L’oggetto di questa scheda trovò origine
nella passione per il volo a vela da parte di Ettore Cattaneo, studente
dell’Università di Pavia, che già nel 10/24 aveva
partecipato alla prima competizione riservata agli alianti sulla conca
di Asiago.
Dopo essersi laureato in odontoiatria, la passione del volo venne ulteriormente
incentivata da un episodio particolare: essendosi attivato per curare
in Italia una persona della famiglia Dittmar (notissimi costruttori
di alianti), venne ricompensato da questi con la licenza di costruzione,
per l’Italia, degli alianti tipo Condor.
Da qui nacque la Costruzioni Aeronautiche Taliedo di Ettore Cattaneo.
Con pochi uomini, vennero così alla luce prima, nel 37, il CAT.20
e poi, nel 38, il CAT.28, sia in versione monoposto che biposto.
Partendo dal modello originale tedesco, Cattaneo apportò varianti
e/o modifiche, coadiuvato in tale opera, dagli ingg. Sergio Del Proposto
ed Amilcare Porro (senza alcun vincolo da parte sia degli stessi che
delle società a cui appartenevano), dei contigui stabilimenti
della Caproni Taliedo.
Il CAT.28, nelle mani di celebri piloti (quali: Mantelli, Dexlex e lo
stesso Cattaneo) stabilì primati italiani e si impose sulla scena
degli alianti.
Nel 40 la C.A.T. venne ceduta all’industriale Cesare Gallieni,
che la potenziò con l’immissione di personale e mezzi,
legato anche dal contratto di revisione per i Ba.25 della Regia.
Ritornando alla situazione alianti in campo militare, il discorso risulta
analogo a quello del A.L.12P.
Si dovette attendere il 10/41, quando venne emesso il bando di concorso
da parte della D.G.C.A.: in funzione di quanto richiesto, l’ing.
Del Proposto progettò il TM.2 (Trasporto Militare).
Esso si presentava come un monoplano ad ala alta con struttura mista.
L’ala mono-longherone, con un unico montante di contro-ventatura
per semi-ala, risultò rivestita in compensato e tela; esistevano
inoltre sia superiormente che inferiormente diruttori con comando meccanico.
La stessa fusoliera era costruita da un guscio di legno, supportato
da travi che correvano sopra e sotto l’area di carico, a cui si
integravano alcune ordinate centrali in tubi di acciaio.
La cabina di pilotaggio, inizialmente monoposto ma in seguito prevista
come biposto, risultava sovra posizionata rispetto al piano di carico;
inoltre il tettuccio, realizzato in pannelli di plexiglass, poteva essere
sganciato per permettere l’eventuale lancio del pilota in volo.
Il carrello era parzialmente sollevabile ed eventualmente sganciabile
in volo, ed usufruiva di ammortizzatori oleopneumatici.
Il tutto veniva integrato da un pattino centrale in legno con rivestimento
in acciaio, e da un pattino di coda ammortizzato.
La parte più caratteristica era la fusoliera con il suo pianale
di carico.
Avendo trasferito il compito di supporto alla struttura, come evidenziato
in precedenza, si veniva così ad ottenere la disponibilità
delle pareti laterali, nelle quali vennero praticate 4 grandi aperture
che potevano essere a loro volta chiuse con paratie mobili.
Pertanto per le operazioni di carico e scarico si provvedeva alla rimozione
dei predetti pannelli, mentre, durante il volo, gli stessi partecipavano
alla struttura dell’aereo, aumentandone la rigidità.
In questo modo si poteva avere un piano di carico che permetteva di
alloggiare sino a 10 uomini completamente equipaggiati, oppure varie
soluzioni di carico relativamente agli armamenti (mortai, siluri, bombe
e cannoni).
La commessa del 01/42 prevedeva l’acquisizione di 2 esemplari,
a cui vennero poste le Matricole Militari 510 e 511, più un esemplare
per le prove statiche.
Il primo esemplare. MM.510, effettuò il suo primo volo il 22/02/43
nelle mani di Nello Raimondo sul campo di Milano-Linate.
Le operazioni di traino furono effettuate con un Cr.42 (MM.7563) proveniente
dal Centro Sperimentale di Guidonia.
Nello stesso giorno e nel successivo vennero svolte ripetute prove di
volo con ottimi risultati, che però si conclusero, e non per
colpa del velivolo, nell’incidente del 23/02, che portò
alla perdita del velivolo stesso e alla morte del pilota.
Da segnalare che già dal 42, al fine di poter disporre di un
maggiore numero di esemplari, la proprietà avevo preso accordi
con la Caproni per la costruzione del TM.2 presso la O.R.L.A. di Rieti.
Dopo l’incidente la C.A.T. subì l’incorporazione
da parte della Caproni.
Contemporaneamente venne completato anche il 2 esemplare, la MM.511.
L’avvento dell’armistizio bloccò tutto, e, per sconosciute
ed incredibili vie, l’esemplare riuscì a sopravvivere alla
guerra, tanto che entrò a far parte della dotazione del Museo
della Scienza e della Tecnica di Milano.
Un particolare riguarda la differente mimetica applicata sui 2 esemplari:
la MM.510 si presentò con la tradizionale mimetica monocromatica
verde che ricopriva anche le fiancate; la MM.511, invece, si presentò
con una mimetica chiara delle fiancate che riprendeva quella delle parti
inferiori.