| La Società Rinaldo
Piaggio aveva avuto, sotto la responsabilità dell’ing. Giovanni
Pegna, uno sviluppo nella progettazione di nuove formule costruttive,
che vennero maggiormente evidenziate dal suo successore: l’ing.
Giovanni Casiraghi.
La sua lunga permanenza all’estero, soprattutto negli Stati Uniti,
aveva fatto sì che avesse appreso sia nuove tecnologie costruttive
che nuove idee di progettazione.
Fu appunto sotto la ala che prese forma il Piaggio P.119, l’aereo
più originale progettato e realizzato in Italia nel periodo tra
il 40 ed il 43.
La sua costruzione era basata su una struttura interamente metallica con
la fusoliera a guscio in duralluminio, ala bilongherone con struttura
a cassone e piani di coda a sbalzo.
La caratteristica principale risiedeva però nel posizionamento
dell’unità motrice: al centro della fusoliera, subito dopo
il pilota, in modo da essere il più vicino possibile al baricentro
del velivolo stesso, soluzione questa già espressa nel coevo Bell
P-39 Airacobra.
Questo lasciava libero il posto di pilotaggio, posizionato alla sommità
anteriore della fusoliera con una visibilità eccezionale e dotato
di capottina ribaltabile lateralmente.
Inoltre l’assenza del motore nella parte anteriore permetteva di
realizzare un vano armamento (un cannone Maser da 20mm. e 4 mitragliatrici
Breda/SAFAT da 12,7mm.) veramente notevole per un aereo da caccia monoplano,
monorotore.
Naturalmente la posizione del motore risultava il maggiore problema per
la realizzazione.
Premesso che l’adozione progettuale del motore radiale Piaggio P.XXII,
dalla notevole potenza, aveva richiesto uno studio particolare per il
suo raffreddamento,. l’ing. Casiraghi progettò una soluzione
particolare, che prendeva l’avvio da una presa d’aria, strettamente
raccordata alla fusoliera in modo molto aerodinamico, posizionata nella
parte inferiore frontale; l’aria percorreva una specie di tunnel
interno che la portava direttamente a raffreddare i cilindri del motore,
e terminava poi in una via d’uscita anulare intorno alla fusoliera
stessa, chiusa da flabelli, appena dopo il bordo alare d’uscita.
Questa soluzione, tecnologicamente avanzata, purtroppo risultò
il maggiore problema dell’aereo stesso.
Già in fase di progettazione fu deciso di mutare il motore in un
più tranquillo Piaggio P.XV RC.62/27 a 18 cilindri a doppia stella
da 1.650hp., spingente un’elica tripala metallica Piaggio a passo
variabile in volo.
Già nel 03/39 la Piaggio sottopose al Ministero dell’Aeronautica
il progetto.
Malgrado questo risultasse all’avanguardia per quei tempi, occorse
oltre un anno perché si potesse avere una risposta e la sua autorizzazione
alla costruzione.
Pertanto la commessa venne assegnata in data 02/06/41 per l’importo
di £. 2.280.000.
Inoltre la costruzione risentì grandemente della situazione contingente
della Piaggio, pesantemente gravata da altre commesse ritenute essenziali.
La naturale conclusione fu che il prototipo, recante la MM.497, venne
completato solo alla fine del 42, recante come armamento solo 2 mitragliatrici.
Effettuò le prime prove a terra nel 11/42 ed il suo primo volo
in 19/12/42 con ai comandi il collaudatore Nicolò Lana sull’aeroporto
di Villanova d’Albenga.
Subito vennero evidenziati i problemi legati al raffreddamento del motore
che, obbligava a tenere sempre aperti, anche in volo, i flabelli di scarico.
La posizione di essi, come già detto, provocava una fastidiosa
influenza ed interferenza aerodinamica con il flusso dell’aria che
percorreva sia la fusoliera che il relativo raccordo alare, tale da rendere
l’assetto del velivolo in una posizione a cabrare.
Complessivamente i primi dati registrati risultarono positivi, e solo
con il passare del tempo si sarebbe potuto eliminare gli inconvenienti
registrati, compreso la sua messa a punto.
Vennero effettuati altri voli per ricercare una messa a punto migliore,
sino al volo effettuato il 02/08/43, con ai comandi lo stesso Lana, conclusosi
con un atterraggio che, per problemi ai freni, causava lievi danni all’elica
ed ad una estremità alare.
Danni molto limitati e riparabili in breve tempo.
Purtroppo l’incombente 08/09/43 portò la cancellazione dell’intero
progetto.
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