a collimare.
Comunque le positive risultanze espresse durante le prove, spinsero
la DGCA, alla fine del 04/1943, a modificare gli ordini già emessi
a favore del P.108B, richiedendone la trasformazione degli ultimi 4
esemplari del 2° lotto, e di 6 esemplari del 3° lotto; inoltre
venne richiesto la possibile trasformazione degli esemplari già
in carico alla 274°Sq..
Causa i problemi di approvigionamento da parte dell’Ansaldo, la
difficile preparazione del traguardo e l’andamento della guerra
il predetto ordine, in data 29/06/1943 venne ridotto a soli 5 esemplari;
e che, dopo solo pochi giorni, venne ulteriormente ridotto a 2 soli
velivoli (il predetto MM.24318 e il nuovo MM.24324).
Ma il 18/08/1943 venne comunque concesso il mantenimento in esercizio
del solo MM.24318.
Il sopraggiungere dell’armistizio trovò l’aereo decentrato
sul campo di Villanova d’Albenga, in quanto ancora in data 06
e 08/09/1943 aveva effettuato prove su un bersaglio in mare.
Da segnalare che intanto la stessa S.Giorgio era riuscita a costruire
un nuovo traguardo di puntamento con reticolo di puntamento che ruotava
man mano che ci si avvicinava al bersaglio, il tutto integrato da uno
speciale telemetro avente la base uguale all’apertura alare.
Inoltre il gen. Ilari propose di dotare il velivolo di apparato radar
per la direzione del tiro.
Conseguentemente venne requisito dalle truppe tedesche, ed inglobato
dalla stessa Luftwaffe, rimanendo decentrato sul campo di Villanova.
Malgrado un lieve danneggiamento a seguito di un mitragliamento da parte
di caccia alleati, venne riparato e provato in volo in data 11/03/1944;
ed il successivo 07/04/1944 trasferito, da piloti tedeschi in Germania,
a Muhldorf, e poi, con destinazione finale, il reparto sperimentale
di Rechlin.
Ma durante il parcheggio sul primo aeroporto, utilizzato anche dai P.108C/T
tedeschi, venne distrutto a causa di un bombardamento alleato.
Si chiudeva così la vita di quello che avrebbe potuto essere
un notevole sistema d’arma.