L’ing. Marchetti aveva definito nel 1930 le nuove
idee guida circa gli aerei plurimotori terrestri , che avrebbero sostituito
gli idrovolanti nei cieli.
Dal Sm.71, progettato nel 1930 come aereo di linea, era stato estrapolato
un nuovo aereo da bombardamento pesante: il Sm.72.
Si trattava di un velivolo trimotore ad ala alta, realizzato con la
classica tecnica SIAI.
La fusoliera era realizzata in tubi d’acciaio saldati con un rivestimento
in parte realizzato con lamierino metallico ed in parte in tela; la
cabina di pilotaggio a posti affiancati risultava ampiamente finestrata
ed inglobata nell’ala sino al I° longherone; l’interno
era composto da un ampio spazio che poteva trasportare sino a 20 persone,
sotto il quale era stato ricavato il vano bombe, dotato di portelloni
con carenatura aerodinamica, atto a trasportare un carico bellico sino
a 1.000kg.; e completava, a prua, la cabina vetrata, posizionata sotto
il motore centrale, per il puntatore.
L’ala monoplana alta era realizzata in un unico pezzo a forte
allungamento, basata su 3 longheroni in legno con struttura interna
stagna e ricoperta in compensato telato.
La motorizzazione era affidata a 3 motori Alfa Romeo (licenza Bristol)
Pegasus II, stellari a 9 cilindri, da 550hp., con riduttore e compressore,
spingenti eliche bipale metalliche a passo variabile a terra.
I 2 motori laterali erano in gondole aderenti ai fianchi della fusoliera,
nelle quali erano contenuti i serbatoi carburante, che potevano essere
sganciati in volo.
Era stato previsto l’utilizzo di altri motori, quali i Piaggio
P.IX, per cui i relativi castelli motori risultavano smontabili e sostituibili.
L’armamento difensivo era basato su una torretta dorsale con 2
mitragliatrici, 1 torretta ventrale a mandibola con altre 2 armi, e
2 altre armi posizionate lateralmente in fusoliera.
Era stato previsto anche un cannone Madsen (oppure Oerlikon) da 20mm.
posizionato in caccia.
Il prototipo, definito con contratto N°1921 per un importo di £.
1.300.000 ed approvato con decreto N°542, venne immatricolato come
MM.219.
Il collaudo militare avvenne nel 12/1933.
Da segnalare che nel 31 il velivolo riportò 2 primati mondiali
sulla base di Montecelio: il 12/05/1933 con i piloti Di Mauro ed Olivari
quello di altezza (8.438mt.) con carico di 2.000kg.; il 15/06/1933 con
i piloti Tivegna e Corompai quello di altezza (6.272mt.) con carico
di 5.000kg..
Il velivolo non venne adottato dalla Regia, in quanto gli venne preferito
il Sm.81, anche se ancora in progettazione.
Comunque venne utilizzato quale aereo personale del capo del governo,
Benito Mussolini.
Nel 01/1935 venne utilizzato anche dal gen. Valle, capo di stato maggiore
dell’aeronautica, per una visita alle ns. colonie africane.
Il 15/02/1935 il Ministero dell’Aeronautica lo immatricolava civilmente
con la sigla: I-ABMO.
Nel 08/1935, con ai comandi il gen. Silvio Scarone, venne inviato quale
dono dell’Italia al capo del governo cinese, il gen. Chang Kai
Shek.
Il volo di oltre 15.000km. venne effettuato senza alcun inconveniente.
Da segnalare che l’aereo venne utilizzato nel 12/1936 per il salvataggio
dello stesso generale cinese, caduto nelle mani di altri generali ribelli.
Durante tale volo, il velivolo risultò pilotato dal cap. Cigerza.
Alla fine la stessa Cina emise un’ordinazione per 30 velivoli
(anche se risultano consegnati soli 6 esemplari), che vennero realizzati
in Italia, a Sesto Calende, e poi, smontati, vennero inviati via mare
sino a Nan Chang, ove presso la SINAW (società costituita da
ditte italiane) vennero assemblati.
Le differenze, rispetto al prototipo, erano l’adozione di eliche
quadripale, differente andamento dei finestrini laterali, e differente
carenatura delle ruote.
Circa il loro utilizzo da parte dell’aeronautica cinese non si
hanno notizie certe, comunque c’è da ritenere che siano
andati distrutti durante il bombardamento di tale aeroporto da parte
degli aerei giapponesi nell’inverno del 1937.