globalnin

Bluehost coupon code india

godaddy discount coupon india

Pizzahut buy one get one

Home / Realizzati dai Soci / Diorama / TIGER I – winter camo

TIGER I – winter camo

Brevi cenni storici

Il Panzer VI Tiger I (abbreviazione di Panzerkampfwagen VI Tiger I, numero di identificazione dell’esercito Sd.Kfz. 181) fu uno dei più famosi carri armati pesanti prodotti dalla Germania durante la seconda guerra mondiale. Sviluppato nel 1942 in risposta ai mezzi corazzati messi in campo dall’Unione Sovietica (T34/76 e KV-1), fu il primo carro armato della Wehrmacht a montare un cannone da 88 mm derivato dal famosissimo cannone da contraerea Flack 88.

Venne dispiegato a partire dal 1942 sia sul fronte Nord africano sia sul fronte europeo.

All’epoca il Tiger I era il carro armato più potentemente corazzato e meglio armato del mondo e fin dalla sua prima comparsa sui campi di battaglia, si dimostrò da subito un carro formidabile.

L’armamento principale era costituito dal cannone anticarro 8,8 cm KwK 36 L/56 da 88 mm (lungo 56 calibri) che, installato in torretta e protetto da una pesante scudatura d’acciaio spessa 110 mm, era in grado di perforare qualunque carro statunitense o britannico a più di 1.500 m di distanza.

Nella torretta era installata anche una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm coassiale al cannone che veniva azionata dal puntatore mediante un pedale, mentre un’altra arma dello stesso tipo era posizionata nella parete anteriore destra dello scafo. 

Le sospensioni erano a barra di torsione e per diminuire la pressione sul terreno del carro, furono adottati cingoli larghi 725 mm, che potevano essere sostituiti da cingoli più stretti da 520 mm per il trasporto su ferrovia o per marce verso il fronte.

Il suo potente motore Maybach HL230P45 da 12 cilindri a V 60° a benzina richiedeva una costante manutenzione e soprattutto una gran quantità di carburante (il serbatoio da 540 litri era sufficiente per soli 195 km su strada, molto meno in condizioni di terreno accidentato)..

La trasmissione, idraulica, permetteva l’inserimento di 8 marce avanti e di 4 indietro e nonostante il peso elevato di ben 57 tonnellate, il Tiger possedeva una buona mobilità, che era però compromessa dalla non elevata affidabilità meccanica e dalla grande difficoltà di recupero dei carri danneggiati o in avaria.

Inoltre Il Tiger I si rivelò costoso da costruire e ne vennero realizzati solo 1.347, a partire dal mese di agosto del 1942 fino alla fine del mese di agosto del 1944, quando la produzione fu gradualmente dismessa a favore del nuovo Tiger II.

Le nuove caratteristiche del Tiger ed il basso numero di carri prodotti, resero impensabile la sostituzione dei Panzer III e IV che equipaggiavano le divisioni corazzate: il Tiger rappresentava una categoria di carri di nuova concezione per la quale dovevano essere elaborati nuovi criteri di impiego.

Venne deciso quindi di istituire nuove unità autonome a livello di battaglione, gli Schwere Panzerabteilung (s.Pz.Abt) (tradotto letteralmente ” reparto carri pesanti “).

In un primo momento si ritenne che il battaglione, oltre ai Tiger, dovesse comprendere anche carri di supporto, in grado di proteggerlo ai fianchi e dalle minacce costituite dalla fanteria nemica e dalle postazioni difensive: per svolgere tale funzione venne scelto il Panzer III Ausf. L, armato con un cannone da 50 mm e il Panzer III Ausf. N con un cannone da 75 mm corto.

Le prime unità costituite furono lo Schwere Panzerabteilung 501 che venne impiegato in Tunisia, e lo Schwere Panzerabteilung 502 che venne inviato, nel 1942 sul Fronte Orientale nel settore di Leningrado.

I rapporti, inviati direttamente a Heinz Guderian, all’epoca Inspekteur der Panzertruppen, dimostravano che il Tiger era un mezzo di combattimento dalle ottime potenzialità ma che necessitava di particolari manutenzioni e di un attento studio della fase offensiva per evitare di esporre il carro a rischi inutili, provenienti soprattutto da fanti o cannoni controcarro mimetizzati. Guderian modificò la struttura dello Schwere Panzerabteilung che a partire dal marzo 1943, risultò così composta solamente da carri Tiger.

  • Compagnia comando (Stabskompanie), con 3 Tiger I e con carri esploranti, da ricognizione, del genio e antiaerei

  • 3 compagnie carri (schwere Panzerkompanie), con 14 Tiger I ciascuna. Ogni compagnia comprendeva tre plotoni di 4 carri ciascuno, più 2 Tiger I per il comandante e il vice-comandante di compagnia.

  • Compagnia officina (Werkstatt Kompanie)

  • Compagnia rifornimenti (Versorgung Kompanie)

Il battaglione aveva così una forza totale di 45 carri.

Oltre agli Abteilung su tre compagnie, vennero formati anche un certo numero di singole compagnie assegnati ai reggimenti corazzati di divisioni di élite. Ad esempio, nel corso della Battaglia di Kursk del luglio 1943, vennero costituite una Schwere Panzerkompanie per le divisioni Grossdeutschland” della Wehrmacht e Leibstandarte, Das Reich” e Totenkopf delle Waffen-SS.

Alla fine tutti i 1.347 esemplari prodotti in tutto il conflitto, furono impiegati principalmente negli Schwere Anzerabteilung numerati dal 501 al 511 e per la Wehrmacht e gli Schwere SS-Panzerabteilung numerati dal 101 al 104 per le Waffen-SS..

Il Tiger I era soggetto, come detto precedentemente, a determinati tipi di guasti, principalmente ai cingoli e al treno di rotolamento, ed aveva inoltre lo svantaggio di avere un’enorme consumo di carburante il che ne impediva (specialmente durante le ultime fasi del conflitto) un agile ed efficace dispiegamento sui vari fronti.

Anche se dal punto di vista tecnico era superiore alla maggior parte degli altri carri, il basso numero mezzi prodotti e il considerevole fabbisogno di carburante, in un contesto di risorse sempre più ridotte, impedirono al Tiger I di avere un reale impatto sulla guerra.

In ogni caso la sua presenza sul campo di battaglia creava timori negli avversari e venne sempre fortemente temuto su tutti i fronti nei quali operò.

Oggi solo una manciata di Tiger I sopravvivono in musei e mostre in tutto il mondo. Il Tiger 131 del Bovington Tank Museum è attualmente l’unico restaurato all’ordine di marcia.

CARATTERISTICHE

Nome Panzer VI – Tiger I 
Tipo Carro armato pesante
Equipaggio n.5 (capocarro, cannoniere, servente, pilota e marconista)
Costruttore Henschel & Sohn
Esemplari prodotti 1.347
Lunghezza con cannone fuori: 8,45 msolo scafo: 6,31 m
Larghezza 3,71 m
Altezza 3,00 m
Peso 57 Tonnellate
Serbatoio: 540 Litri di benzina – autonomia ~ 195 km su strada
Armamento primario un cannone 8,8 cm KwK 36 L/56 da 88 mm
Armamento secondario una mitragliatrice MG 34 coassiale da 7,92 mm e un’altra nello scafo

Il Modello

E’ una referenza Tamiya in scala 1/35 (n°35227 del 1998), modello leggermente vetusto , ma sufficientemente dettagliato e di ottima fattura, come classico per i modelli di questa famosissima casa produttrice.

Il modello rappresenta un Tiger I “Initial Production” operante sul fronte africano nel 1942 all’interno della Schwere Panzerabteilung 501 che venne impiegata in Tunisia.

Le principali modifiche apportate sono state :

Assenza dei filtri dell’aria posti posteriormente al modello, utilizzati solo sui Tiger operanti nel deserto

Sostituzione dei cingoli in vinile con dei cingoli più realistici della Friulmodel (ATL-25)

Sostituzione dei parafanghi laterali in plastica con degli auto costruiti in lamierino di ottone

Sostituzione del copri tubo di scarico posteriore con un auto costruito in lamierino di ottone

Parafanghi anteriori sostituiti con parafanghi realizzati in plasticard

Tali modifiche sono occorse al fine di dare un maggiore realismo al modello e adattarlo ad un Tiger Early operante sul fronte russo durante l’inverno del 1943.

Colorazione

L’obbiettivo era quello di realizzare un mezzo con mimetica invernale, fortemente usurata e che desse l’impressione di aver avuto una vita operativa intensa.

Base Panzer Grey

Per prima cosa al fine di dare un fondo grigio al modello (tipico dei carri di quel periodo), ho applicato una mano ad aerografo di “grigio medio” della Model Master sul quale una volta asciutto ho passato una successiva mano di satinato della Tamiya (50% Glossy + 50% Flat)

Base mimetica invernale

Ho dato quindi un’abbondante mano di bianco opaco (XF-2 Tamiya) ed atteso che asciugasse per almeno 24 ore, per essere sicuro

Prima fase di usura della mimetica invernale

A questo punto ho incominciato a realizzare i primi segni di usura.

Mediante l’impiego di una paglietta da cucina (quella normalmente usata da mia moglie per pulire le pentole) e del Thinner Tamiya (X-20A), che mi è servito per ammorbidire lo strato di vernice bianca, ho incominciato a picchiettare il modello per eliminare, in punti specifici, lo strato di vernice bianca, facendo così affiorare il colore grigio che avevo dato precedentemente.

Questa tecnica è stata utilizzata principalmente sul cannone da 88mm

Successivamente, sempre con ancora il colore bianco ammorbidito dal suo Thinner, ho incominciato mediante l’impiego di diversi pennelli a setola dura a creare veri e propri punti in cui la mimetica desse l’impressione di essersi fortemente consumata a causa dell’operatività del mezzo

Ultimata questa fase ho aspettato nuovamente altre 24 ore prima di passare alla fase successiva

Il numero operativo “4” è stato realizzato al computer e stampato con una stampante laser su apposita carta per decal, il tutto è stato nuovamente sigillato con una mano di satinato

Seconda fase di usura della mimetica invernale

Al fine di spezzare la monocromia del bianco ho applicato delle puntinature di diversi colori ad olio, successivamente tirate con un pennello piatto leggermente inumidito con l’acquaragia e corrette dove vi erano degli eccessi di colore con del cotton fioc.

Tutto il processo descritto è stato utilizzato sull’intero modello.

I figurini

Sono della Dragon e sono stati leggermente modificati nelle loro pose con del filo di ferro e l’impiego del Magic Sculp.

Dipinti con colori acrili della Vallejo, cercando di dare il più possibile un senso di profondità al figurino

Il Diorama

L’ambientazione del diorama è quella dell’inverno russo, dove la neve, fa da padrona.

Ho voluto rappresentare un Tiger in movimento su una strada innevata e già percorsa da altri mezzi, l’effetto è quello di un mezzo che pesantemente procede lasciando dietro di se una marcata traccia del suo passaggio.

Intorno a se il candore della neve fresca, da dove affiora una vegetazione principalmente composta da arbusti immersi nel freddo dell’inverno.

La base è stata realizzata con del normalissimo Das, sul quale è stata incollata la vegetazione , composta principalmente da arbusti (realizzati con filo di ferro, stuccato e verniciato), e alberi quasi schelettrici ottenuti da radici di ortaggi del mio orticello casalingo, lasciati seccare al sole.

La neve

La sfida principale è stata senza dubbio quella di creare una neve realistica e sufficientemente credibile dal punto di vista estetico.

Dopo essermi documentato sulle varie tecniche e sui vari materiali normalmente utilizzati per la creazione di questo particolare effetto ho deciso di provare a sperimentare un effetto tutto mio, che fosse un mix di quanto avevo letto.

Per la neve fresca ho utilizzato :

Farina di riso mischiata a sale fino tritato nel frullatore (tipo zucchero a velo)

Lacca per capelli

Per prima cosa ho spruzzato su una parte ben delimitata e non estesa della lacca per capelli, successivamente, mediante l’impiego di un colino a trama fine, ho cosparso in quel punto specifico un mix di 2 cucchiai di farina di riso e 1 di sale tritato finissimo, cercando di farlo cadere, quasi fosse una nevicata naturale.

Poi ho passato nuovamente una mano di lacca per fissarne la superficie.

Ho notato, una volta asciugata la lacca, che nei punti dove era stata data ad una distanza di circa 10 cm, il manto nevoso si presentava quasi soffice, dando l’impressione di essere neve fresca appena caduta.

Al contrario nei punti dove era stata data la lacca ad una distanza molto ravvicinata circa 5 cm, il manto nevoso si presentava più compatto e dava l’impressione, di un effetto, di neve leggermente più ghiacciata.

La presenza di sale nel mix utilizzato è servito unicamente a creare un piccolo effetto di cristalli di luce, tipico riflesso creato dalla neve sotto il sole (poco apprezzabile dalle foto).

Più complessa è stata invece la realizzazione della neve nei punti dove vi era stato un passaggio di mezzi e dove in quel momento stava transitando anche il mio Tiger.

In questo caso ho utilizzato sempre della farina di riso, ma questa volta diluita a diverse densità, con della normalissima acqua del rubinetto.

L’effetto risultante è stato quello di creare delle fessurazioni casuali (crepe) della neve, simulando così a mio dire, una neve stanca e ghiacciata che sotto il peso dei mezzi, compreso il mio Tiger I, si spaccava.

In questo caso non sono stati utilizzati i cristalli di sale, ma l’intera superficie ha ricevuto delle leggerissime mani di colori ad olio (giallo e marrone), estremamente diluite, per dare un effetto di neve calpestata e consumata, dal passaggio dei vari mezzi.

Lo schema cromatico del diorama si compone principalmente di 5 elementi

1) Neve fresca che fa da contorno alla scena principale, all’interno della quale sono inseriti gli elementi di vegetazione (colore bianco candido).

2) Neve calpestata principalmente sulla zona centrale del diorama, dove si muove il mio Tiger (Colore bianco spento e leggermente marroncino), che delimita il senso di marcia del mezzo e con marcati segni delle tracce lasciate dai cingoli sulla neve..

3) Tiger in mimetica invernale fortemente usurata, che crea un contrasto molto evidente con il resto della scena, dando così la possibilità al mezzo di emergere cromaticamente da tutto quel bianco che lo circonda.

4) Una piccola isola creata da due barili arrugginiti e coperti di neve, aventi lo scopo unicamente di creare un riempimento del diorama ed un’ulteriore punto di rottura con il predominante bianco della neve.

5) Cornice esterna del diorama, completamente nera, al fine di racchiudere e delimitare la scena, creando così un contrasto cromatico.

Foto finali del modello

About Gianluca Cazzaniga

Check Also

APD 102 Rednour – Pacifico centrale estate 1945

Un APD – acronimo per “Auxiliary Personnel Destroyer” era un cacciatorpediniere trasformato in trasporto truppe. …

P-1011 Brave Border

L’originale Le motovedette veloci classe “BRAVE” erano l’ultimo tipo di una classe di motovedette costruite …

“Deep sea trawlers” (Pescherecci a strascico in acque profonde) Master Hand

Erano tipiche imbarcazioni inglesi costruite a cavallo dell’ ’800-’900, erano molto robuste ed adatte alle …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *