Per rispondere alla richiesta dell’argentina Corporacion Sud-Americana
de Trasportes Aereas, affiliata all’Ala Littoria, circa un aereo
per collegamenti locali, l’ing Alessandro Marchetti riprese il
già esistente Sm.75 e lo trasformò in idrovolante.
Strutturalmente permaneva la classica soluzione in tubi di acciaio saldati
con correntini di irrigidimento; rivestimento in pannelli di lega leggera
nella parte anteriore e sul ventre, mentre il resto era in tela verniciata
con il dorso in compensato.
I galleggianti con una struttura di tubi metallici e carenati, risultavano
collegati direttamente con la fusoliera.
La cabina di pilotaggio era composta da i posti affiancati per i piloti,
il posto per il marconista (sulla destra) e quello del motorista (sulla
sinistra).
I posti per i passeggeri erano da 20 a 24.
La motorizzazione prevista risultava per 3 Pratt & Whitney SG3G
TwinWasp da 1.050hp..
Causa la situazione dell’imminente stato di guerra, i velivoli
non vennero mai consegnati; e, contemporaneamente il non interesse da
parte dell’Ala Littoria, costrinse la D.G.C.A. ad assumere i 5
velivoli, ordinando il cambiamento della motorizzazione con l’adozione
dei Fiat A.80 RC.41 da 1.000hp.
Lo stesso gen. Pericolo il 11/06/40 ne sollecitò l’acquisizione.
Il 18/08 la stessa casa costruttrice affermò di aver già
completato la costruzione di 4 esemplari, suggerendo di utilizzare i
materiali destinati al 5 velivolo come parti di ricambio.
Pertanto si assegnarono le Matricole Militari dal 447 al 450.
Il primo esemplare, MM.447 e numero di costruzione 36001, venne collaudato
dal com. Passaleva e consegnato il 15/08 al Comando Servizi Aerei Speciali.
Il successivo 29/08 venne trasferito al Nucleo Comunicazioni Ala Littoria,
con la sigla I-IGOR.
Il 01/09 subì un incidente con un Macchi C.94 che ne ritardò
l’entrata in servizio.
Il 08/09 venne preso in carico dal Ministero dell’Aeronautica
e passato all’Ala Littoria.
Il 02/12 venne collaudato il 2° esemplare, MM.448 e n.c.36002, che
risultò il 05/02/41 pronto per il ritiro sull’idroscalo
di S.Anna a Sesto Calende.
Ricevette l’immatricolazione I-INNO.
Questi primi 2 velivoli furono subito impiegati sulla rotta Roma-Alghero-Barcellona.
Nella stessa data venne collaudato il 3° esemplare, MM.449 e n.c.
36003, ed il 11/10 venne immatricolato I-ILLA.
Il 4° esemplare, ed ultimo, venne collaudato il 25/10 ed immatricolato
I-IGEA.
Tutti i velivoli vennero impiegati sulle linee Roma-Cagliari-Roma e
Roma-Cagliari-Pollensa (Baleari).
Principalmente l’attività svolta si effettuò tra
Roma e la Sardegna sino all’inizio del 43, senza alcun scontro
con il nemico.
Il 20/05 I-INNO lasciò al mattino l’idroscalo di Roma con
a bordo 28 soldati per la Sardegna.
Durante l’ammaraggio nel golfo di Olbia venne attaccato da un
Bristol Beaufighter inglese che lo colpì diverse volte, pur tuttavia
riuscì a raggiungere l’ancoraggio di Golfo Aranci con 3
morti a bordo.
Qui furono constatati danni tali da richiedere riparazioni presso la
ditta costruttrice.
Per questo fu accantonato in attesa di decisioni.
L’arrivo dell’armistizio sorprese gli altri velivoli o presso
l’idroscalo di Roma oppure a Vigna di Valle.
La situazione di delineò così:
1°) I-INNO, riparato in qualche modo, il 01/10, con ai comandi i
comm. Francesco Martinelli e Fulvio Gerardi, lasciò la Sardegna
per ammarare a Marsala-Stagnone, da dove il 01/11 ripartì per
Brindisi, qui l’aereo venne consegnato alle forze cobelligeranti,
per poi essere demolito dopo poco tempo.
2°) I-IGEA venne trasferito dal com. Salminci il 20/10 da Roma-Lido
a Vigna di Valle ed il giorno seguente a Venezia.
3°) Dal 02/12 si avviarono anche i rimanenti a Venezia.
Da segnalare che il com. Salminci , durante un trasferimento da Vigna
di Valle, dovette fare scalo prima ad Orbetello, poi, non potendo ammarare
a Sesto Calende per la nebbia, arrivò sul Ticino a Pavia, da
dove il giorno seguente ripartì per Sesto Calende, e solo il
12/12 riuscì ad arrivare a Venezia.
Chiaramente i 3 velivoli vennero requisiti dai tedeschi che girarono
I-IGOR ed I-IGEA alla Lufthansa, dove furono immatricolati D-AKBE e
D-AJAB, mentre I-ILLA venne preso in carico dalla Luftwaffe e fu registrato
con le marche: AJ+IJ.
Essendo stati trasferiti sul suolo tedesco, purtroppo finirono la loro
vita nello sfacelo derivato dalla fine del Reich, senza lasciare testimonianza
alcuna.