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Un museo privato: “WW2 Land Warfare Museum”

Un museo Privato

Tutti noi modellisti ci siamo infilati in un museo per ammirare, osservare, valutare, scrutare i nostri soggetti preferiti così come sono nella realtà.

In effetti, se vogliamo realizzare un modello il più possibile aderente all’originale, altro non possiamo fare che documentarci e l’ottimo è l’avere sottomano tale soggetto vero.

I musei, però, non sono mai (o quasi mai) “sotto casa”.

Negli anni, quasi a tempo perso visto che le mie preferenze vanno ai mezzi navali, ma non solo di tanto in tanto apro una scatola di montaggio di un mezzo militare.

Essendo partito da ragazzino con le buste degli aerei dell’Airfix”, da lì scelto da sempre di adottare una unica scala per tutto = 1:72.

Pertanto, gli aerei, i mezzi militari, gli edifici, le navi, i personaggi sono tutti nella stessa scala.

Avendo accumulato parecchi modelli di mezzi militari ho dovuto risolvere il problema di poterli conservare ed esporre in modo ordinato e non semplicemente tenuti in cassetti e così mi è spuntata l’idea di metterli tutti (quelli “decenti”, almeno) in un museo.

Un museo tutto mio.

Ho fatto ricerche sul WEB per trovare ispirazione sulla architettura di un palazzo neo-rinascimentale e ho inventato l’edificio di sana pianta.

Sono partito da un elemento modulare che rappresenta una parete con un finestrone che poi ho raddoppiato con lo stesso elemento modificato per avere una parete simile ma non identica.

Le dimensioni sono generose, il finestrone è molto grande, pensando alla possibilità di osservare il contenuto dall’esterno.

Così facendo ho ottenuto due masters (moduli-parete) da clonare in resina.

Ho successivamente deciso le dimensioni dell’edificio.

Le pareti sono rispettivamente da 5 e 7 moduli e risultano in una pianta da 50 x 70 cm circa.

Ora, è da osservare che i moduli presentano su tutti i lati un labbro di circa 2 mm di spessore.

Mi sono procurato dei profilati in PVC da 10 x 10 a cui ho praticato una scanalatura da 2,5 mm su due lati opposti, così da permettere l’inserimento dei labbri dei moduli all’interno delle stesse.

In pratica ho realizzato delle cornici scanalate.

Ho quindi tagliato le barre di PVC in spezzoni di varie misure per avere sia la cornice di base, sia i “pilastri” tra una parete e la successiva.

Ho preparato una robusta base sulla quale ho avvitato la cornice inferiore e su questa un piano di plastica che in funzione di pavimento interno.

Naturalmente con la resina ho stampato un acconcio numero di moduli-parete.

Ne servono 48 per due piani, ma considerati gli scarti di stampo ed eventuali errori di costruzione, ne ho stampati parecchi di più.

Nell’immagine successiva si vedono i componenti per le pareti del piano terra, compreso il modulo modificato appositamente per realizzare l’ingresso.

Per prima prova ho montato la facciata corta che contiene l’ingresso (sul d’avanti c’è una scalinata con in gradini rigorosamente in 1:72)

Come si può notare, i due moduli (uno con sovra-finestra cuspidato e l’altro con sovra-finestra arrotondato) sono sempre alternati. Tra un modulo e l’altro c’è il pilastro e nella immagine manca ancora la cornice superiore che racchiude la parete per completarla ed irrigidirla.

Procedendo in questo modo ho messo insieme le quattro pareti, meno i pilastri d’angolo.

I pilastri d’angolo, come nella realtà, sono fondamentali per la staticità della struttura ed io li ho realizzati con il solito profilato in PVC (da 12 x 12 mm) senza scanalature di sorta.

I pilastri sono avvitati alle pareti con viti infilate in orizzontale.

Per aumentare la rigidità dell’insieme, ho fissato delle squadrette in alluminio (realizzate a mano) sui quattro angoli.

Mi sono accorto, però che le pareti incorniciate con il solo PVC non erano sufficientemente rigide e tendevano a spanciare. Così ho aggiunto un profilato a “L” in alluminio da 15 x15 mm sul coronamento superiore.

Un piano da 50 x 70 tende a flettersi al centro e per ovviare a questo problema ho deciso di simulare la tromba delle scale in posizione centrale alla sala, così da avere un pilastro di sostegno. (non volevo colonne all’interno: una inutile complicazione).

Una volta assemblato il tutto, ho ottenuto il piano terreno, con tanto di ingresso.

A questo punto sono passato al piano superiore, sostanzialmente ripetendo quanto fatto per il piano terreno, realizzando, però un piano auto-portante nella previsione di dover accadere in qualsiasi momento la piano terreno senza distruggere quanto fatto.

Così ho messo delle spine di riferimento sulle colonne d’angolo per l’assiemaggio dei due piani senza viti.

Nella foto precedente si nota l’inizio della bussola per creare la zona di ingresso (con tanto di biglietteria).

Un museo che si rispetti deve godere di una adeguata illuminazione. E il mio non poteva essere da meno.

Mi sono così procurato delle strisce di LED (si comprano a metri) che ho sistemato con l’identica disposizione dei corridoi di passaggio per il pubblico.

Tali strisce (autoadesive) sono inserite in profilati a “U” in alluminio a loro volta fissati al soffitto con rivetti.

Il passaggio per il pubblico è costituito da corridoi disposti ad “H” e la simulazione della passatoia di calpestio è fatta con un nastro adesivo telato

A questo punto si è affacciato il problema di come fissare i modelli all’interno in modo agevole lasciando la possibilità di poter intervenire a posteriori.

La soluzione è stata quella di predisporre delle pedane mobili che si possono agevolmente sollevare.

Tali pedane sono tenute in posizione da semplici spine metalliche.

Ogni pedana sostiene un numero limitato di modelli e si possono mettere e togliere con facilità permettendo la manutenzione o la sostituzione dei modelli stessi operando all’esterno del museo.

La prova dell’illuminazione si è rivelata particolarmente riuscita.

L’ingresso una volta completo è una nota spiritosa che completa il piano terreno.

Finalmente sono arrivato al tetto.

Per poter sfruttare al meglio l’edificio invece di un tetto a spiovente (come sarebbe logico per un edificio neo-classico) ho optato per un terrazzo così da sistemare un maggior numero di modelli.

Dopo tanto costruire, è arrivato il momento del colore.

Un buon aerografo ha dato il suo contributo per l’operazione che ha portato ad avere un edificio completo ed accattivante, sobrio quel tanto da non distrarre l’attenzione dell’osservatore a quanto contenuto all’interno.

Il soggetto non è infatti l’edificio, ma i modelli contenuti all’interno.

La fase finale del lavoro è stata quella di allestire l’esposizione con i vari modelli.

Piano terreno (mezzi cingolati)

Piano primo (mezzi ruotati o cingolati leggeri)

Le bandiere hanno attenuato la monotonia delle pareti bianche.

Terrazzo: mezzi vari leggeri ed artiglieria

La particolarità di questo museo è che, all’occorrenza, può venire “esploso” mediante sollevamento dei ripiani, (interponendo delle colonnine provvisorie) così da rendere più agevole l’osservazione del contenuto, per esempio in occasione di mostre.

Il museo contiene, al momento, 152 modelli diversi, alcuni dei quali autocostruiti, altri di difficile reperimento.

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