Con la rinascita, dopo la conclusione della guerra,
anche la Piaggio provvide ad elaborare nuove soluzioni nel campo aereo.
Grazie al suo responsabile dell’ufficio progettazioni, ing. Giovanni
Casiraghi, unitamente agli ingg. Alberto Foraboschi e Salvatore Bruno
Mori, venne ripreso un progetto degli anni'40, il P.143, basato su un
biposto da addestramento con posti in tandem, e rivisitato alla luce
della situazione attuale, in modo da trarne un velivolo parallelo da
offrire sul mercato, specialmente destinato all’A.M.I. per il
ruolo di addestratore di I° periodo.
Il progetto venne identificato con la sigla: P.148; ma più familiarmente,
date le sue dimensioni, ottenne il soprannome di “Piaggino”.
La costruzione era basata su una struttura interamente metallica, con:
una fusoliera di tipo monoscocca a sezione circolare con rivestimento
metallico rivettato, con posti di pilotaggio affiancati e disponibilità
di un 3° posto posteriore centrale; semiali connesse alla fusoliera
attraverso 2 punti di attacco, per una maggiore facilità di montaggio
e smontaggio, e rinforzate nei punti di attacco delle gambe del carrello,
che risultava fisso; timoni posteriori cruciformi.
Il motore era un Lycoming O-435-A, a 6 cilindri contrapposti raffreddati
ad aria, da 190hp. spingente un’elica bipala metallica Piaggio
P.1030D del diametro di 2,20mt..
La velocità massima risultava di 215km/h. al livello del mare,
e di 200Km/h. a 3.000mt..
Caratteristica particolare risultava la capottina in plexiglass, avente
una visibilità notevole, ma che richiese uno studio molto particolare,
tanto da rendersi necessario l’invio, nel 02/1953, di un esemplare
presso il R.A.E. di Boscombe Down, dove venne sottoposto nella galleria
del vento a prove dinamiche.
L’ing. Casiraghi iniziò la progettazione nel 08/1950 ed
il prototipo venne realizzato all’inizio del 1951, tanto da poter
effettuare il suo I° volo sul campo della ditta di Villanova d’Albenga
in data 01/02/1951.
Il 31/03/1951 lo stesso aereo (NC.119), ed immatricolato civilmente
I-DIDA, venne inviato a Guidonia per la presentazione ai militari.
Successivamente, nel 06/1951, venne inviato a Parigi per il Salone Aeronautico.
L’ottima impressione riportata dagli organi militari, portò
alla sua ordinazione per le Scuole di I° periodo, insieme al già
utilizzato Macchi M.416 (realizzazione su licenza del Fokker S.11),
che dal 12/1965 provvide a sostituire, avendone in comune lo stesso
motore.
Così nel 06/1952 venne emesso un ordine per 50 esemplari (NC.120-169),
che vennero immatricolati con le MM.53544-53593.
Un successivo ordine per 20 esemplari (NC.172-191) venne commissionato
alla ditta e i velivoli vennero immatricolati con le MM.53724-53743.
Dall’iniziale previsto utilizzo di addestratore, presso le Scuole
di Lecce, Latina, e Rieti, l’aereo venne anche inviato ai C.A.V.
(Centro Addestramento al Volo), alle Z.A.T. (Zona Aerea Territoriale),
per poi concludere ai Gruppi e Squadriglie con la funzione di collegamento.
Da segnalare che, nel contesto del piano di assistenza alla Somalia,
8 esemplari furono trasferiti alla locale forza aerea; mentre alcuni
esemplari vennero anche consegnati alla forza aerea dello Zaire.
Gli ultimi esemplari furono ritirati dal servizio nel 10/1980, ed il
sostituto fu il Siai SF.260AM.
Da questo aereo venne sviluppato un nuovo modello: il P.149; che trovò
il suo maggiore sviluppo presso la neoricostituita Luftwaffe tedesca.
Complessivamente vennero costruiti un centinaio di esemplari, compresi
quelli acquistati da privati esteri.
Attualmente si possono ancora vedere alcuni esemplari presso il Museo
Piaggio a Pontedera, la Scuola Specialisti di Capua, l’aeroporto
di Capodichino, il parco di Ditellandia a Castel Volturno, ed il Museo
aeronautico vicino a Rimini.