Presso la S.A.I. Ambrosini di Passignano sul Trasimeno,
l’ing. Sergio Stefanutti aveva sviluppato sia una serie di velivoli,
che era culminata con il SAI 207, che una tecnologia costruttiva con
l’utilizzo del legno, materiale non strategico.
La realizzazione del 207, seppur travagliata, aveva evidenziato una
scarsa manovrabilità, per cui si pensò di elaborare il
velivolo, lavorando su una nuova ala. L’ing. Stefanutti risultò
contrario alla variazione, ma lo stesso ing. Ambrosini, in accordo con
la DGCA, affidò lo studio e la realizzazione all’ing. Silva.
Inoltre la realizzazione del velivolo avvenne con differente tecnica
costruttiva.
Infatti fu abbandonato l’utilizzo dello spruce, ed utilizzato
una soluzione stratificata formata da listelli di robinia tagliata ed
incollata.
Inoltre in ogni semiala venne inglobato un cannone Maser da 20mm. con
200 colpi.
Il nuovo velivolo venne identificato come: 403 e chiamato Dardo.
La realizzazione di 2 esemplari avvenne con commessa del 10/1942.
Il I° esemplare venne realizzato nel 07/1943.
Data la situazione incombente sulla nazione e la confusione regnante
non risultano essere state assegnate Matricole Militari.
Il velivolo con la nuova ala, avente maggiore apertura e conseguente
superficie, si presentava subito più manovriero, ma l’ala
stessa fu fonte di vibrazioni alle alte velocità, tanto che,
durante un volo di prova, in una affondata si registrò la contemporanea
perdita delle semiali, con distacco dalla fusoliera.
Il collaudatore, com. Colombo, malgrado il tentativo di lanciarsi con
il paracadute, morì nell’incidente.
Le indagini condotte sulle semiali non portarono ad una conclusione,
cioè se la colpa dell’incidente era da attribuirsi alla
nuova ala oppure al nuovo tipo di materiale utilizzato.
Va ricordato che, in contemporanea, venne convertita un’ordinazione
di 300 esemplari di 207 (commessa del 29/03/1943 per £. 90.000.000)
nel nuovo 403, a cui vennero assegnate le MM.98778/99077.
Purtroppo il sopraggiungere dell’armistizio bloccò il tutto,
ed il II° esemplare venne requisito dai tedeschi.
Di lui non si ebbe più traccia, probabilmente demolito con altri
velivoli non interessanti per l’utilizzo da parte della Luftwaffe.
La foto allegata, gentilmente fornita dal sig. Giorgio
Apostolo, ritrae l’esemplare con le insegne tedesche ripreso sul
campo di raccolta di Vergiate.